Zahi Hawass, l’ultimo “Faraone”: un film racconta la star dell’archeologia mondiale

Il nuovo documentario "The Man with the Hat" di Jeff Roth ci porta dietro la leggenda. Un viaggio inedito tra le origini nel Delta del Nilo e i "tesori intimi" di una vita: non mummie e sarcofagi, ma il rapporto autentico con la sua gente

Se l’archeologia fosse Hollywood, Zahi Hawass sarebbe allo stesso tempo lo studio boss, il regista visionario e la star da locandina che garantisce di sbancare al box office. Nessuno come lui ha saputo trasformare la polvere del deserto in un evento mediatico globale, elevando la scoperta scientifica a spettacolo di prima serata. Nella sua lunga carriera, il “Faraone” ha aperto le porte delle piramidi e i cancelli della Sfinge a chiunque conti qualcosa sul pianeta: dai più potenti Capi di Stato alle popstar internazionali, fino ai giganti del cinema. Tra questi, inevitabilmente, c’è George Lucas. E se è vero che il regista americano ha creato l’iconografia immortale di Indiana Jones, Hawass ama ricordare che mentre il fedora di Harrison Ford è un ottimo oggetto di scena, il suo cappello è l’unico ad essere stato veramente testimone della storia, impolverato dalla sabbia vera delle tombe dei Re. Zahi non interpreta l’archeologo; Zahi è l’archetipo che il cinema cerca disperatamente di copiare. Ma oltre il personaggio pubblico, oltre le luci della ribalta e le polemiche, chi è l’uomo? È questa la domanda al centro di The Man with the Hat, il nuovo documentario diretto da Jeff Roth, fresco vincitore al Newport Beach Festival e attualmente in distribuzione nelle maggiori piattaforme USA (AppleTV, Netflix, Amazon Prime, Google Play, Fandango).

Dal Delta del Nilo al cuore della gente. Il successo di Hawass

La vera intuizione di Roth, ciò che distingue questo lavoro dai tanti speciali televisivi, è l’accesso totale. Per la prima volta, il regista spalanca le porte dei luoghi sacri personali di Hawass, solitamente off-limits. Ci porta nel villaggio natale sul Delta del Nilo, entra nella sua casa, viola l’intimità del suo studio leggendario. Un paradosso affascinante attraversa la pellicola: per la prima volta vediamo i “tesori intimi” dell’uomo che ha passato la vita a svelare i tesori degli altri. E la scoperta più preziosa non è fatta d’oro o lapislazzuli. Il documentario mette a fuoco la vita quotidiana di Hawass e, soprattutto, la chimica straordinaria che ha con le persone comuni. Il rapporto con i bambini che lo guardano come un eroe, il dialogo costante con gli studenti, l’interazione con la sua gente: è questa la vera eredità che emerge.

Il film ci mostra come la narrazione di Hawass sia l’ingrediente segreto. Il suo rapporto con le pietre ha subito un’evoluzione drammaturgica: da bambino erano oggetti inerti; con lo studio hanno iniziato a “parlare”; oggi sono vive. Ma è nel trasmettere questa vita agli altri che risiede la magia: Hawass ci permette di guardare l’antico con gli occhi di quel bambino del villaggio che sognava sotto le stelle. 

Il film “The Man with the Hat" dedicato a Zahi Hawass
Il film “The Man with the Hat” dedicato a Zahi Hawass

Le origini, il padre e i nemici di Hawass

Tornare alle origini significa anche incontrare i fantasmi del passato. Emerge la figura fondamentale del padre, l’uomo che spinse il giovane Zahi a non fermarsi al destino di contadino, a studiare, a esplorare il mondo e, soprattutto, a coltivare il valore assoluto dell’onestà. Ma ogni grande sceneggiatura ha bisogno di un conflitto. Roth non nasconde le ombre: Hawass si racconta come un guerriero costretto a difendersi. Parla apertamente della sofferenza causata dall’invidia nel suo stesso Paese, dove il successo altrui è spesso visto con sospetto. Smontando sistematicamente le accuse ricevute durante i suoi anni ai vertici delle istituzioni egiziane, il film ci restituisce un Zahi combattivo. È il custode che ha rotto lo storico monopolio coloniale dell’egittologia europea, rivendicando con forza il diritto di un egiziano di essere il primo, vero guardiano dei propri tesori.

La geopolitica della cultura: il richiamo del GEM

Il terzo atto tocca un nervo scoperto della politica culturale contemporanea: la restitution. Non si tratta di una posa recente: da diversi anni Hawass ha lanciato potenti campagne di sensibilizzazione per la restituzione degli artefatti sottratti. La sua battaglia per il rientro di icone come il busto di Nefertiti da Berlino, la Stele di Rosetta da Londra e lo Zodiaco di Dendera da Parigi non è più una voce nel deserto; oggi, queste campagne sono sostenute ufficialmente anche dall’UNESCO.

La narrazione si allarga a un respiro istituzionale. Emblematica è la scena dell’obelisco “orfano” a Luxor, che guarda a distanza il suo gemello a Place de la Concorde. Il messaggio diventa universale durante la cerimonia inaugurale del maestoso GEM – Grand Egyptian Museum, dove le autorità egiziane hanno lanciato un segnale al mondo. In un video evocativo, gli obelischi sparsi per il globo . da New York a Londra, passando per Parigi e Roma (che ne detiene il numero più alto al mondo) – si “connettono” virtualmente per tornare a casa. Non una polemica contro la Città Eterna, dove i monoliti sono ormai storia da due millenni, ma una visione simbolica potente: l’Egitto chiama, e la sua eredità risponde.

Il film “The Man with the Hat" dedicato a Zahi Hawass
Il film “The Man with the Hat” dedicato a Zahi Hawass

Oltre l’Archeologo: L’Opera Lirica e il Romanzo

A dimostrazione che il “brand Hawass” è ormai una piattaforma creativa multidisciplinare, Zahi non smette di reinventarsi. Ha invaso il campo della narrativa con il romanzo Cheope: il mistero della camera segreta, ma il progetto più ambizioso è l’Opera Lirica. Hawass ha appena terminato di scrivere un’opera intitolata “Tutankhamon”. La prima assoluta verrà presentata al Cairo il prossimo 4 febbraio. È una produzione strutturata che vede la collaborazione di eccellenze italiane: libretto di Francesco Santocono e musiche di Lino Zimbone. Qui, la rigidezza storica si fonde con il pathos del melodramma. Mentre sono in corso le trattative per portare The Man with the Hat sugli schermi italiani, il nostro Paese si prepara a rendergli omaggio. Il prossimo ottobre, a Napoli, Zahi Hawass riceverà il premio “Presidio Culturale Internazionale” durante l’evento annuale SEMI di Cultura Italiae. Che lo si ami o lo si critichi, Zahi Hawass ha capito una verità fondamentale: senza una grande storia, anche il tesoro più prezioso è solo un oggetto. E lui è il più grande storyteller che l’Egitto abbia mai prodotto.

Gian Marco Sandri

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