Su Netflix arriva un film che racconta il difficile rapporto tra educatori e adolescenti
Dal romanzo di Max Porter al cinema di Tim Mielants, su Netflix arriva “Steve”, un film che racconta la comunicazione e la fragilità con protagonista Cillian Murphy
Dopo l’anteprima al Toronto Film Festival, Steve di Tim Mielants arriva su Netflix dal 3 ottobre. Con Cillian Murphy protagonista, il film tratto da Shy di Max Porter (edito in Italia da Sellerio) si colloca a metà Anni Novanta e racconta le 24 ore decisive nella vita di un preside e dei suoi studenti. Da un lato, la battaglia per salvare l’integrità del suo istituto di recupero e la lotta contro i propri demoni interiori; dall’altro, il percorso di Shy, adolescente inquieto sospeso tra violenza e desiderio di rinascita. Un intreccio che mette a nudo la fragilità di chi educa e di chi deve ancora scoprire chi è.
Cillian Murphy nei panni di un educatore in “Steve”
Murphy affronta il ruolo di Steve con una sensibilità che attinge direttamente alla sua biografia: figlio di insegnanti, conosce dall’interno il peso della vocazione educativa. “Queste persone sono sottopagate, sottovalutate, eppure fanno il lavoro più importante: proteggono i ragazzi che faticano davvero”, ha dichiarato l’attore. Il suo personaggio non è un eroe senza macchia, ma un uomo in bilico, che alterna autorità e vulnerabilità, incarnando la complessità quotidiana di chi lavora a stretto contatto con il disagio giovanile. Il film, in questo senso, diventa anche un omaggio alle figure educative che operano nell’ombra: insegnanti, assistenti, operatori sociali che, pur logorati da un sistema in crisi, continuano a rappresentare un baluardo di resistenza e di cura.
“Steve”. Un cast corale e di grande intesa
Accanto a Murphy, Tracey Ullman porta in scena Amanda, personaggio che esprime una forza materna e al tempo stesso fragile. Ullman e Murphy hanno raccontato di aver trovato, senza lunghe prove, un’intesa fatta di sguardi e silenzi, al punto che l’attrice ha definito il collega “una Rolls Royce”. Nel cast spicca anche Simbi Ajikawo nel ruolo di Shola, giovane insegnante determinata e appassionata: una presenza che non rimane in secondo piano, ma diventa punto di riferimento per colleghi e studenti. Il cuore pulsante del film è però affidato a Jay Lycurgo, interprete di Shy. Per restituire autenticità al personaggio, Mielants ha condotto un casting radicale: 3500 ragazzi provinati, workshop improvvisati, settimane di osservazione nelle scuole.
L’estetica Anni ’90 e il cinema come cura
Mielants ha dichiarato di ispirarsi al Dogma 95 e al cinema degli Anni ’90, costruendo una lingua visiva che evolve durante il film: da macchina da presa incerta, quasi spaesata, a osservatrice discreta, capace di posarsi con amore sui personaggi. La colonna sonora è parte integrante di questa estetica: jungle, drum’n’bass e orchestrazioni delicate che rispecchiano la tensione tra caos e fragilità interiore. Non a caso, Ajikawo ha scritto per Shy una canzone originale, pensata come una lettera musicale al suo dolore.
“Steve” non è solo il ritratto di un’epoca
Alla fine, ciò che resta non è solo il ritratto nostalgico di un’epoca, ma la capacità del film di aprire uno spazio di ascolto. Tracey Ullman ricorda ai ragazzi che “non rimarrà tutto così com’è”, mentre Lycurgo consegna a Shy – e agli spettatori – un messaggio di resistenza: “Datti tempo. Non ti lasceremo annegare. La vita è una lunga maratona”. Steve è dunque un’opera che intreccia urgenza sociale ed estetica, restituendo dignità alla vulnerabilità come spazio possibile di connessione. Un film che non offre soluzioni facili, ma invita a guardarsi e a cercarsi, anche quando sembra impossibile.
Margherita Bordino
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