Finale a sorpresa. Un tuffo in un bizzarro mondo cinematografico

Uno dei film più amati alla 78esima Mostra del Cinema di Venezia. Una storia che accompagna gli spettatori nel dietro le quinte del cinema, nella preparazione di un film che sulla carta deve essere un capolavoro. Cruz, Banderas e Martinez protagonisti strepitosi.

Finale a sorpresa
Finale a sorpresa

Il film per cui Penelope Cruz avrebbe meritato la Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia del 2021. Il premio l’ha avuto per Madres Paralelas di Pedro Almodovar, eppure è per la sua interpretazione in Official Competition, nei cinema italiani dal 21 aprile con il titolo di Finale a sorpresa, che avrebbe dovuto riceverlo. Il film, distribuito da Lucky Red, ha un super cast. Accanto alla Cruz ci sono Antonio Banderas e Oscar Martinez, a dir poco incredibili. Cosa succede in Finale a sorpresa? Si ride, ci resta a bocca aperta, ci si incavola, si resta attoniti. È un grande e intelligente sberleffo al mondo del cinema e forse sarà per questo che chi appartiene a questa industria non è rimasto indifferente davanti al film.

IL FILM FINALE A SORPRESA: UN PRODUTTORE IN CERCA DI SUCCESSO, LA REGISTA E I DUE DIVI

La storia è molto semplice. C’è un imprenditore miliardario che vuole produrre un film per fare accrescere la sua notorietà. Sceglie un romanzo di cui non ha mai aperto pagina e lo affida alla visione di una famosa regista nome Lola CuevasA lei il compito più arduo, tirarne fuori un capolavoro cinematografico. Per il suo film, la riccia ed eccentrica regista sceglie due attori di estrema fama, Félix Rivero, divo di Hollywood dall’estremo fascino e dalla moltitudine di premi ottenuti, e Iván Torres, attore teatrale di grande talento ed eleganza, legato ad cinema meno commerciale e più indipendente. Insomma, Lola sceglie i migliori ma provenienti da due mondi totalmente opposti dello starsystem. Da qui non è difficile intuire l’inevitabile competizione che viene fuori. Una competizione accecante, ridicola, a tratti grossolana e a tratti aggraziata. Una competizione che porterà, come suggerisce il titolo italiano, ad un finale con grande sorpresa.

FINALE A SOPRESA, UNA PELLICOLA META-CINETOGRAFICA

Sono tanti i film meta-cinematografici, che raccontano il dietro le quinte, che parlano di cinema. Eppure Finale a sorpresa è un unicum di ironia. Qui non si guarda la tecnica, di per sé sopraffina, ma si cede alla grande intelligenza della parola unita a una interpretazione serva e devota della stessa. Lola, Félix e Iván sono tre teste calde. Tre diversi personaggi e personalità che hanno tratti molto generali e universali nell’industria cinematografica. Rappresentano delle singolarità che si muovono in un progetto comune ma che ogni tanto dimenticano ciò. Ognuno in competizione con se stesso e con l’altro. Un edificio enorme ospita le prove e i movimenti dei tre personaggi. Uno spazio che permette una incredibile e affascinante alternanza di campi lunghi e primissimi piani. Alla fotografia c’è Arnau Valls Colomer, capace di esaltare l’arte cinematografica, fatta tanto di luoghi quanto di volti e restituendo una realtà immaginaria e immaginifica. La regia è invece firmata dai cineasti argentini, Mariano Cohn e Gastón Duprat, qui perfettamente maestri di duelli. Duelli fatti di sguardi, battute, movimenti scontrosi e ruffiani.

FINALE A SORPRESA, UN FILM DI TALENTI

Da un po’ di tempo volevamo fare un film con Penélope Cruz e Antonio Banderas. Alla fine”, racconta Mariano Cohn. “Ci siamo incontrati a Londra per scambiarci delle idee e abbiamo condiviso con loro il seme di ciò che sarebbe diventato lasse portante di Competencia oficial. Ci serviva un terzo protagonista e abbiamo chiamato Oscar Martínez, che aveva già partecipato a un nostro film, El ciudadano ilustre, e il cui lavoro piaceva molto a Penélope e Antonio. Mediapro Studio ha dimostrato da subito grande impegno nella realizzazione di Competencia oficial. E aggiunge Gastón Duprat: “Ci sono molti esempi cinematografici che mostrano come si fa un film, i problemi di produzione e le difficoltà che comporta la realizzazione di un progetto. Ma la cosa più unica in un film è quello che gli attori riescono a suscitare: farci piangere, farci ridere, generare emozioni. Il film indaga questa relazione complessa e straordinaria, solitamente nascosta alla vista del grande pubblico. Lopera rivela come questi tre talenti della recitazione riescano a emozionare gli spettatori, trattando allo stesso tempo temi quali il processo di creazione artistica, la competenza professionale, lego e il bisogno di prestigio e riconoscimento”.

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival, rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità, è giornalista pubblicista e content creator. Coordina il video magazine di Cinecittà, collabora tra gli altri con le Rivista 8 1/2 e Mediterraneo e dintorni, ed è autrice del programma tv Luce Social Club (Sky Arte).