Leonora Addio, l’unico film italiano in Concorso alla Berlinale è di Paolo Taviani

L’unico film italiano in competizione alle Berlinale 2022 è il nuovo film di Paolo Taviani che unisce due episodi: la rocambolesca morte di Pirandello e l’ultima novella de lui scritta. Niente umorismo, grande dolore

Leonora addio di Paolo Taviani - foto di Umberto Montiroli
Leonora addio di Paolo Taviani - foto di Umberto Montiroli

Prima reazione alla visione di Leonora addio? Che gran bella idea di regia, che gran bel film! Un film da fare vedere a tutti e in particolare ai giovani che vogliono diventare registi o sceneggiatori. Paolo Taviani a 90 anni realizza il suo secondo film senza il fratello Vittorio portando avanti un loro sogno rimasto nel cassetto. “Quando abbiamo finito di girare Caos da uno dei racconti di Pirandello, avevamo avuto come idea con Vittorio di raccontare il fatto assurdo che c’è dietro il funerale perché affascinati da una storia che sembrava scritta da lui stesso”, racconta il regista. “Il produttore ci disse che avevamo speso tutto e che non si poteva fare, quindi abbiamo rimandato. Ultimamente invece mettendo a posto le carte ho trovato questo progetto e non volevo più rinunciarvi. É una storia pirandelliana proprio per il dolore in essa, anche se a differenza degli altri suoi racconti, che chiudono nel grottesco, qui si finisce con questo diverso sentimento”. Leonora Addio arriva nelle sale italiane dal 17 febbraio con 01Distribution ed è il film italiano in Concorso alla Berlinale 2022.

In esclusiva per noi, ecco le foto inedite del film Leonora Addio.

LE DISPOSIZIONE DI PIRANDELLO

Luigi Pirandello muore a Roma il 10 dicembre 1936 e nel suo testamento lascia precise disposizioni: “Sia lasciata passare in silenzio la mia morte. Agli amici, ai nemici preghiera non che di parlarne sui giornali, ma di non farne pur cenno. Né annunzi né partecipazioni. Morto, non mi si vesta. Mi s’avvolga, nudo, in un lenzuolo. E niente fiori sul letto e nessun cero acceso. Carro d’infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno m’accompagni, né parenti, né amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta. Bruciatemi. E il mio corpo appena arso, sia lasciato disperdere; perché niente, neppure la cenere, vorrei avanzasse di me. Ma se questo non si può fare sia l’urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti, dove nacqui”. Come è noto e come vedremo nella prima parte del film, le cose non andranno propriamente secondo il volere dello scrittore.

I DUE EPISODI DEL FILM

Leonora addio, unico film italiano in competizione alla Berlinale, è costituito da due episodi. Il primo in bianco e nero, il secondo a colori. Il primo ricostruisce l’assurda vicenda delle ceneri di Pirandello già narrata da molti, incluso il grande Andrea Camilleri. Il secondo è ispirato al racconto Il chiodo (novella pubblicata nel 1936). Leonora Addio non è un film su Pirandello. È un film sull’assurdo, sul grottesco, costruito attraverso la storia, le storie del padre dell’assurdo. Una rocambolesca avventura che segue le ceneri di Pirandello da Roma ad Agrigento mostrando uno spaccato sociale e politico dell’Italia del dopoguerra per poi mettere in scena l’ultimo racconto dello scrittore in cui il giovane Bastianeddu, strappato in Sicilia dalle braccia della madre e costretto a seguire il padre al di là dell’oceano, è spinto a un gesto insensato che neanche lui riesce a spiegare ma che cela in se una profonda ferita. Tutta l’attenzione di questa novella e poi costruzione cinematografica si concentra sull’interiorità dei personaggi.

LA NOVELLA CHE NON FA RIDERE

Lo spunto per Pirandello arrivava da un fatto di cronaca: l’omicidio compiuto da un ragazzo di Harlem, un quartiere di New York prevalentemente abitato da afroamericani. Ne Il chiodo non viene detto però che lui fosse nero, né che lo fossero gli altri protagonisti, anzi la vittima ha i capelli rossi. Pirandello cambia i connotati dell’avvenimento e li fa suoi. L’autore fa i conti con se stesso, lasciando perdere le solite riflessioni sull’umorismo che gli hanno dato fama mondiale. In questa novella non sono esaltati i paradossi e le assurdità. Qui si cercano le motivazioni dell’esistere nell’umanità. La novella, proprio come la seconda parte
di Leonora addio, commuove, fa riflettere, lancia un allarme contro l’insensatezza della vita forse cercando anche di creare turbamento nel grande pubblico.

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival, rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità, è giornalista pubblicista e content creator. Coordina il video magazine di Cinecittà, collabora tra gli altri con le Rivista 8 1/2 e Mediterraneo e dintorni, ed è autrice del programma tv Luce Social Club (Sky Arte).