No time to die: Daniel Craig è un romantico James Bond. Al cinema

L’ultimo James Bond interpretato da Daniel Craig è sentimentale. Meno violento, pieno di azione ma con una grande nuova e ultima possibilità di scoprire l’amore. No time to die è un film che chiude un arco narrativo perfetto per una grande saga cinematografica arrivata al 25esimo capitolo.

No time to die, 007
No time to die, 007

Romantico, tenero, poco macho. È così che si presenta James Bond in No time to die, il nuovo capitolo della saga dedicata a 007 dal 30 settembre nelle sale italiane con Universal Pictures. Dopo tanta, tantissima attesa l’ultimo capitolo con protagonista Daniel Craig fa il suo debutto sul grande schermo mostrando l’agente più famoso al mondo che ha lasciato il servizio attivo e si gode una vita tranquilla in Giamaica. La sua quiete è però interrotta quando il suo vecchio amico della CIA Felix Leiter ricompare chiedendogli aiuto. Una missione apparentemente semplice, liberare uno scienziato dai suoi sequestratori, che si rivela molto più rischiosa del previsto, portando Bond sulle tracce di un misterioso criminale armato di una nuova, pericolosa e definitiva tecnologia. Tanta azione, sparatorie e corse contro il tempo in perfettamente simbiosi e sincronia con un grande sentimentalismo del racconto che propone Bond nella veste di innamorato e padre.

No time to die, 007
No time to die, 007

PERFETTO ARCO NARRATIVO

Al principio, i film di James Bond erano avventure separate e collegate tra loro da personaggi buoni o cattivi. Con l’arrivo di Daniel Craig la produzione ha fatto una nuova scelta, seguire un unico grande arco narrativo. Quantum Of Solace (2008) si è svolto subito dopo Casino Royale (2006), che aveva tracciato l’inizio della carriera di Bond come agente doppio 0. Skyfall (2012) si è inserito nella serie per rivelare aspetti importanti della gioventù di Bond. Ora No Time To Die, il 25esimo film della serie, inizia all’indomani di Spectre (2015), che si è concluso con Bond (Craig) e Madeleine Swann (Léa Seydoux) che si allontanano a bordo dell’Aston Martin DB5. No Time To Die inizia proprio con i due personaggi in macchina in Italia, nel pieno del loro amore e della tranquillità, in viaggio verso Matera. Una serenità destinata inevitabilmente a terminare e in pochissimo tempo. Da qui 163 minuti di grande storia e di intrattenimento. No Time To Die non delude le aspettative, continua a mantenere alta l’attenzione verso il racconto e non tradisce i temi più cari negli ultimi film quali i segreti, il tradimento, la fiducia e l’amore.

No time to die, 007
No time to die, 007

UN JAMES BOND PIÙ VULNERABILE

Dopo la sofferenza per la perdita di Vesper Lynd (Eva Green) in Casino Royale, il rapporto altalenante di Bond con M e la MI6, e il dolore inflitto dalle rivelazioni impartite da Blofeld (Christoph Waltz), Bond si è preso un altro rischio, abbassando la guardia con Madeleine e dandosi un’altra possibilità di amare. “In ogni film di Bond ci sono dei pericoli”, dice Fukunaga, primo regista americano alla guida di uno 007. “Il protagonista si ritrova sempre a dover affrontare la cosa più spaventosa che si possa immaginare. E la partecipazione attiva di Daniel ha dato un valore aggiunto al personaggio. Ci sono complicazioni e danneggiamenti, ma anche la sua vulnerabilità che è stata insabbiata dal primo dei suoi film, quando Vesper Lynd muore. Il suo processo decisionale è fondamentale e mostra la sua ingegnosità così come i suoi difetti. Penso che la sua sia una storia davvero interessante”.

No time to die, 007
No time to die, 007

L’ULTIMA VOLTA DI DANIEL CRAIG

No time to die è un capitolo importantissimo della saga. È il punto di arrivo di un nuovo 007. È il momento dei saluti di Daniel Craig che torna per la quinta volta nei panni di James Bond. La fine di un percorso, dell’era contemporanea e moderna di un personaggio amatissimo. Il successo del Bond interpretato da Daniel Craig riguarda il suo non essere un uomo infallibile. Un uomo che non si pone come eroe e che vive tante occasioni in cui imparare e mettersi in gioco. Un agente che vive vittorie e fallimenti. Il James Bond di Daniel Craig è stato il più solitario e taciturno che ci sia mai stato. “Sono sempre stato molto soddisfatto del modo in cui si sono sviluppati i film di 007 a cui ho preso parte”, racconta Craig. “Sono incentrati sulle relazioni, e su come queste lo hanno influenzato e gli hanno cambiato la vita. Che si tratti del villain o delle persone con cui lavora, questo film ha approfondito questo aspetto. E i temi più importanti sono l’amore e la fiducia”. Per quanto riguarda il lato sensibile del personaggio dell’amore che si concede in due diversi momenti, aggiunge: “Vesper è stata un grande amore, e la sua tragica fine ha fatto sì che non si fidasse più di nessuno. Ora è stanco, perché la maggior parte delle persone con cui ha avuto una relazione, muoiono. Quindi tende a chiudersi, ma in questo film penso che abbia un’altra possibilità“. Questa seconda e ultima possibilità per Bond corrisponde a Léa Seydoux che veste i panni di Madeleine Swann, psicologa intelligente e capace, una presenza importante nella sua vita. “Alla fine di Spectre, Madeleine è felice insieme a Bond e si presume che i due abbiano un’unione solida”, dice la Seydoux. “Ma scopriremo che invece hanno problemi da risolvere, e penso che No Time To Die rivelerà molto della loro intimità, in un certo senso“. Ricorderemo quindi l’ultimo James Bond di Daniel Craig come un uomo passionale e combattivo, innamorato e meno avventato, pronto ad uccidere per salvare gli altri e in questo caso chi finalmente sente famiglia. Un finale pazzesco. Il compimento di un vero arco narrativo.

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.