Dal mito della caverna a Snowpiercer. La serie tv ispirata al cinema di Bong-Joon-Ho

Una nuova era glaciale sconvolto l’umanità. Che ne sarà del futuro? Chi riuscirà a salvarsi? Snowpiercer- la serie deriva dal film di Bong Joon-Ho e prima ancora dall’omonimo fumetto del 1982. In realtà altro non è che la teoria di Platone in forma visiva e di intrattenimento.

Snowpiercer
Snowpiercer

Ha debuttato su Netflix la serie tv ispirata al film del premio Oscar Bong Joon-Ho, a sua volta era ispirato al fumetto di Jean-Marc Rochette e Jacques Lob. Snowpiercer è una riflessione apocalittica e filosofica che riguarda la natura dell’uomo e le sorti dell’umanità. Una storia ambientata in un treno in movimento e divisa tra ordine perfetto ma finto e caos completo. Allo spettatore la scelta: da che parte stare? La storia racconta di un futuro distopico in cui la Terra è stata decimata da una nuova era glaciale. Gli alcuni sopravvissuti vivono in una micro società inconsueta all’interno di un treno che si sposta in continuazione, alimentato da una sorta di motore perpetuo e perenne. Per precisione, Snowpiercer la serie non è una produzione originale Netflix che ne ha solo i diritti internazionali e la rilascia settimanalmente il giorno dopo la messa in onda USA.

DAL FILM ALLA SERIE TV

Nel 2013 debuttava sugli schermi delle sale cinematografiche il film di Bong Joon-Ho, presentato in anteprima nazionale alla Festa del Cinema di Roma. Snowpiercer è da subito stato un “film dei record”: il film più costoso mai prodotto in Corea. Anche se Snowpiercer è un film dal movente e dal cast del tutto internazionale. Quando è apparso nel 2013 ha subito suscitato una grande attenzione. Un film gamer, con una comunità divista, distrutta. Diviso per differenze sociali, per colori e per temperature. Al freddo i poveracci, al caldo i benestanti. Un film che dal primo momento diventa adrenalinico e non lascia cadere mai la tensione fino ai titoli di coda. Snowpiercer il film rappresenta il raro caso di un’opera d’autore che ha grandi ambizioni commerciali, una riuscita epocale se non perfetta. È uno di quei pochissimi (pochissimi) esempi in cui il cinema di fantascienza diventa anche grande momento di intrattenimento e di qualità, fino alla profonda riflessione filosofica. La serie tv Snowpiercer mantiene un buon livello sia drammaturgico sia politico ma non riesce affatto a competere con il film. Sarà forse per la lunga e complicata gestazione? Nel 2015 Tomorrow Studios annuncia di aver acquisito i diritti per realizzare la serie, l’anno successivo il canale cable TNT ordina il progetto, prodotto dal regista del film e sceneggiato da Josh Friedman. Scott Derrickson viene chiamato a dirigere l’episodio pilota e nel frattempo arriviamo al 2017. Nel gennaio 2018 TNT è tutto pronto per andare sul set ma dopo poche settimane Friedman lascia il progetto per divergenze creative. Graeme Menson viene chiamato come nuovo showrunner ma si scontra da subito con il regista Derrickson e molla il progetto. Questo per dire che passando di mano in mano Snowpiercer la serie ha perso quella lucidità che la contraddistingueva, pur restando un grande prodotto del nostro tempo.

SOLO UN FUTURO DISPOTICO?

Il primo episodio di Snowpiercer è costruito come un buon vecchio pilot. È un vero compitino ben svolto. Tuttavia mantiene bene l’idea dello scontro tra utopia e distopia che ha radici ancor più lontane, oltre il fumetto e oltre il film. Snowpiercer ci proietta nell’anno 2027. L’uomo e la Terra sono vittime del riscaldamento globale che sta mandando in crisi l’economia mondiale e sta rendendo impossibile la sopravvivenza. Gli scienziati studiano così una drastica soluzione ma qualcosa va storto. Viene inaugurata una nuova era glaciale e l’umanità, i superstiti, sono costretti a cercare una nuova via di fuga. Il magnate Wilford, mentre tutti gli altri provano a salvarsi decide di costruire una nuova arca di Noé, un treno lungo ben 1001 vagoni in grado di ospitare la vita e traghettarla verso un futuro più luminoso. La salvezza però, come ogni cosa al mondo, non è gratis. Per salire sul treno serve sborsare una cifra folle che solo i più ricchi possono permettersi. Nasce così lo Snowpiercer, il treno della salvezza, dove nei vagoni di testa la vita scorre nel lusso mentre in coda le persone sono costrette ad uno stato di povertà estrema.

PRIMA C’ERA PLATONE

Snowpiercer colpisce subito per la sua struttura e per la sua metafora, come fosse un adattamento del Mito della Caverna sostenuto da Platone. Il filosofo immagina gli uomini chiusi in una caverna, incatenati per gambe e collo, quindi impossibilitati a volgere lo sguardo indietro, dove arde un fuoco. Tra la luce del fuoco e gli uomini incatenati vi è una strada rialzata, sopra questa alcuni uomini si affaccendano nella vita di tutti i giorni. Gli uomini incatenati non possono conoscere la vera esistenza degli uomini sulla strada poiché ne percepiscono solo l’ombra proiettata dal fuoco sulla parete di fronte. Se un uomo incatenato potesse finalmente liberarsi dalle catene potrebbe volgere lo sguardo e vedere finalmente il fuoco, venendo così a conoscenza dell’esistenza degli uomini sopra il muricciolo di cui prima intendeva solo le ombre. L’uomo liberato, verrebbe abbagliato dalla luce, la visione delle cose sotto la luce lo spiazzerebbe e avrebbe il dovere di mettere al corrente i compagni incatenati, i quali riderebbero di lui senza credergli. E quest’uomo, ormai liberato, non potrebbe tornare indietro e concepire il mondo come prima, limitandosi quindi alla sola comprensione delle ombre. In questa semplice visione di Platone è contenuta tutta la storia di Snowpiercer, che sia fumetto, film o serie tv. Snowpiercer la serie è composta da 10 episodi e il cast comprende il premio Oscar Jennifer Connelly, Daveed Diggs, Alison Wright, Mickey Sumner, Katie McGuinness, Susan Park, Lena Hall, Annalise Basso, Sam Otto, Sheila Vand, Roberto Urbina e Sasha Frolova. Tra i produttori c’è anche il regista Bong Joon-Ho.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.