Iñárritu, Agnes Varda, Jarmush e le critiche per Alain Delon. Al via il Festival di Cannes

Dal 14 al 25 maggio si svolge la 32esima edizione del Festival di Cannes. Polemiche tra la stampa, tra le associazioni e tanta voglia da parte della giuria di guardare da vicino lo stato dei film che saranno in sala nei prossimi mesi. Si inizia con uno zombie movie.

Tilda Swinton stars as
Tilda Swinton stars as "Zelda Winston" in writer/director Jim Jarmusch's THE DEAD DON'T DIE, a Focus Features release. Credit : Frederick Elmes / Focus Features © 2019 Image Eleven Productions, Inc.

Il Festival de Cannes 2019 inizia portando con sé una scia polemica già sentita e vissuta nella precedente edizione: proiezioni stampa calendarizzate malissimo e che penalizzano il lavoro di tanti. Mentre la stampa sbuffa, anche qualcun altro storce il naso per la Palma d’Oro alla carriera ad Alain Delon. L’associazione americana Women and Hollywood chiede l’annullamento di questo riconoscimento accusando l’attore ottantatreenne di essere “razzista, omofobico e misogino”, per via di alcune dichiarazioni rilasciate dallo stesso qualche tempo fa. La petizione online ha raccolto quasi 18.000 firme. Note critiche a parte, che si faranno sentire per tutta la kermesse, la 32esima edizione del Festival di Cannes è sulla carta autorevole e autoriale.  Xavier Dolan, Marco Bellocchio, i fratelli Dardenne, Terence Malick solo per citare alcuni dei grandi nomi del parterre. Anche se la grande attesa riguarda quel genio cinematografico di nome Quentin Tarantino e il suo C’era una volta a Hollywood. Per il regista americano il Festival di Cannes è un luogo importantissimo: il prossimo 21 maggio festeggerà, infatti, i 25 anni dalla presentazione mondiale di Pulp Fiction.

LO STATO DEL CINEMA SI MISURA QUI

Alejandro G. Iñárritu è il primo messicano a ricoprire il prestigioso ruolo di presidente di giuria del concorso del Festival di Cannes, accanto a lui quattro uomini e quattro donne che hanno avuto l’onere e l’onore di dare il via alla 32esima edizione prima del tappeto rosso del film di Jim Jarmush, I morti non muoiono, che dà inizio alla vera competizione. “Non ho niente contro chi sceglie di guardare un film sull’Iphone, ma quando si tratta di vedere, e non di guardare, solo il cinema, solo l’esperienza collettiva, ha senso. Riflettiamo però su quanti dei film che passeranno quest’anno a Cannes verranno mai proiettati in sala. Pochi, in Messico, pochissimi. Netflix sta facendo un gran lavoro nella diffusione di opere che altrimenti resterebbero appannaggio di pochi”, ha affermato Iñárritu in conferenza stampa. Lui è qui non tanto per giudicare i film dei suoi colleghi quanto per vedere quale è la condizione del cinema mondiale e verso che direzione andrà nel prossimo anno. E Iñárritu ha ragione, è qui sulla Croisette di Cannes, che si misura “la sorte” cinematografica dell’anno.

AGNES VARDA, INDIMENTICABILE

All’inizio della cerimonia d’apertura è stato reso omaggio ad Agnès Varda con un video. La regista francese scomparsa a marzo, la cui immagine giovane nel film di debutto è il simbolo di questa 72esima edizione, manca moltissimo al mondo del cinema e in particolare a quello francese che in un modo o in un altro la vedeva protagonista spessissimo in questo festival. Agnès Varda appare lì, sul visual del festival, in piena ripresa, appollaiata su una scala dietro a un tecnico, in una perfetta illustrazione di “passione, audacia, malizia”, come ​​ha spiegato il Festival di Cannes in una nota. In sala c’erano il figlio Mathieu Demy e Rosalie Varda con il ministro della Cultura francese Franck Riester. Un omaggio fatto di immagini, parole e musica con al centro del palco del Grand Théâtre Lumière al Palais del Festivals di Cannes la sedia di Agnès Varda, quella da regista che sin troppo spesso abbiamo visto in sue foto o video. Sul palco per lei anche la cantante belga Angèle ha intonato Sans toi al pianoforte, originariamente interpretato da Corinne Marchand e composto da Michel Legrand per la colonna sonora del film Cléo de 5 à 7, diretto da Agnès Varda nel 1962.

LO ZOMBIE MOVIE DI JARMUSH

Nella piccola e sonnacchiosa cittadina di Centerville, dove la luna non tramonta mai al di sotto dell’orizzonte, le ore di luce sono diventate imprevedibili e gli animali iniziano a comportarsi in maniera bizzarra. Nessuno sa dare spiegazioni, le notizie che arrivano dai media sono inquietanti e gli scienziati sono preoccupati. Alcuni temono in un attacco di animali selvaggi, nessuno immagina che i morti sono usciti dalle loro tombe pronti a risucchiare i viventi. Prima il documentario, poi il western, ora è la volta dello zombie movie? Secondo Jim Jarmush si, ed è anche da ridere! Provate a immaginare cosa succederebbe se The Walking Dead incontrasse Kill Bill e si aggiungesse a questi una nota di satira sociale e attuale. Il risultato sarebbe ed è I morti non muoiono mai (in originale The Dead Don’t Die). Questo non è solo il titolo di una canzone ma non è un vero e proprio tormentone musicale di tutto il film. Bill Murray e Tilda Swinton confermano il loro essere patrimonio cinematografico. Due immensi talenti al servizio di tutte le sfumature del cinema e con una performance sempre impeccabile. Accanto a loro Chloë Sevigny, Steve Buscemi, Danny Glover, Selena Gomez, Iggy Pop e tanti altri. Cannes 32 con questo film d’apertura si fa perdonare qualche malcontento iniziale. I morti non muoiono restituisce un po’ di modernità a questo festival.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.