Le “Notti magiche” del cinema italiano e di Paolo Virzì

Film di chiusura della 13esima Festa del Cinema di Roma. Virzì torna sul grande schermo con un film italiano che racconta il sogno del cinema diviso tra nostalgia ed entusiasmo. Cosa direbbero ora Federico (Fellini), Ettore (Scola) o Mario (Monicelli) del nostro cinema?

Immagine del film
Immagine del film "Notti magiche"

Notti magiche, quelle dell’estate ’90 in cui l’Italia veniva eliminata dai mondiali e la vita di tre ragazzi cambiava per sempre. Le notti magiche del cinema italiano che diceva addio a un periodo splendente e si apriva a un futuro incerto. Paolo Virzì dopo il suo esordio americano avvenuto con Ella&John (presentato alle 74esima Mostra del Cinema di Venezia) torna a dirigere un film italiano, in tutto e per tutto. Notti magiche altro non è che un film omaggio al cinema conosciuto dal regista nel momento in cui si avviava verso questo mestiere e questa arte. Un film che vive di tre macro dimensioni: il calcio, il cinema, il delitto. Un po’ come fossero le tre caratteristiche del nostro Paese. La sceneggiatura del film è scritta a sei mani. Al regista si affiancano quelle di Francesca Archibugi e Francesco Piccolo. Notti magiche arriva nelle sale cinematografiche dall’8 novembre distribuito da 01Distribution.

ALLA CORTE DEL GRANDE CINEMA

Hanno scritto la loro storia. Vogliono fare il cinema. Sono i tre finalisti del Premio Solinas (un premio a cui lo stesso Virzì deve molto). Due ragazzi e una ragazza diversissimi per provenienza, per estrazione sociale, per linguaggio e modo di fare. Sono accomunati dal sogno del grande cinema, un sogno in cui “cascano” per qualche giorno. Queste saranno per loro Notti magiche. “Sono anni che riempio quadernetti di appunti, ricordi, invenzioni, ritrattini, immaginando una folla di personaggi per un ipotetico film sul mito del cinema così come lo avevo vissuto quando ero sbarcato a Roma da ragazzo” scrive nelle note di regia Paolo Virzì. “Non sapevo ancora cosa sarebbe diventato tutto quel materiale, ma è sembrato subito naturale affidare il punto di vista a tre aspiranti sceneggiatori finalisti di un premio, diversi tra loro e provenienti da mondi lontani, ma affratellati e rivali in nome dalla comune passione cinephile declinata da ciascuno in modo proprio”.Ecco quindi Antonino, messinese ampolloso dal ferreo rigore accademico ma disposto a lasciarsi ammaliare fino a corrompersi; Luciano, dai quartieri operai di Piombino, orfano vitale, famelico e sfacciato; Eugenia, solitaria rampolla negletta di un’austera famiglia del potere romano, che raccatta gli altri due nella sua mansarda. Il cuore del film è nel fervore incredulo di questi tre ammessi con benevolenza alla corte di certi leggendari autori della stagione dorata, qualcuno ancora seducente e inarrivabile, qualcun altro stanco o disperato, circondati dal sottobosco di ammiratori, emuli e scrocconi.“Nell’accompagnarli nella giostra di lusinghe ed insidie, promesse e raggiri, alla scoperta di quel mondo glorioso e miserabile, sublime e triviale, mentre la devozione si trasforma man mano in sgomento, in burla irriverente, in cocente disillusione. Il tutto in uno scenario affollato come un racconto balzacchiano, come in una commedia all’italiana come in un album di vignette a colori disegnato da Scola, da Scarpelli, da Fellini, da Zavattini”.

A PAROLE E A COLORI

Il film Notti magiche propone un mondo comico, tragico, buffo e ironico. Un mondo reale misto di finzione o di elementi che potrebbero essere tali. È un film molto scritto. Le parole sono fondamentali. Sono alla base di ciò che vogliono fare i tre giovani protagonisti (Mauro Lamantia, Giovanni Toscano e Irene Vetere) ma sono anche quello che resta dei ricordi di Virzì, Archibugi e Piccolo. Notti magiche ha un ritmo frenetico, con tanti suoni e tante sfumature. È un film che il regista avrebbe saputo rendere benissimo in un fumetto (forse anche meglio!). È suo il disegno usato per la locandina di Notti magiche. “Forse sarebbe stato più comodo disegnarlo”, dice il regista. “Avrei potuto mettere in scena tutti quei mostri sacri che intravediamo. Sarebbe stato difficile far parlare davvero Monicelli o Scola”.Notti magiche è un film bello a metà, che merita di essere visto per il grande omaggio che fa al nostro cinema, quello che manca a tanti, quello fatto forse con un po’ più di semplicità.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.