L’ultimo spettacolo di Robert Wilson va in scena a Roma al MAXXI
Affiora dall’oscurità, sulle note del commovente Stabat Mater di Arvo Pärt, la Pietà Rondanini di Michelangelo, protagonista di Mother, ultima opera del maestro statunitense, con cui il museo gli rende omaggio a pochi mesi dalla scomparsa e inaugura un format dedicato alle arti performative
Sembra scolpita dalla luce e dalla musica la Pietà Rondanini nella visione di Robert Wilson, grande regista e artista statunitense, tra le figure più influenti dell’arte scenica e visiva contemporanea. Nato in Texas nel 1941, Wilson è scomparso a luglio del 2025, all’età di 83 anni, mentre stava lavorando a Mother il suo ultimo progetto, opera d’arte totale, concepita a Milano come una sorta di testamento artistico attraverso cui Wilson ha restituito al pubblico tutta la potenza e il mistero del gruppo scultoreo, ultima toccante ultima opera del grande Maestro Rinascimentale.
La forza catartica della Pietà Rondanini nel progetto di Robert Wilson al MAXXI
L’artista, dalla grande sensibilità, capace di coniugare danza, movimento, luce, scultura, musica e parola, ha colto a pieno la forza catartica ed espressiva della scultura, che si è profilata a lui come un’epifania, trasfigurando l’iconica immagine in uno spettacolo di grande potenza emotiva. Dopo essere stato presentato al Castello Sforzesco di Milano, nell’aprile scorso, oggi Mother va in scena al MAXXI di Roma dove, oltre a costituire un sentito omaggio all’artista, inaugura un nuovo format del museo dedicato alle arti performative.
Il progetto, costruito intorno alla Pietà Rondanini – qui presentata nel suo storico calco in gesso del 1953, realizzato dal restauratore Cesare Gariboldi e concesso in prestito dal Museo del Castello Sforzesco – attraverso un sapiente e delicato gioco di luci, sulle note del toccante Stabat Mater di Arvo Pärt (Tallin, 1935), tra i massimi compositori del nostro tempo, induce un’intensa meditazione. Stato contemplativo massimo, durante le giornate speciali di programmazione, in cui la musica è eseguita dal vivo dall’ensemble estone Vox Clamantis, interprete di riferimento dell’opera di Pärt.
Il significato simbolico di “Mother” ultima opera di Robert Wilson a Roma
Come ha osservato Oscar Pizzo, curatore del progetto, “Mother ha un valore simbolico profondissimo”. Partendo dalla Pietà, come manifestazione universale del dolore senza tempo di una madre per la morte del figlio, l’installazione diventa un inno alla compassione, evocando in chiave astratta la sala dell’ex Ospedale Spagnolo del Castello Sforzesco, in cui attualmente la Pietà è custodita, che, in antico, era adibita ad accogliere i malati di peste. “Tutto inizia” ha continuato “attraverso la luce che metaforicamente filtra dalla finestrella, unico contatto dei malati con il mondo, simbolo qui della potenza divina. L’artista, traslando in chiave spirituale la contingenza storica, crea una potente metafora del rapporto non sempre possibile e spesso incomprensibile tra umano e divino, inducendo nel pubblico una profonda riflessione, foriera più di risposte che di domande”.
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“Mother” di Robert Wilson, un viaggio mentale che dura ben oltre la durata dello spettacolo
L’esperienza si traduce in un intimo viaggio mentale che, invitando gli spettatori ad abbandonarsi alla musica e al mistico gioco di luci, va ben oltre i 23 minuti della durata della performance e si completa, al riaccendersi delle luci, con un percorso che oltre alla scultura nella sua essenzialità, consente di scoprirne la genesi creativa. Sono infatti esposti in prima assoluta i 25 disegni preparatori del progetto; commoventi opere su carta rivelatrici di come Wilson abbia concepito Mother come un’opera in movimento, “in between” tra arte, musica e teatro.
Con Robert Wilson la Galleria 5 del MAXXI riscopre la sua originaria vocazione alle arti performative
E proprio per questo, in coerenza con le specificità architettoniche del museo, il progetto, primo di un nuovo format, è stato allestito nella scenografica Galleria 5 del MAXXI, “la più zahadidiana dell’edificio” per usare le parole del direttore artistico Francesco Stocchi, “che, articolata su tre livelli con soffitti e pareti sfalsati, è stata ideata come un auditorium e solamente oggi restituita alla sua originaria funzione. Abbiamo deciso di aprirci alle arti performative intese come forme capaci di attivare lo spazio, il tempo e anche la presenza del pubblico. A questo importante e simbolico inizio” ha continuato Stocchi “con l’ultima opera di Robert Wilson, ispirata all’ultimo capolavoro di Michelangelo e significativamente intitolata Mother, come colei da cui promana la vita, seguirà un palinsesto caratterizzato da progetti site specific o quantomeno sempre riadattati al luogo. Galleria progettata per rispondere alle diverse esigenze sceniche, come emergerà a partire dal prossimo spettacolo che vedrà Kentridge come protagonista”.
Ludovica Palmieri
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