Arte e musica. Intervista alla cantante e artista transmediale Rosa Anschütz 

Compositrice, cantante e artista visiva tedesca, Rosa Anschütz realizza dischi spesso accompagnati dalle sue stesse creazioni artistiche. Qui un suo ritratto appena prima dell’inizio del suo nuovo tour negli Stati Uniti

Rosa Anschütz (Berlino, 1997) è una compositrice, cantante e artista visiva. Studia pianoforte, flauto traverso e tromba, passa da ascolti jazz a suonare in giovane età in diverse band rock, per scoprire la musica dell’avanguardia elettronica e dei club techno, e iniziare a utilizzare i sintetizzatori modulari. Si diploma in Arti Transmediali presso l’Università di Arti applicate di Vienna. Esplora e utilizza vari campi delle arti, con particolare attenzione a suono, installazioni oggettuali, performance, fotografia e cinema. Si esibisce e registra dal 2016. 

Album, influenze e progetti futuri di Rosa Anschütz 

Ha pubblicato quattro album: Votive (2020), accompagnato da nove sculture in argilla, ispirate alle offerte votive; Goldener Strom (2022), con la famosa etichetta tedesca BPitch Control, messo in scena alla Deutsche Oper di Berlino; Interior (2024), con nove brani, ciascuno accompagnato da un paesaggio ricamato a mano con paillettes dall’artista, e Sabbatical (2025). Questo ultimo lavoro è uscito con Heartworm Press, casa editrice fondata dal musicista americano Wesley Eisold – noto per il suo progetto darkwave/noise Cold Cave – che ha pubblicato libri di artisti leggendari come Genesis P’Orridge, Mark Lanegan e Alan Vega, nonché etichetta discografica. Anschütz combina la produzione musicale elettronica con strumenti analogici dando luogo ad arrangiamenti essenziali, talvolta con richiami post-punk minimalisti. Con uno stile avanguardistico che prevarica i generi, è soprattutto il suo timbro vocale freddo e scuro con cui canta, sussurra e parla in algidi spoken word, con rimandi all’artista tedesca Nico e alla statunitense Laurie Anderson, a caratterizzare il suo ambiente sonoro. L’artista sarà impegnata tra febbraio e maggio in una serie di concerti negli Stati Uniti, con un tour in supporto a Cold Cave, in Europa e nel Regno Unito.  

Intervista a Rosa Anschütz 

La tua definizione di arte.
Si tratta di uno strumento di narcisismo. È necessario avere maturato consapevolezza di se stessi per riuscire a esprimersi attraverso l’arte. La sfida è trovare un’espressione che sia collegata all’ambiente circostante e al senso della realtà, se questo è il luogo in cui si desidera indirizzare la propria arte. Può anche essere un luogo completamente immaginario, ma alla fine dovrà comunque corrispondere alla nostra società, come una conversazione. È sempre una comunicazione verso l’esterno, e il linguaggio scelto è sicuramente qualcosa che definisce chi si connetterà con quest’arte. Inoltre, l’arte necessita di libertà per essere espressa. È anche una contraddizione, perché può essere qualsiasi cosa. Alla fine, però, dietro ogni opera d’arte c’è una persona, e desidero che questa dimensione umana non vada persa nella creazione artistica, perché è molto potente.   

La tua definizione di musica.
È simile alla musica, anche se ho la percezione che questa sia più aperta a tutti. L’arte è spesso qualcosa di istituzionalizzato e inaccessibile per molte persone. La musica, invece, trascende tali confini, supera le barriere. E nella sua immaterialità, ha una portata diversa e la possibilità di entrare nelle persone in modo ancora più diretto. Per me la musica è l’arte di suonare uno strumento, di usare le parole, della poesia; è l’arte di molte cose allo stesso tempo. La musica può essere scritta per un pubblico specifico, per colpire i promotori giusti o convincere i tuoi booker. In questo modo si creano muri, e lo trovo poco interessante. Cerco di proteggere la mia musica da questi pensieri, come risorsa che mi aiuta a essere sincera. 

Rosa Anschütz, courtesy by the artist
Rosa Anschütz, courtesy by the artist

Ti definisci una “artista”? 
Mi definisco un’artista, ma non direi che sia una professione; è un modo di vivere, un modo per esprimere se stessi, o anche per capire la vita e le altre persone. Questo avviene riflettendo sulle cose che ti sono successe e cercando di dare un senso a ciò che sta accadendo. Se la musica e l’arte non mi dovessero sostenere economicamente e dovessi trovare un altro lavoro, questo non mi renderebbe meno artista. Penso che sia qualcosa a cui tengo molto per poter rimanere mentalmente sana. Nei momenti più tranquilli, i miei pensieri diventano sempre più forti 

L’opera di arte visiva che più ami.
Il bacio di Edvard Munch. Molto meglio de L’urlo. Non c’è un “più” però, il mio cervello non ragiona in questi termini, ma il dipinto è la prima cosa che mi è venuta in mente. 

La canzone che più ami
In questo momento direi Ich weiß nicht mehr di Evelyne / Masao, una riedizione della Dark Entries. Mi ha aiutata a superare una tempesta interiore lo scorso fine settimana.  

I tuoi recenti progetti
Mi sto preparando per il mio primo spettacolo dell’anno con il mio album Sabbatical, che avrà un tour incredibile con quasi 40 spettacoli fino a maggio. Andrò negli Stati Uniti e farò concerti anche in alcune parti dell’Europa e del Regno Unito per la prima volta, mentre sto scrivendo un nuovo album. 

Un ricordo della tua vita
Quando i miei colleghi dell’etichetta Heartworm Press mi hanno regalato una maglietta vintage della band Doro Pesch per Capodanno, ho saltato così in alto che ho accidentalmente fatto cadere a terra la lampada costruita da mio padre. Ero felicissima, mi sono messa a suonare una melodia al pianoforte e ho perso la testa per alcuni minuti. Un’ondata di emozioni. 

Samantha Stella 

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Samantha Stella

Samantha Stella

Samantha Stella, nata a Genova, vive a Milano. Artista visiva, performer, set & costume designer, regista, musicista, cantante. Sviluppa principalmente progetti focalizzati sul corpo e pratiche di discipline live utilizzando differenti linguaggi, installazioni con elementi strutturali e corporei, fotografia, video,…

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