EcoFutures: un festival ecologico femminista e queer a Londra

Due settimane e mezza di delirio e speculazione a Londra sui temi della crisi ecologica. Il Festival EcoFutures, in corso fino al 19 aprile, mette insieme le esperienze di oltre 70 artisti e attivisti impegnati a interpretare le tematiche ambientaliste in chiave femminista, queer e decoloniale.

EcoFutures Festival Londra Flyer and image designed by Graphicalism www.graphicalism.com
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Si chiama EcoFutures il festival in corso fino al prossimo 19 aprile in sette diverse location dell’East London. Curato dal collettivo femminista Arts Feminism Queer (aka CUNTemporary), l’evento è arricchito dalla presenza di oltre 70 autori tra artisti, attivisti e teorici di tutto il mondo impegnati nella discussione su un tema urgente come quello della crisi ecologica analizzato da un punto di vista femminista, queer e decoloniale. Attraverso un programma diffuso e variegato che si snoda per più di due settimane, EcoFutures presenta conversazioni, performance, mostre e workshop. I temi sul tavolo sono molteplici, tutti in qualche modo correlati tra loro: “i disastri ecologici e il conseguente impatto sui rifugiati climatici; rifiuti plastici e tossici che determinano la contaminazione delle acque e del corpo umano; la relazione tra la crescente tossicità dell’aria e le malattie umane e animali; il frenetico consumo capitalista e la produzione sconsiderata di immondizia e tecno-rifiuti; lo sfruttamento neocolonialista del terreno e le rivendicazioni degli indigeni; le green economies; l’aumento delle temperature e del livello del mare e i loro effetti diretti sull’ambiente”.

PER UN’ECOLOGIA VISIONARIA E QUEER

Tra i tanti appuntamenti, la mostra Staring at the Sun, una collettiva che comprende i lavori di nove artisti internazionali allestita nell’Art Pavilion di Mile End Park. Eca Eps, Helena Hunter, Liz Rosenfeld, Mary Maggic, Micha Cárdenas, Nadja Verena Marcin, Pinar Yoldas, Tabita Rezaire e Zheng Bo presentano una serie di opere che rappresentano una speculazione visionaria sul tema della distruzione sistematica del pianeta, tra proposte di stili di vita più sostenibili, modelli alternativi di eco-sessualità e ardite sperimentazioni di bio-hacking. L’evento di chiusura, invece, Deep Trash: Eco Trash, previsto per il 19 aprile al Bethnal Green Working Men’s Club, vedrà alternarsi sul palco più di quaranta artisti selezionati tramite una open call, per una nottata ad alto tasso di trasgressione, come si evince dal testo che lo annuncia: “troverete visioni del presente e del futuro del nostro panorama ecologico, espresse attraverso una varietà di possibilità utopiche e distopiche. Incontri appiccicosi con creature ibride, antidoti all’eccesso di consumismo in una dimensione tecnofuturista, papaye mistiche, atti di eco-amore ed eco-sesso, rituali BDSM tecnosciamanisti contro l’ecocidio, contro-reazioni all’Antropocene e rituali di guarigione sonica Afrofuturisti”.

– Valentina Tanni

www.cuntemporary.org

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma e Milano. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020).