La mostra della grande artista Lucy Orta in un palazzo storico recuperato a San Sepolcro

A San Sepolcro l’artista inglese Lucy Orta è protagonista di una mostra che, dando voce agli abitanti del territorio, ruota attorno al concetto di comunità, proprio come il luogo che la ospita: CasermArcheologica, nato da un progetto di rigenerazione urbana attivato dai cittadini

Il concetto di comunità è al centro dell’installazione ambientale realizzata dall’artista inglese residente a Parigi, Lucy Orta (Regno Unito, 1966) negli spazi di CasermArcheologica, dopo un periodo di residenza nel borgo toscano di San Sepolcro. Un progetto dal carattere altamente simbolico, intimo ma nello stesso tempo corale, in cui Lucy Orta racconta il territorio attraverso le voci delle persone che lo abitano. Installazione, intitolata Trame di Comunità, non tanto da guardare ma, come ha precisato la curatrice Simonetta Carbonaro, psicologa di formazione ed esperta in trasformazioni sociali, “accampamento di appartenenza e resilienza da vivere e attraversare per immaginare e raccontare futuri possibili”. 

Lucy Orta, Trame di Comunità, Installation view a CasermArcheologica, ph. Ilvio Gallo
Lucy Orta, Trame di Comunità, Installation view a CasermArcheologica, ph. Ilvio Gallo

Il progetto di Lucy Orta per CasermArcheologica a San Sepolcro 

L’artista, è partita dall’archetipo della tenda – raffigurata nel vicino Polittico della Misericordia, nel1445 (oltre che in altre opere) da Piero della Francesca – intesa come Ohel, spazio di riunione e condivisione, simbolo di rifugio e raccoglimento, per restituire con particolare intensità la resilienza della comunità locale che, seppur orgogliosa della storia di cui è erede, “avverte una lacerazione in atto, vivendo in un’architettura umana di cui percepisce il progressivo e rapido sfaldarsi”, come osservato dalla curatriceL’accampamento creato da Orta e costituito da 5 tende, realizzate assemblando vecchie lenzuola tessute a mano con lino e canapa – scelte per il forte legame con il luogo – diventa metafora delle comunità in transizione, fragili ma resistenti come “isole di significato in un mare di insensatezza, incertezza e paura del futuro”. 

Le domande di Lucy Orta agli abitanti di San Sepolcro 

Sui teleri che compongono le singole strutture si profilano ricamati i volti delle persone con cui Orta si è interfacciata durante la residenza. Interlocutori a cui l’artista ha posto indistintamente le stesse fatidiche, semplici domande: Cosa scegliamo di dire? Cosa lasciamo dietro di noi di non detto? Possono queste parole, nate da voci locali, diventare universali? Quesiti, per loro stessa natura, destinati a rimanere aperti, continuando a vibrare oltre il tempo della mostra, proprio come i fili sciolti dei profili degli intervistati, impreziositi da perle dorate poste a suggello delle parole scambiate a tu per tu con l’artista. 

A completamento delle installazioni, una serie di 99 piccoli amuleti in terracotta pendono – come a volerle stabilizzare – dalle leggere strutture. Anche in questo caso, il materiale evoca i toni caldi delle terre e delle costruzioni toscane; mentre le forme, che ricordano elementi naturali – piante, animali, minerali, si possono leggere come “frammenti del cosmo condiviso dalle trentatré voci raccolte”, hanno spiegato la curatrice e l’artista. “Piccoli manufatti che fungono da pesi, creando linee di tensione che vibrano in risonanza con le testimonianze orali incorporate nel lavoro”.  

Lucy Orta, Trame di Comunità, Installation view a CasermArcheologica, ph. Ilvio Gallo
Lucy Orta, Trame di Comunità, Installation view a CasermArcheologica, ph. Ilvio Gallo

La vocazione di CasermArcheologica come spazio di possibilità 

Il progetto di Lucy Orta, confermando la vocazione di CasermArcheologica che, come ha sottolineato la direttrice Laura Caruso, “non è un museo ma uno spazio di possibilità; un centro di produzione artistica volto a creare comunità”, riconfigura l’ambiente come “luogo in cui non si entra per capire, ma per sostare dentro un racconto che respira; per ascoltare, con un approccio empatico, ciò che rimane di quelle storie, a volte simili a confessioni, e percepire come ogni forma sia esito di un intreccio di sopravvivenze”, per usare le parole della curatrice. 

CasermArcheologica rinsalda dunque la sua mission che, proprio come la mostra di Lucy Orta, ruota intorno al concetto di comunità. Del resto, si tratta di un progetto di rigenerazione urbana nato da un movimento spontaneo della comunità. Come ha raccontato la presidente, Ilaria Margutti“quando sono entrata con i miei studenti, nel 2013, decisa a far rivivere il luogo, con il tacito benestare dell’amministrazione, il palazzo si trovava in uno stato di totale abbandono. Era sporco, pieno di macerie, senza acqua, porte e finestre. Allora”, ha continuato, “abbiamo cominciato con le prime operazioni di pulizia e recupero. I ragazzi, studenti del liceo, si sono appassionati al progetto che, con grandi sforzi e senza fondi, abbiamo portato avanti. Ma il vero salto c’è stato nel 2015 con l’ingresso di Laura Caruso come direttrice che ha effettivamente permesso di dare concretezza alle visioni artistiche, facendo di Caserma una realtà strutturata. Abbiamo quindi iniziato” ha concluso “ha organizzare progetti e residenze per promuovere e valorizzare il territorio attraverso il contributo di artisti italiani e internazionali, tra cui Flavio Favelli, Luca Bertolo, Laura Cattabianchi, invitati a lavorare a contatto con il luogo e i suoi abitanti”.  

CasermArcheologica, che oggi si configura come uno spazio estremamente vivo, aperto a progetti culturali di varia natura, si attesta come un caso emblematico di rigenerazione urbana, scaturito dalla visione artistica di Ilaria Margutti e coadiuvata da Laura Caruso che, con coraggio, sono riuscite a salvare questo edificio storico, prima casa nobiliare poi caserma dei carabinieri, dalla rovina e dal degrado, coinvolgendo in modo attivo e partecipato la cittadinanza a partire dai più giovani.  

Ludovica Palmieri 

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Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri è nata a Napoli. Vive e lavora a Roma, dove ha conseguito il diploma di laurea magistrale con lode in Storia dell’Arte con un tesi sulla fortuna critica di Correggio nel Settecento presso la terza università. Subito dopo…

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