Alla Fondation Louis Vuitton di Parigi arriva la super mostra di Alexander Calder

Un percorso di 300 opere ripercorre cinque decenni di creatività dell'innovativo scultore americano, inclusi i celebri mobile, che “fluttueranno” all'interno dell'architettura di Gehry

Esattamente cent’anni fa, nel 1926, arrivava in Francia uno scultore americano di grande visione, che unendo il gioco alla tecnica avrebbe innovato l’arte francese e mondiale del Novecento. Cinquant’anni dopo sarebbe morto a New York: sono questi due grandi anniversari l’occasione, per la Fondation Louis Vuitton di Parigi, di dedicare ad Alexander Calder (Lawnton, 1989 – New York, 1976) una mostra che aprirà in primavera e sarà visitabile tutta l’estate.

Alexander Calder, Lily of Force, 1945. © 2025 Calder Foundation, New York _ ADAGP, Paris. Courtesy of Fondation Louis Vuitton.
Alexander Calder, Lily of Force, 1945. © 2025 Calder Foundation, New York _ ADAGP, Paris. Courtesy of Fondation Louis Vuitton

Calder a Parigi

Trasferitosi nei suoi vent’anni a Montparnasse, al tempo epicentro dell’arte internazionale, Calder entrò a far parte di una fiorente comunità artistica e creativa: c’erano Fernand Léger, Jean Hélion, Le Corbusier, Jean Arp, Joan Miró e Piet Mondrian. Proprio una visita allo studio di Mondrian, nel 1930, segnò una svolta decisiva nella sua opera verso l’astrazione, prima nella pittura e poi nella scultura. Fu Marcel Duchamp a suggerirgli, l’anno dopo, il termine “mobile” per le sue composizioni cinetiche, prima azionate meccanicamente e poi tenute in movimento dal minimo spostamento d’aria. Opere che, ricorda Jean-Paul Sartre nel 1946, traevano “la propria vita dalla vita indistinta dell’atmosfera”. In reazione a “mobile”, Arp propose il termine “stabile” per le nuove sculture dei primi Anni Trenta. Tornato in America, Calder continuò a tornare in Europa, partecipando al Padiglione della Repubblica Spagnola nel 1937 insieme a Miró e Picasso e tornando in Francia dopo la guerra: nel 1953 aprì uno studio a Saché, nella Valle della Loira.

Alexander Calder, Black Widow, 1948. © 2025 Calder Foundation, New York _ ADAGP, Paris. Courtesy of Fondation Louis Vuitton.
Alexander Calder, Black Widow, 1948. © 2025 Calder Foundation, New York _ ADAGP, Paris. Courtesy of Fondation Louis Vuitton

Alla Fondation Louis Vuitton di Parigi arriva una grande mostra di Alexander Calder

Aperta dal 15 aprile al 16 agosto 2026, la retrospettiva Calder. Rêver en Équilibre andrà a ripercorrere questi cinque decenni di creatività di Calder attraverso una selezione di 300 opere (in stretta collaborazione con la Fondazione Calder) che spaziano da ritratti in filo metallico a dipinti, da disegni a sculture monumentali. Un occhio di riguardo, ovviamente, sarà riservato agli stabile e ai mobile, che danzeranno all’interno dell’architettura di Frank Gehry di Rue Gandhi e, per la prima volta, nel giardino della Fondazione. Al centro di tutto, ovviamente, ci sarà il movimento, affiancato da temi ricorrenti nell’opera dell’artista statunitense come la luce, il suono, la gravità e l’interazione tra spazio positivo e negativo: “L’approccio innovativo di Calder ha ampliato le dimensioni della scultura fino a includere il tempo come quarta dimensione essenziale”, ricordano i curatori Dieter Buchhart e Anna Karina Hofbauer.

Alexander Calder, Atztec Josephine Baker, 1930. © 2025 Calder Foundation, New York _ ADAGP, Paris. Courtesy of Fondation Louis Vuitton.
Alexander Calder, Atztec Josephine Baker, 1930. © 2025 Calder Foundation, New York _ ADAGP, Paris. Courtesy of Fondation Louis Vuitton

“Calder. Rêver en Équilibre”. Gli artisti in mostra

La mostra, che si estenderà lungo un percorso cronologico su oltre 3.000 mq, includerà anche dei pezzi rari: il Cirque Calder, spettacolo circense in miniatura dal vivo (prestito eccezionale del Whitney Museum, che ne ha appena celebrato i cento anni), e una parte della serie (dedicata a Duchamp) dei mobili tridimensionali sospesi Constellation. Accanto alle opere di Calder saranno presenti anche pezzi di contemporanei e amici come Hepworth, Klee, Arp, Hélion, Mondrian e Picasso, che andranno a contestualizzare l’innovazione dell’artista americano all’interno del movimento d’avanguardia. Infine, 34 fotografie d’archivio di grandi nomi della fotografia – come Henri Cartier-Bresson, André Kertész, Gordon Parks, May Ran, Irving Penn e Agnès Varda – offriranno uno sguardo più intimo su un artista, Calder, che ha cambiato per sempre l’approccio alla scultura.

Giulia Giaume

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Giulia Giaume

Giulia Giaume

Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo…

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