“L’artista è una porta aperta”: Rirkrit Tiravanija e la sua mostra straordinaria al Pirelli HangarBicocca di Milano

Dieci installazioni dell'artista thailandese, quasi tutte ricostruite da zero, compongono una retrospettiva colta e intima, giocosa ma con un obiettivo serissimo: rendere il museo la casa di tutti

Io sono una porta aperta: sono un pretesto per accedere all’arte: essendo abituati, in Occidente, a un modello a tratti narcisistico di “fare cultura”, le parole di Rirkrit Tiravanija (Buenos Aires, 1961) sono un fulmine a ciel sereno. Non lascerebbero intuire l’influenza e il peso che l’artista ha avuto, con la sua pratica più che trentennale, nel panorama dell’arte contemporanea globale. E tuttavia solo con questa capacità di ascolto fuori dal comune, con una lungimiranza e una forza creatrice dalle qualità gentili, si riuscirebbe a ottenere quello che per lui è il vero compito dell’artista: essere disposto a scomparire dietro la propria opera per lasciare che faccia il suo lavoro. Portare le persone a riempirlo.

Molto di ciò che oggi (con colpevole ritardo) troviamo fondamentale del fare cultura – la partecipazione orizzontale, l’abbattimento delle barriere d’ingresso, la radicale necessità di aprirsi e condividere lo spazio per poter crescere e immaginare il futuro – è qualcosa che l’artista thailandese, nato in Argentina e formatosi tra Canada e Stati Uniti, immaginava già negli Anni Ottanta. Da allora e con ognuna delle sue installazioni e performance – come non ricordare il leggendario pad thai servito alla Paula Allen Gallery nel 1990? – Tiravanija non ha fatto che costruire i luoghi fisici e le occasioni, i santuari di questa pratica. Queste opere, oggi, costituiscono la fondamentale mostra The House That Jack Built al Pirelli HangarBicocca di Milano.

La serietà dello studio, e del gioco. La grande mostra di Tiravanija al Pirelli HangarBicocca

Le dieci opere più esemplificative della sua carriera – quasi tutte replicate in autonomia dal museo – compongono il percorso espositivo visitabile fino al 26 luglio. Un percorso, il più ampio esistente dell’artista, che sarebbe serissimo nella sua capacità di rielaborare e ricontestualizzare modelli abitativi modernisti: come in un compendio di architettura, riconoscerete Le Corbusier, Schindler, Prouvé, Scarpa, e ancora Kiesler, Lewerentz, Johnson. Una serietà compromessa (o meglio rafforzata) dal fatto che, in ogni anfratto, si infila il gioco: in quella casa possono entrare solo i bambini, in questa ci si può sedere solo per terra, in quell’altra si beve il té, si fa un puzzle, si fa una partita a biliardino o si suona dal vivo. The House That Jack Built, come la cantilena inglese da cui prende il nome, è un compendio della vita stessa.

Tornare a casa. Tutta la carriera di Rirkrit Tiravanija in mostra a Milano

Pianificata per due anni con i curatori Vincente Todolì e Lucia Aspesi, la mostra si apre con un omaggio alla Raumbühne di Frederick Kiesler, un palcoscenico sconvolto che invece del proscenio si articola in una torre. Dall’alto, guardando alle navate, i visitatori riescono a intravvedere il viaggio che li attende: grandi pannelli in tessuto arancione frammentano lo spazio, da cui emergono qui e là piante e strutture di legno. Questo labirinto, che l’artista chiede di navigare senza fretta, non ha una meta: è una strada che porta a casa. Così è prima di tutto per Tiravanija (pronunciato “Tiravanit”), che ha convogliato in questo luogo tutti gli elementi che lo hanno guidato lungo la sua carriera, ma riletti e trasformati per mettere al centro l’interazione umana.

Possiamo sederci a prendere un tè, chinarci nelle tende da campeggio, sfiorare il soffitto nella casa in stile giapponese di Rudolf Michael Schindler; possiamo guardare la trasposizione in cortometraggi di esperienze della vita di Tiravanija nella replica della Glass House di Philip Johnson; possiamo giocare a biliardino nella modulare Dom-Ino di Le Corbusier. Per entrare nella replica della funzionalista casa unifamiliare di Sigurd Lewerentz, però, bisogna essere bambini: le dimensioni sono dimezzate. E poi, tra la giungla di kenzie, spazio alle reinterpretazioni delle case prefabbricata e tropicale di Jean Prouvé (non ricostruita in loco, al momento dell’apertura in viaggio verso l’Italia). Per riposarsi, perché non ascoltare della musica live nella ricostruzione dello studio di New York in cui l’artista improvvisava con gli amici; passando infine per il portale circolare alla Carlo Scarpa (omaggio al Memoriale Brion) si accede al cubo, lo spazio finale della mostra. Che è a sua volta una mostra dentro la mostra: Tiravanija riunisce e cura opere di Bayrle e Kogler, Pardo e Kuri, Shimabuku e Rehberger, Krisanamis e Kolding, Slominski e Rosler.

“L'artista è una porta aperta”: Rirkrit Tiravanija e la sua mostra straordinaria al Pirelli HangarBicocca di Milano
Rirkrit Tiravanija. Photo Giulia Giaume

Occupare l’arte. Il senso dell’opera di  Rirkrit Tiravanija

Ognuna di queste case vuote, e qui come nei pannelli di tessuto arancione l’influenza buddhista si fa sentire, è una possibilità: “Possiamo osservare e vivere l’arte in molti modi diversi, ma spesso non lasciamo che le persone occupino l’arte. Penso che ogni parte di questa mostra apra a una diversa esperienza e una nuova possibilità di interazione con le persone che vengono in visita”, spiega l’artista ad Artribune. E infatti, oltre alle case dove giocare o bere quando si vuole, è previsto un programma di iniziative (aggiornato settimanalmente e consultabile qui) per bambini e adulti in alcune delle casette: disegno, canto, teatro, ceramica, poesia, danza, talk, l’universo delle associazioni di Milano e hinterland si ritrova qui, e chi ha una band può suonare e farsi registrare, diventando parte dell’opera. “La comunità verrà coinvolta e invitata a partecipare all’uso dello spazio”, chiosa Tiravanija. “Penso, come artista, di stare mettendo giù il tavolo: ora sta all’Hangar invitare la gente a sedervisi”.

Giulia Giaume

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Giulia Giaume

Giulia Giaume

Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo…

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