La biennale Manifesta arriva in 12 chiese sconsacrate in Germania. Anche qui come a Venezia, niente italiani
Riconvertire ex edifici religiosi modernisti della regione della Ruhr in spazi comunitari: questa è la mission della biennale nomade che animerà quattro città tedesche con oltre 100 partecipanti. Ecco tutto il programma
Di natura nomade e concentrata su temi sociali e geopolitici di ampio respiro, Manifesta torna con il suo appuntamento biennale nella regione della Ruhr, in Germania, nelle città di Bochum, Essen, Duisburg e Gelsenkirchen. Giunta alla sua sedicesima edizione e celebrando il trentesimo anniversario, la rassegna d’arte contemporanea itinerante, diretta quest’anno dall’architetto e urbanista catalano Josep Bohigas (coadiuvata dai curatori René Block, Leonie Herweg, Henry Meyric Hughes, Michael Kurtz, Ana Rottenberg, Krzysztof Kosciuczuk e Gürsoy Doğtaş), trasforma 12 ex edifici religiosi modernisti in spazi comunitari. Il progetto, intitolato This is not a church, mira a creare nuove forme di aggregazione e socialità, con interventi d’arte visibili dal 21 giugno al 4 ottobre 2026. Del resto il tema delle chiese vuote sarà all’ordine del giorno nei prossimi anni, in Germania e non solo. Una visione urbanistica che da sempre è al centro dell’approccio di Manifesta e del suo sguardo sul territorio.

Manifesta 16 Ruhr e i nuovi modelli di coesione sociale
Ispirandosi ai Trümmerziegel — i “mattoni di macerie” del dopoguerra — la manifestazione propone di riutilizzare frammenti del passato per immaginare nuove modalità di coesione sociale. Così le chiese di Kulturkirche Liebfrauen a Duisburg, St. Gertrud, Kunstraum Heilig Geist e Markuskirche a Essen, Thomaskirche, St. Bonifatius, St. Anna e St. Josef a Gelsenkirchen, e infine Gethsemane-Kirche, Kunstkirche Christ-König, St. Ludgerus e St. Anna a Bochum diventano spazi di narrazione, dibattito e sperimentazione. Qui, archivi, opere e testimonianze restituiscono la storia plurale della regione, mentre interventi partecipativi e pratiche artistiche ridefiniscono il loro ruolo sociale e contemporaneo.

Manifesta 16 Ruhr: gli artisti partecipanti
Oltre cento artisti provenienti da più di trenta paesi prendono parte alla biennale. Tra i nomi più rilevanti: Emil Walde, Weberei Kai, Mira M. Yang, Abbas Zahedi, Amanda Ziemele, Judith Raum, Anka Sasnal, Metin Talayman, Riza Topal, Bettina Allamoda, Cana Bilir-Meier, Cudelice Brazelton, Vlassis Caniaris, Fatma Ceylan, Zuza Golinska, Annika Kahr, solo per citarne alcuni. Italiani, anche qui come alla Biennale di Venezia, neppure uno.
La comunità al centro di Manifesta 16 Ruhr
Il Programma di Educazione e Mediazione mette la comunità al centro, concependo la mediazione come un processo collettivo basato sullo scambio reciproco. I visitatori sono coinvolti come co-partecipanti attivi, mentre un team di mediatori facilita il dialogo tra pratiche artistiche ed esperienze legate a cultura, lavoro, migrazione e vita sociale.
I Walks sono percorsi guidati, gratuiti o su prenotazione, che attraversano le sedi della biennale — spesso chiese dismesse — invitando a riflettere sui loro significati storici e contemporanei. Youth Shift coinvolge una giovane generazione di osservatori critici, offrendo nuovi sguardi e rafforzando il radicamento locale della biennale. Il progetto Scuole, Quartiere e Noi favorisce collaborazioni tra studenti e artisti per realizzare interventi site-specific su temi come identità, linguaggio e comunità. Il programma Spotlights dà voce a gruppi segnati da esperienze di discriminazione attraverso pratiche partecipative ed espressive. Infine, le attività per scuole e il programma famiglie offrono laboratori e summer school, esplorando lo spazio pubblico come luogo di costruzione della comunità.
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