Infinite Graveyard, il videogioco che genera cimiteri

È un generatore procedurale a dare forma a un videogioco sopra le righe, nel quale la morte diventa un’opzione a pagamento. In un momento tanto drammatico, potrebbe anche avere una funzione apotropaica...

Infinite Graveyard di Mikhail Maksimov è un video di 666 minuti (circa 11 ore) in cui una telecamera, un osservatore misterioso, vola sopra un cimitero digitale e infinito in mezzo a una foresta russa. Notte e dì si alternano, scende la neve, chiese abbandonate nel bosco, dove è difficile capire come possano essere raggiunte (attraverso quali strade?), diffondono attraverso altoparlanti le voci di filosofi russi, come gli altoparlanti delle chiese ortodosse diffondono invece le liturgie.
Le 11 ore di video sono una registrazione di un generatore procedurale (guidato cioè da un algoritmo) realizzato da Maksimov. Quello che vediamo nel video è quindi uno dei possibili risultati generati dal software, che richiama esplicitamente, anche nella sua distribuzione (su itch.io, una piattaforma nata per la distribuzione digitale di videogiochi), l’immaginario videoludico. Maksimov la definisce, sul suo sito, “game art”.

LA TRAMA DI THE GRAVEYARD

Come molti altri luoghi virtuali, i cimiteri dei videogiochi sono rappresentazioni che ci ricordano la loro funzione nel mondo reale ma che non hanno una funzione comparabile nel mondo del videogioco. Sono spesso elementi orrorifici, sono i luoghi da cui emergono scheletri e zombie. Nel 2008, un cimitero è stato protagonista di The Graveyard, realizzato dal duo Tale of Tales. In The Graveyard, che ha avuto un’enorme influenza nel settore, interpretiamo un’anziana signora che attraversa il sentiero principale di un cimitero per poi sedersi su una panchina, riposarsi, alzarsi e uscire. Quando ci sediamo sulla panchina ascoltiamo una canzone, e, nella versione a pagamento del gioco (disponibile altrimenti in maniera gratuita), a volte quando proviamo a rialzarci scopriamo che la protagonista è intanto morta.

Come molti altri luoghi virtuali, i cimiteri dei videogiochi sono rappresentazioni che ci ricordano la loro funzione nel mondo reale ma che non hanno una funzione comparabile nel mondo del videogioco”.

È forse esagerato dire che la morte nel videogioco arriva con la nascita del videogioco stesso, ma la morte è stata quasi subito un importante elemento nella storia del medium: i videogiochi per cabinati, nelle sale giochi, usavano la morte come strumento per la loro monetizzazione. La morte del personaggio comportava l’inserimento di un’ulteriore monetina nel cabinato, e quindi quei videogiochi erano sostanzialmente software pensati per uccidere personaggi digitali nel modo più efficiente possibile per portare maggiori incassi alle compagnie. Le meccaniche del videogioco dovevano mantenere l’interesse di chi gioca attraverso questi fallimenti e queste morti fittizie, e da qui nasce (tra le altre cose) l’abitudine dei videogiochi di darci continui feedback positivi (con conseguenti scariche di dopamina) per spingerci a continuare a giocare. Ma in The Graveyard la morte, ciò che prima pagavamo per evitare, viene rovesciata in un elemento aggiuntivo disponibile solo a pagamento.

IL VALORE DEL FALLIMENTO

Negli ultimi anni, la queer theory ha fornito alla critica videoludica nuovi strumenti per riscoprire e rivalutare il valore del fallimento (e quindi della morte) nel videogioco. Bonnie Ruberg, nel suo libro Video Games Have Always Been Queer e nei suoi articoli No Fun: The Queer Potential of Video Games that Annoy, Anger, Disappoint, Sadden, and Hurt e Playing to Lose: The Queer Art of Failing at Video Games, racconta il fallimento nel videogioco, e in generale l’assenza di quelli che considereremmo momenti divertenti, come ricerca di esperienze fuori dalle regole eteronormative. Infinite Graveyard rilegge invece uno strumento che normalmente colleghiamo alla nascita, alla vita, cioè la capacità del software di generare spazi infiniti grazie ai suoi algoritmi. In un certo senso, ciò che vediamo sullo schermo è morto: il processo di generazione è avvenuto altrove ed è concluso, e il suo risultato è ora visibile in uno stato fisso e finito simile alla morte.

DOVE TROVARE INIFINITE GRAVEYARD

Infinite Graveyard può essere guardato gratuitamente in streaming sulla pagina di VRAL, supplemento online al Milan Machinima Festival, sino al 12 novembre. Infinite Graveyard è anche disponibile come generatore procedurale di cimiteri infiniti su itch.io al prezzo di 666 dollari (chiaramente una provocazione da parte di Maksimov) e come videogioco gratuito realizzato sempre da Maksimov e disponibile su smartphone.

Matteo Lupetti

https://milanmachinimafestival.org/vral-screening

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Matteo Lupetti

Matteo Lupetti

Diplomato in Fumetto alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze nel 2010, gestisce il collettivo di fumettisti indipendenti Gravure e scrive di videogiochi per varie testate italiane ed estere. È diplomato in sommelerie all’interno dell’associazione FISAR ed è direttore artistico…

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