La galleria Monitor di Roma compie 15 anni. L’intervista a Paola Capata

Una galleria a Lisbona, una manifestazione in Abruzzo, tanti progetti antichi e nuovi. La galleria Monitor di Roma fa il punto sui suoi primi 15 anni. Mentre si inaugura il 7 luglio la seconda edizione di Straperetana.

15 anni di galleria: come è cambiato il tuo modo di lavorare da quando hai aperto ad oggi?
A volte penso che non sia cambiato affatto. Mi piacciono ancora le stesse sfide, meglio se difficili. Tutt’oggi quando entro nello studio di un artista per la prima volta, mi scopro a cercare gli stessi impulsi, a fare le stesse considerazioni, quelle che poi mi convincono a portare avanti le idee e a condividere un percorso. Ho pensato spesso, soprattutto negli ultimi anni, se non fosse il caso di cambiarle, queste considerazioni e no, la risposta è no. Vanno ancora benissimo per ciò che mi riguarda. Moltissime cose sono cambiate, questo è innegabile. È cambiato il nostro modo di lavorare -come galleristi intendo- ma credo valgano ancora gli stessi principi. Almeno per me è così e, in un momento come questo, sicuramente tra i più complessi per l’arte contemporanea negli ultimi decenni, le mie convinzioni -ma anche le mie incertezze- mi servono per orientarmi, per scegliere, per agire.

Fondazione Malutta, Maluttaklaus, 100 hand made sheeps figurines all around the borgo, December 2017, Pereto (AQ) photo credit by Giorgio Benni

Fondazione Malutta, Maluttaklaus, 100 hand made sheeps figurines all around the borgo, December 2017, Pereto (AQ) photo credit by Giorgio Benni

Prima il video, poi la pittura. Ma – per dirla con Schifano – si tratta sempre di schermi. La pensi così?
Credo siano due modi apparentemente molto distanti ma in realtà decisamente prossimi, di parlare d’arte. Sempre di immagini si tratta no? Prima di lavorare attivamente con la pittura sono passati diversi anni. Probabilmente la mia formazione mi imponeva di cercare delle eccellenze -e naturalmente, le mie scelte per quanto mi riguarda lo sono. Se non la pensassi cosi non potrei spendere una sola parola a riguardo e non sarei in grado di portare avanti il mio lavoro. La presentazione a Liste quest’anno è stata uno statement in questo senso. Una vera e propria quadreria, un salon, dove coabitavano oltre 50 lavori dei cinque pittori figurativi che la galleria rappresenta. L’artista che lavora da più tempo con Monitor è Ian Tweedy che ha da poco terminato la mostra nella galleria di Roma. Il più recente ad essersi unito alla scuderia è Nicola Samorì. Il vostro giornale non ha avuto commenti positivi per la fiera ed ha definito la pittura presente negli stand in termini non proprio lusinghieri. Un cliente proprio oggi me lo faceva notare. Da parte mia, posso dire che concordo pienamente con quanto avete detto, c’è una grande improvvisazione nel settore e questo spesso lo dequalifica. Certo, si deve pur dire che non è facile trattare la figurazione ma credo che, facendolo con rigore, preparazione ed accuratezza si possono raggiungere ottimi e durevoli risultati.

E i video?
Il linguaggio video naturalmente è sempre uno dei focus della galleria, come si può capire osservando la programmazione di entrambi gli spazi, quello romano e quello lisboeta, ma ritengo davvero importante diversificare le proposte. Proprio non ho alcun interesse per le scelte che prediligono un roster di artisti del tutto simili gli uni agli altri, tanto che fai davvero fatica a comprendere chi è chi all’interno di una presentazione, che sia uno stand in una fiera o una collettiva.

Matteo Fato, Straperetana 2017, installation view at Palazzo Maccafani Pereto (AQ) photo credit Giorgio Benni

Matteo Fato, Straperetana 2017, installation view at Palazzo Maccafani Pereto (AQ) photo credit Giorgio Benni

Scherzi a parte, è vero che nel tuo lavoro hai reinventato il concetto di galleria più volte, con nuovi format, nuovi modi di fare mercato. Quali sono state le esperienze di cui sei più convinta e quelle che a posteriori avresti evitato? O ancora quelle che sono state un segno dei tempi?
Beh, qualcuno potrebbe dire che dovrei concentrarmi di più a stare nelle quattro mura dello spazio romano ma, seriamente, lo trovo davvero limitante (chiaramente parlo per me eh! Un collega francese proprio l’altro giorno faceva ironia su questo, ma ognuno ha la libertà di fare ciò che ritiene più giusto, no? d’altra parte, ricordiamocelo, una galleria d’arte è un’impresa privata). Al giorno d’oggi è più che mai importante il bagaglio di esperienze che costruisci nell’arco della tua vita professionale. Non c’è nulla che non rifarei. Dal punto di vista imprenditoriale, non mi interessano le mega gallerie. Monitor è una galleria di media fascia e tale ambisce ad essere, con un occhio il più possibile attento ai suoi artisti, con gli alti e bassi che le loro carriere possano avere, lavorando in un’ottica di rispetto reciproco e cercando di guardare al futuro, il più lontano possibile. Questi 15 anni non li vedo come un traguardo ma come una parte del cammino. Lasciamo le celebrazioni più avanti, quando le sentirò opportune.

E le gallerie di New York e Lisbona?
Aver lavorato con un piccolo spazio temporaneo a NY e ora con una sede fissa a Lisbona, ha arricchito tantissimo la mia visione del lavoro. E naturalmente anche i progetti collaterali di cui la galleria si è fatta promotrice hanno contribuito in maniera determinante.

Parliamo di Granpalazzo che quest’anno non si svolgerà…
Granpalazzo è stata una esperienza incredibile, che mi ha permesso il confronto con un team di professionisti che stimo e con il lavoro di colleghi che da sempre (parlo per la maggioranza di essi) hanno condiviso con Monitor le piattaforme delle fiere che poi, in realtà sono grandi esperienze di vita e di crescita. Credo ancora moltissimo nel format, soprattutto se riferito al panorama attuale delle fiere internazionali.

Fino al progetto di Straperetana… Come nasce l’amore per il borgo?
L’eredità più ricca di Granpalazzo è stato sicuramente l’incontro con Saverio Verini che si è rivelato curatore attento, professionale, coinvolgente, entusiasta. Io e Delfo siamo approdati a Pereto, senza avere in comune assolutamente nulla con il luogo, circa cinque anni fa e ci ha subito colpito. È un luogo estremamente umile, con ritmi di vita semplici naturalmente rispetto ad una grande metropoli come Roma ma totalmente immerso nella natura. Per arrivarci si deve fare una strada di tre km in salita (naturalmente con la macchina oggi è facilissimo) ma ti dà un’idea dell’isolamento del luogo al tempo della sua edificazione. Oltre Pereto, non ci sono strade che portino ad altri paesi, solo la Montagna. Una montagna piccola, bassa, boschiva che abbraccia il borgo e lo protegge. È un luogo bello e naturalmente ci piace condividere quest’esperienza attraverso il canale dell’arte che è quello che conosciamo e pratichiamo. Gli artisti coinvolti in entrambe le edizioni si sono rivelati entusiasti ad ogni sopralluogo, propositivi e collaborativi al massimo. Da un certo punto di vista si sono sentiti liberi di proporre, provare, sperimentare e il ruolo di Straperetana è anche questo, in effetti, quello di recuperare una dimensione umana dell’arte.

Chi sono i tuoi compagni di strada? Quali gli artisti imprescindibili?
I miei compagni di strada sono alcuni collezionisti, colleghi e curatori, sicuramente. Poi gli artisti, tutti. Quelli che hanno lavorato con Monitor sin dagli inizi, quelli le cui strade hanno preso delle direzioni diverse, quelli che sono arrivati da poco. Sono tutti importanti e fondamentali, al di là dei buonismi vari. Ci sono alcuni che hanno fatto carriere meravigliose, altri ancora no -ma le faranno- alcuni sono molto giovani, altri hanno passato l’ottantina. Al momento, nessuno di loro ci fa eccessivamente disperare e si lavora con una discreta armonia!

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