Dalle gonne di Prada ai maranza di Gucci: ecco cosa ci ha raccontato la Milano Fashion Week

Mentre il contorno della moda sembra interessare più del soggetto principale, le sfilate milanesi hanno presentato uno spaccato del presente. Tra gonne che piacciono a Tajani, look in stile guerra e abbinamenti da vero maranza

Cinque giorni di sfilate e presentazioni, un grande evento firmato Vogue, decine e decine di celebrità per le strade della città. È stata questo la Milano Fashion Week primavera estate 2027, dove la moda della prossima bella stagione è stata protagonista. Perlomeno sulla carta, perché è stato il contorno a far chiacchierare più della portata principale, come accade da qualche anno a questa parte. Portando a chiedersi: che senso ha l’arte del vestire, oggi, se il grande pubblico pensa più ai testimonial che ai brand del lusso?

Le gonne di Prada alla sfilata della Milano Fashion Week primavera estate 2027
Le gonne di Prada alla sfilata della Milano Fashion Week primavera estate 2027

Prada alla Milano Fashion Week

Da Prada, l’opinione pubblica ha subito ricollegato la collezione PE27 alle dichiarazioni del Vicepresidente del Consiglio dei ministri, Antonio Tajani, secondo cui è consigliabile sposare donne serie, che indossano gonne più lunghe. “Magari meno appariscente, però è più affidabile, più seria, è una che sarà una buona madre di famiglia, che manterrà fede all’amore che conferma con il matrimonio”. Si dà il caso che Miuccia Prada e Raf Simons abbiano proprio presentato in passerella una sfilza di gonne midi, quindi ad altezza ginocchio come vorrebbe Tajani, ma colorate, ricche di ricami, talvolta semitrasparenti al punto da mostrare l’intimo. Ovviamente questi abiti sono stati pensati dal duo creativo prima del fattaccio, ma il tempismo ha invitato a riflettere sull’inadeguatezza del Vicepresidente e su quanto moda e politica vadano a braccetto. Perché è importante cosa si indossa, essendo una dichiarazione di intenti e di ideali.

Gucci alla Milano Fashion Week

Da Gucci, invece, il problema maranza sollevato dalla destra italiana diventa un’estetica. Praticamente, uno schiaffo in faccia a tutti quei politici che tendono a polemizzare sui giovani nelle grandi metropoli. A Demna, direttore creativo del brand, piace stuzzicare i propri spettatori: è successo in grande stile durante il The Store Show, ossia la sfilata organizzata nel corso della settimana della moda milanese. Nella celebre sede di Gucci in via Mecenate, il marchio ha ricreato l’interno di una sontuosa boutique, forse per invogliare a tornare in negozio per acquistare i cosiddetti oggetti del desiderio: borse, cinture, scarpe e bigiotteria di lusso. Demna, infatti, non ha solo dato spazio alle sue fantasie sui maranza, ma ha anche rappresentato lo stile della “sciura” milanese, quello New Preppy e il glamour d’altri tempi, a cavallo tra gli Anni Novanta e i primi Duemila.

La sfilata di MSGM alla Milano Fashion Week
La sfilata di MSGM alla Milano Fashion Week

MSGM alla Milano Fashion Week

Da MSGM, diversamente dagli altri, l’arte viene messa al centro. I colori e la gioia di Mario Schifano vengono spalmati su abiti e accessori per lei e per lui che confermano la passione di Massimo Giorgetti, fondatore e direttore creativo del brand, per gli artisti. Il suo ritorno in passerella coincide con un logo rivisitato e uno spirito rinnovato. Ci sono tutte le carte in regola per ricominciare a essere un fenomeno contemporaneo.

Ferragamo alla Milano Fashion Week
L’utility wear di Ferragamo alla Milano Fashion Week

Ferragamo alla Milano Fashion Week

Da Ferragamo, di contro, si parla dell’utility wear Anni Quaranta. In un periodo storico animato da guerre e scontri, sembra attuale riflettere su come ci si vestisse nel decennio che ha posto fine alla seconda guerra mondiale. “Era un’epoca in cui l’abbigliamento e la sua struttura definivano postura e decoro: la posizione di una tasca poteva influenzare sia il modo di stare in piedi sia quello di comportarsi”, spiega Maximilian Davis, direttore creativo del marchio. “Volevo riprendere alcuni elementi di quella silhouette e attualizzarli”. Non solo, il Surrealismo resta una forte ispirazione di Davis, infatti le texture tonali dei ritratti onirici vengono tradotte in trasparenze e contrasti materici.

Fendi alla Milano Fashion Week

Da Fendi rivive lo stile libero di Raffaella Carrà e Adriano Celentano, durante il loro famoso siparietto televisivo sulle note di Prisencolinensinainciusol, nel programma Milleluci del 1974. Non-colori, silhouette particolarmente enfatizzanti, tessuti leggeri e punti luce impreziosiscono la collezione che segna un anno della direzione creativa di Maria Grazia Chiuri per il brand romano. È una collezione attuale perché riflette la nostalgia contemporanea per personaggi e tempi ormai andati, che incarna un modo di vestirsi realmente autentico e profondamente elegante. Senza sforzo, come si dice oggi.

Il made in italy secondo Bottega Veneta alla Milano Fashion Week
Il made in italy secondo Bottega Veneta alla Milano Fashion Week

Bottega Veneta alla Milano Fashion Week

Da Bottega Veneta la questione è più orientata sull’artigianato. I materiali, con le loro infinite lavorazioni, ribadiscono quanto sia importante la materia prima per un brand come questo, passato alla storia della moda per l’Intrecciato e noto specialmente per l’utilizzo creativo della pelle. Louise Trotter, dopo un anno come direttrice creativa, è la personalità perfetta per Bottega Veneta perché ben conscia dell’importanza dell’artigianato e del made in Italy per un’azienda simile. Sono temi sentiti, anche per via della loro crisi.

Giulio Solfrizzi

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Giulio Solfrizzi

Giulio Solfrizzi

Barese trapiantato a Milano, da sempre ammaliato dall’arte del vestire e del sapersi vestire. Successivamente appassionato di arte a tutto tondo, perseguendo il motto “l’arte per l’arte”. Studente, giornalista di moda e costume, ma anche esperto di comunicazione in crescita.

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