Michelangelo Consani / Lori Lako

Informazioni Evento

Luogo
IEEDIFICIO57
Via di Berignano, 57, San Gimignano SI, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
26/09/2026

ore 15

Artisti
Michelangelo Consani, Lori Lako
Generi
arte contemporanea, doppia personale

La nuova stagione espositiva di ieedificio57 si apre con la doppia personale di Michelangelo Consani (Livorno, 1971) e Lori Lako (Pogradec, Albania, 1991), dal titolo Assolutamente meraviglioso!

Comunicato stampa

La nuova stagione espositiva di ieedificio57 si apre con la doppia personale di Michelangelo Consani (Livorno, 1971) e Lori Lako (Pogradec, Albania, 1991), dal titolo Assolutamente meraviglioso!

I due artisti hanno intrecciato, in momenti differenti del proprio percorso, un rapporto di lavoro e confronto con il critico e curatore Pier Luigi Tazzi, attraverso esperienze e progetti che hanno lasciato un segno nelle rispettive ricerche.

Per Consani, questo rapporto si sviluppa nel corso degli anni attraverso letture, conversazioni, progetti condivisi e numerosi viaggi, che li conducono più volte anche in Oriente. Il 25 aprile 2021, alla galleria ME Vannucci di Pistoia, Consani e Tazzi presentano Attraversò il campo di patate senza farsi alcun male, progetto concepito per gli spazi interni ed esterni della galleria e punto di arrivo di un lungo percorso di collaborazione. Sarà l’ultimo lavoro che realizzano insieme.

Al primo piano di ieedificio57, Michelangelo Consani presenta Una pura formalità, scultura centrale del progetto realizzato nel 2021 negli spazi della galleria ME Vannucci di Pistoia. In quell’occasione, Tazzi scrive:

(…) la scultura sul suo trespolo tinto di verde di una testa in gesso tinta di nero di un giovane. Lo stile è quello delle rappresentazioni monumentali allegoriche in forma di figure virili tipiche dell’arte dei totalitarismi del secolo scorso, che si equivalgono esteticamente che siano fascisti, sovietici o nazisti. La scultura comprende anche un’incudine e un martello, quest’ultimo rotto, il frammento spezzato riposizionato sulla testa del giovane.

Un filo di lana rosso vi si avvolge e taglia il volto in un contrappunto cromatico di grande effetto, che, a me, ricorda i colori di una bandiera degli anarchici.

È quel filo di lana - quella lana proveniente da un altrove - che lega indissolubilmente i due artisti. Una lana che diventa memoria critica nei confronti di tutti i poteri dominanti.

La ricerca di Lori Lako indaga criticamente l’eredità politica e culturale dell’Albania, dalla dittatura comunista alle trasformazioni degli anni Novanta. Attraverso archivi, documenti e memorie personali, l’artista mette in relazione storia collettiva ed esperienza individuale, interrogando i processi attraverso i quali il passato viene trasmesso e ricostruito.

La memoria emerge come uno spazio instabile, capace di conservare, rimuovere e trasformare, rendendo incerto il confine tra testimonianza e costruzione.

Al centro della mostra, una serie di kilim tessuti a mano rielabora simboli e iconografie provenienti da bandiere e nazionalismi. Frammentati e ricomposti; segni, colori e forme generano figure ibride e chimere fantastiche, dissolvendo i confini tra identità differenti. Il linguaggio tradizionale del kilim diventa così uno spazio di trasformazione in cui memoria, identità e rappresentazione collettiva vengono smontate e ricostruite, mettendo in discussione la rigidità dei simboli e delle appartenenze nazionali.

Per concludere, le parole di Pier Luigi Tazzi sull’identità, su quel confine fragile e profondo in cui l’essere artista finisce per coincidere con l’essere persona:

(…) Per Lori non esistono limiti, compimenti, se non per essere attraversati, stravolti, vanificati, e tutto si effonde fino a divenire, a un certo, indefinibile, punto, impercettibile. Lori ha già subito l’urto, o lo ha anticipato. È fuori, già in volo.