Inserzioni | Il Castello Incantato | Omaggio a Remo Salvadori | Premio Piero Siena 2026

Informazioni Evento

Luogo
CASTELLO DI RIVOLI - MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA
Piazza Mafalda Di Savoia , Rivoli, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Artisti
Remo Salvadori
Curatori
Francesco Manacorda, Federica Lamedica
Generi
arte contemporanea, personale, collettiva

Nuove mostre.

Comunicato stampa

Inserzioni
A cura di Francesco Manacorda
Haris Epaminonda, Sung Tieu, Christelle Oyiri

Edificio Castello, I e II piano
Dal 25 settembre 2026

Giunta alla sua terza edizione, Inserzioni conferma il proprio ruolo di laboratorio permanente del Castello di Rivoli. Pensato per invitare artisti contemporanei a confrontarsi con l'architettura incompiuta del Castello e con il percorso della Collezione, il progetto trasforma periodicamente le sale del Museo in una mostra in costante evoluzione.

Uno spazio liminare, una porta al confine tra due diverse dimensioni; un lungo corridoio che sfocia in un’ampia stanza, memoria di una condizione abitativa marginale e marginalizzante; un ambiente in cui si ripropongono diverse realtà monumentali in luoghi, contesti e situazioni le più disparate, frutto di una esistenza in cui il concetto stesso di città si è scomposto, frammentato e divenuto fluido.

Sono queste le riflessioni attorno a un tema – con ogni evidenza al centro del pensiero contemporaneo – a cui sono indipendentemente e autonomamente arrivate Haris Epaminonda, Sung Tieu e Christelle Oyiri, le tre artiste protagoniste della terza edizione di Inserzioni a cura di Francesco Manacorda (dal 25 settembre 2026), il programma di committenze del Castello di Rivoli con cui il Museo invita a realizzare nuove opere in dialogo con gli ambienti del Castello e con la Collezione permanente.

In un’epoca in cui sempre di più i monumenti e gli spazi urbani sono divenuti un luogo contestato di riscrittura della storia – sull’onda di una dinamica identitaria come anche dai fenomeni migratori e altri agenti di divisione – il pensiero creativo si confronta così con una delle urgenze che sempre più si affaccia nelle diverse società: trovare una risposta alla domanda “Dove abiti?”.

Per Francesco Manacorda, “le tre artiste – appartenenti a generazioni e contesti differenti – chiamate a sviluppare progetti site-specific in un dialogo diretto con alcune sale del Castello di Rivoli, hanno ognuna elaborato un gesto creativo che risponde a tale interrogativo, sorto in loro spontaneamente senza alcun stimolo dalla committenza. Le tre artiste non si sono mai confrontate tra loro nel processo di sviluppo delle rispettive commissioni, e tuttavia le opere si collocano in uno stesso orizzonte di urgenze che attraversano il presente in maniera diffusa e non lineare: l’abitare, la migrazione, il rapporto tra passato e presente, le forme invisibili ma strutturanti della vita sociale nel mondo globalizzato. Questo orizzonte, in un certo qual senso, è stato determinato dal luogo per cui le artiste sono state invitate a lavorare: l’architettura incompiuta del Castello di Rivoli, esso stesso monumento e dimora abitata e più avanti destinata a guarnigione militare fino al suo recupero in chiave museale”.

Nato per trasformare il museo in un luogo di produzione oltre che di conservazione, Inserzioni muta periodicamente il percorso espositivo attraverso interventi che prendono forma a partire dagli spazi del Castello. Le nuove opere non occupano semplicemente le sale del Museo, ma instaurano relazioni con la loro storia, con la loro funzione originaria e con le opere della Collezione, modificando il modo in cui questi ambienti vengono attraversati e letti.

Distribuite in diversi punti del percorso espositivo, in discontinuità spaziale tra loro, le nuove opere instaurano relazioni differenti con gli ambienti che le ospitano e con le opere della Collezione permanente, in una sorta di amplificazione di armonia e risonanza. Ciascuna nasce da un’indagine autonoma e da un rapporto specifico con una sala del Castello; è il percorso del visitatore a mettere progressivamente in relazione queste presenze, restituendo un museo che continua a produrre nuove letture del proprio patrimonio e del tempo presente.

Per Haris Epaminonda (Nicosia, Cipro, 1980), la ricerca prende avvio dalla Sala di Bacco e Arianna, originariamente concepita come spazio di passaggio tra gli appartamenti reali. Da qui nasce un collegamento ideale con Casa Mollino, altra architettura costruita come luogo segreto di soglia e di attraversamento. Separate da oltre due secoli, le visioni di Filippo Juvarra e Carlo Mollino vengono accostate dall’artista attraverso una comune attenzione alla dimensione teatrale dello spazio, al mito – greco da una parte, egizio dall’altra – e alla costruzione di ambienti nei quali architettura, decorazione e corpo concorrono a generare un’esperienza percettiva. L’intervento immagina un portale tra questi due luoghi, lasciando affiorare corrispondenze inattese tra ciò che è fisicamente presente e ciò a cui la mente allude, facendole diventare sostanza stessa dell’esperienza.

La commissione di Sung Tieu (Hải Dương, Vietnam, 1987) si inserisce nel percorso di ricerca sviluppato dall’artista per il Padiglione della Germania alla Biennale Arte 2026, dove la mostra Ruin ha trasformato l’architettura che dal 1905 ospita la partecipazione tedesca ai Giardini in una rovina modernista attraverso il rivestimento della facciata con milioni di tessere di mosaico ispirate ai Plattenbauten, gli edifici prefabbricati della Germania Est destinati, tra gli altri, ai cosiddetti “lavoratori a contratto”, in larga parte provenienti dal Vietnam.
Questa ricerca trova una nuova declinazione nella Sala 18 del Castello di Rivoli, alla quale si accede attraverso un corridoio concepito come spazio di transito. Un ambiente rivestito di mosaici introduce il visitatore a un’installazione composta da fotografie, frammenti architettonici provenienti da un edificio demolito e una luce monocromatica ispirata all’illuminazione delle Autobahn tedesche, che altera radicalmente la percezione del colore. Attraverso elementi appartenenti tanto alla memoria personale quanto alla storia urbana, Tieu costruisce un’esperienza in cui l’architettura diventa il luogo in cui si manifestano dinamiche di controllo, marginalizzazione e appartenenza. Lo spazio espositivo non è soltanto contenitore dell’opera, ma un dispositivo percettivo che rende visibili le forme, spesso invisibili, attraverso cui la società contemporanea stabilisce chi può abitare un luogo, a quali condizioni e secondo quali rapporti di potere.

Per l’artista e dj Christelle Oyiri (Valle della Marna, Francia, 1992), il punto di partenza è il concetto di monumento, inteso come schermo su cui proiettare immaginari storici e ideologici che possono essere continuamente ridefiniti. Il nuovo progetto nasce da un’indagine che attraversa diversi spazi urbani per riflettere su come la storia sia spesso il risultato di relazioni, possibilità e condizioni mutevoli. Attraverso una pratica che intreccia racconto personale, immagini, video e materiali d’archivio, Oyiri osserva lo spazio della città di Memphis come luogo nel quale si manifestano identità, appartenenze e forme di negoziazione quotidiana. Nel confronto con il Castello di Rivoli, un monumento rimasto incompiuto, oggi trasformato in museo e, proprio per questo, ancora in qualche modo dimora impossibile, queste riflessioni trovano un ulteriore livello di risonanza.

Con questa terza edizione, Inserzioni conferma il ruolo del Castello di Rivoli come luogo nel quale la committenza contemporanea diventa parte integrante della vita del museo. Se la Collezione custodisce la storia dell’arte contemporanea, le nuove commissioni ne estendono il racconto, facendo del Castello uno spazio in cui il presente continua a essere costruito attraverso la pratica degli artisti.

Si ringrazia il Radical Commissioning Circle per il sostegno a Inserzioni

IL CASTELLO INCANTATO | Il museo come palestra pedagogica
Con la collaborazione curatoriale di
Marcella Beccaria, Francesco Manacorda, Paola Zanini

Terzo piano, Edificio Castello
Da settembre 2026

Il Castello Incantato è un progetto non solo espositivo, ma anche educativo, ideato e allestito con non-adulti coinvolti nel processo di avvicinamento all’arte contemporanea. Il progetto individua nei più giovani i visitatori ideali del museo presente e di quello futuro. Il Castello Incantato si ispira all’idea di agorà, la principale piazza pubblica nelle città dell’antica Grecia, promuovendo l’idea di museo quale luogo di incontro e confronto, palestra pedagogica, esperienziale, inclusiva e scuola di cittadinanza.
Per la nuova edizione 2026, Il Castello Incantato propone un percorso espositivo incentrato su importanti artiste e artisti, le cui opere hanno contribuito in maniera fondamentale alla storia della collezione e delle mostre del Castello di Rivoli. Il progetto presenta lavori di John Baldessari, William Kentridge, Otobong Nkanga e Paola Pivi. Ospiti speciali dell’edizione 2026 sono Peter Friedl con No prey, no pay, grande installazione ispirata ai pirati e alle loro storie dimenticate e Rivane Neuenschwander con dream.lab. Il progetto di Neuenschwander prende spunto dalle creature e dai mostri che abitano i sogni dei bambini. Questa nuova versione dell’opera prodotta dal Museo si ispira anche a disegni dei bambini del territorio, che hanno partecipato a laboratori e workshop del Dipartimento Educazione su indicazione dell’artista.

CONTINUO INFINITO PRESENTE | Omaggio a Remo Salvadori
In collaborazione con Archivio Remo Salvadori

Terzo Piano, Edificio Castello, Sala 35

Nel contesto di Il Castello Incantato, una sala è dedicata a Remo Salvadori, recentemente scomparso durante la preparazione del progetto. “Ricercando la dimensione spirituale nel reale,” dichiara Marcella Beccaria “Remo Salvadori ha tracciato un percorso di rara profondità etica e coerenza. Già avviata in stretto dialogo con l’artista e sviluppata poi in collaborazione con il suo Archivio insieme a Sally Benjamin Salvadori, questa sala è un omaggio a un grande protagonista la cui visione continuerà a risplendere”. Il nuovo allestimento include La stanza delle tazze, 1985-86, importante lavoro sul colore e le forme ispirato ai principi antroposofici di Rudolf Steiner. Insieme a quest’opera appartenente alla Collezione del Castello e di grande rilevanza nella produzione dell’artista, sono presentati altri due importanti lavori di Salvadori, Continuo infinito presente, 1985-2007, una serie di cerchi concentrici ciascuno generato dalla torsione senza interruzione di fili di metallo intrecciati tra loro, e L’osservatore non l’oggetto osservato, 1981-2017. Quest’ultimo appartiene a una tipologia di opere anche allestite personalmente da Salvadori in occasione di Ouverture II Sul museo, la seconda grande mostra organizzata nei primi anni di vita del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea.
Premio Piero Siena 2026 | Stefano Bernardi e Samira Mosca
A cura di Federica Lamedica

Primo Piano, Edificio Castello, Sale 7 e 9
Dal 25 settembre

In collaborazione con la Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige, Ripartizione Cultura italiana e Museion – Museo di arte moderna e contemporanea di Bolzano, il Castello di Rivoli collabora all’edizione 2026 del Premio Piero Siena, nell’ambito di un accordo attraverso il quale la Provincia acquisisce e dona ai musei partner opere di artiste e artisti operanti in Alto Adige, dopo un processo di selezione condotto con i musei stessi. Gli artisti vincitori sono Stefano Bernardi (Bolzano, 1970) per il Castello di Rivoli e Samira Mosca (Bolzano, 1995) per il Museion.

La ricerca di Stefano Bernardi si sviluppa attorno al suono inteso come fenomeno fisico, esperienza percettiva e strumento di relazione. Al Castello è allestita Mélissa 4, installazione realizzata a partire dalla registrazione delle vibrazioni emesse da api che attraversano tubi di differenti dimensioni e materiali, canne d’organo e palloni in lattice. Il progetto riflette sul rapporto tra esseri umani e altre forme di vita, riconoscendo le api non come oggetto di osservazione, ma come presenza attiva nella costruzione dell’opera.

Attraverso fotografia, ceramica, installazione e performance, Samira Mosca indaga il corpo come spazio attraversato da memorie, desideri, traumi e costruzioni culturali e sociali. La sua ricerca esplora il modo in cui norme, patologie e forme di controllo influenzano la percezione del sé e il rapporto con la propria fisicità, intesa come luogo in cui si sedimentano esperienze individuali e collettive. Parte di una serie di opere che l’artista realizza dal 2017, Interspace – Capitolo III riflette sui disturbi alimentari e su come questi scalfiscano i corpi attraverso l’inganno della mente.

Dopo una prima presentazione al pubblico presso il Centro Trevi di Bolzano nell’estate 2026, le opere premiate sono esposte nelle Sale storiche del Castello di Rivoli, la cui Collezione permanente acquisisce l’opera di Bernardi esposta, oltre al lavoro video Mélissa.