Nicola Loviento – Nudi a Nudo. Scatti senza difese
Comunicato stampa
“Nudi a nudo - scatti senza difese”. Il progetto fotografico di Nicola Loviento
(dal 2 al 16 settembre alla Creo Gallery)
Perché non possiamo non dirci voyeur
“Nudi a nudo” non è una mostra, è un alibi. Perché, diciamolo con la franchezza che usiamo poco, non possiamo non dirci voyeur. Guardiamo, sempre. Guardiamo anche quando fingiamo di non guardare. Guardiamo soprattutto quando ci dicono che “non c’è nulla da vedere”. E spiamo. Non lo ammettiamo, non lo confessiamo, non lo mettiamo nei curricula, ma lo facciamo.
Siamo voyeur non per inclinazione, ma per difetto ontologico, l’occhio è un organo che non sa stare zitto. Parla, giudica, divora. E soprattutto tradisce. Tradisce la nostra pretesa di essere creature spirituali, quando invece siamo solo mammiferi che cercano un varco nella pelle altrui per capire qualcosa della propria. Il progetto fotografico di Nicola Loviento parte da qui. Da questa piccola verità scomoda che ci accompagna come un rumore di fondo. Gli scatti di “Nudi a Nudo” non cercano lo scandalo, cercano lo sguardo. Sono immagini che ti mettono davanti a una scena che sembra semplice, ma non lo è. Una luce che non illumina, pose che non rassicurano, corpi che sono segnali, avvertimenti. Aprono un varco, una piega della luce in cui il corpo smette di essere corpo e diventa segno, interrogazione, specchio che non riflette ma distorce. Qui il nudo non è esposto, mette in scena la vulnerabilità, la posa che non seduce ma sfida, la luce che non illumina ma interroga. Ogni fotografia non mostra, evoca. E ciò che evoca è più vero di ciò che mostrerebbe. Il gioco è semplice e spietato. Le immagini non si lasciano consumare, ti costringono a fare i conti con la tua posizione, con la tua responsabilità nel guardare, con quel brivido sottile che nasce quando l’intimità diventa scena e la scena diventa specchio. “Nudi a nudo” è questo, un teatro senza pubblico, dove l’unico spettatore sei tu. Dove ciò che guardi, in fondo, ti sta guardando. La costruzione della mostra offre la tensione tra ciò che è mostrato e ciò che è trattenuto, tra la pelle e il concetto, tra l’intimità e la sua messa in scena. E tu, spettatore, sei lì in mezzo, a fare quello che fai sempre, guardare. Solo che stavolta non puoi far finta di niente. Perché queste immagini non ti chiedono di capire, ti chiedono di assumerti la responsabilità del tuo sguardo. E non è poco. Scatti che non cercano la bellezza, cercano il brivido del vedere. Ti mettono davanti alla tua fame di immagini, alla tua curiosità che non vuole ammettere di essere desiderio, alla tua voglia di capire cosa succede quando l’intimità si lascia fotografare e poi ti fissa, immobile, come una nota che non vuole smettere. E tu ci sei dentro, nudo quanto basta.
Sergio Imperio