No, il woke non è morto! Lo stilista John Galliano rinuncia alla mostra al Met di New York dopo le polemiche

Non si farà più la mostra su John Galliano. Il motivo? Le proteste che non dimenticano le dichiarazioni razziste dello stilista risalenti al 2011. È una decisione epocale per il Met di New York

John Galliano non avrà più la sua grande retrospettiva al Metropolitan Museum of Art di New York. John Galliano: Horizons, la mostra che avrebbe dovuto aprire il 9 maggio 2027 al Costume Institute e accompagnare il Met Gala dello stesso anno, non si farà. A comunicarlo sono stati oggi, 31 agosto, lo stesso Galliano e il Met, con una dichiarazione congiunta. La decisione arriva poche settimane dopo l’annuncio della mostra, avvenuto alla fine di luglio, e dopo le polemiche che avevano accompagnato fin dall’inizio la scelta del Costume Institute. Il progetto avrebbe rappresentato un riconoscimento eccezionale per Galliano: soltanto Yves Saint Laurent e Rei Kawakubo erano stati protagonisti, da stilisti ancora in vita, di una mostra monografica del Met prima di lui. L’esposizione avrebbe ripercorso oltre quarant’anni di carriera, dagli esordi alla Central Saint Martins alle esperienze da Givenchy e Dior, fino agli anni da Maison Margiela e alla celebre collezione Artisanal del 2024.

Il caso di John Galliano

Il problema, naturalmente, non era la moda. Nel 2011 Galliano era stato filmato in un locale parigino mentre pronunciava insulti antisemiti e razzisti. Dopo il caso era stato licenziato da Dior, condannato da un tribunale francese e per anni era rimasto ai margini dell’industria che lo aveva consacrato. Negli anni successivi ha intrapreso un percorso pubblico di riabilitazione, parlando della propria dipendenza da alcol e farmaci, incontrando esponenti della comunità ebraica e lavorando sul rapporto con le persone e le comunità ferite dalle sue parole. La sua carriera, nel frattempo, è ripartita con il lavoro da Maison Margiela, fino alla collezione couture del 2024 che ne ha rilanciato definitivamente la reputazione creativa.

La mostra su Galliano al Met

Quando il Met ha annunciato Horizons, il museo aveva cercato di non rimuovere quella parte della storia. Al contrario, il progetto avrebbe dovuto affrontare esplicitamente anche il comportamento di Galliano e la frattura che aveva provocato nella sua carriera, mettendo in relazione il valore della sua opera con il tema della responsabilità etica. Una scelta che aveva aperto una domanda difficile e molto americana: quanto è possibile separare l’artista dall’uomo? E soprattutto, quando il riconoscimento istituzionale smette di essere una riflessione sul passato e diventa una forma di riabilitazione? È qui che la vicenda Galliano si è intrecciata con il dibattito sulla cosiddetta cancel culture americana. La decisione del Met aveva infatti riaperto una discussione che negli Stati Uniti riguarda ormai da anni il rapporto tra reputazione pubblica e possibilità di redenzione. Per alcuni, una persona che ha commesso un errore grave può essere giudicata anche alla luce di ciò che ha fatto dopo; per altri, concedere a una figura controversa uno dei più importanti palcoscenici culturali di New York equivale a normalizzare o dimenticare ciò che è accaduto.

Le polemiche contro John Galliano

Le critiche sono aumentate negli ultimi giorni. Tra le voci contrarie c’è stata anche quella di Julie Menin, speaker del New York City Council, che ha definito la scelta del Met un “serious mistake” e ha chiesto al museo di ripensare la decisione. La polemica ha assunto un peso particolare anche per la coincidenza tra il Met Gala previsto per il 3 maggio 2027 e Yom HaShoah, la giornata dedicata alla memoria dell’Olocausto. Il Met, però, non ha dichiarato che siano state le proteste a far saltare la mostra. La comunicazione diffusa oggi parla semplicemente di una decisione raggiunta “dopo attente discussioni” tra Galliano e il direttore e CEO del museo, Max Hollein. Anche Galliano, nella sua dichiarazione, sottolinea di essere “profondamente grato” al Met, ad Anna Wintour e al curatore Andrew Bolton per aver creduto nel progetto, ma aggiunge di aver concluso, dopo molte riflessioni e conversazioni, che sia meglio non realizzare la mostra “in questo momento”.

Il futuro del Met Gala 2027

Ancora più significativo è il passaggio in cui Galliano riconosce di essere pienamente responsabile del dolore provocato dalle sue parole, in particolare alle comunità ebraiche e asiatiche. E ammette che l’espiazione non possa essere raggiunta attraverso una mostra, un riconoscimento istituzionale o un singolo gesto pubblico, ma debba essere un processo continuo. Fatto di ascolto, apprendimento e comportamento nel tempo. Per il momento, dunque, non ci sarà John Galliano: Horizons. E non è ancora stato annunciato cosa prenderà il posto della mostra nella primavera 2027, né quale sarà il tema del prossimo Met Gala. Il Met ha fatto sapere che comunicherà più avanti il nuovo progetto del Costume Institute e l’impostazione dell’edizione 2027. Resta però una questione che va ben oltre Galliano.

Giulio Solfrizzi

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Giulio Solfrizzi

Giulio Solfrizzi

Barese trapiantato a Milano, da sempre ammaliato dall’arte del vestire e del sapersi vestire. Successivamente appassionato di arte a tutto tondo, perseguendo il motto “l’arte per l’arte”. Studente, giornalista di moda e costume, ma anche esperto di comunicazione in crescita.

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