Un faro abbandonato di Ancona diventa casa per cento artisti

Da decenni figura di riferimento della scena artistica bolognese, Gianuizzi è originario di Ancona. E nella sua città natale ha vinto il bando di concessione del Demanio per gestire il Faro sul Colle dei Cappuccini nel Parco del Cardeto. Alla fine di settembre la prima attivazione

All’inizio della primavera scorsa, Gino Gianuizzi si aggiudicava la concessione del Faro sul Colle dei Cappuccini, ad Ancona, immobile pubblico tra i beni messi a bando (negli ultimi anni a più riprese) dall’Agenzie del Demanio, per assicurargli una nuova vita.

Il Faro di Ancona sul Colle dei Cappuccini in concessione

La cessione in uso temporaneo, con finalità di valorizzazione culturale vincolata all’apertura al pubblico del sito, riguardava, nel caso specifico, il faro entrato in funzione del 1860, per circa un secolo riferimento per il porto di Ancona, immerso nel Parco del Cardeto, cesura tra la città e il mare (su questa permeabilità tra la terraferma e l’Adriatico si fonda il programma che ha garantito ad Ancona di aggiudicarsi la competizione per Capitale italiana della Cultura 2028).
E l’operazione, pronta ad affidare anche l’area di pertinenza all’aperto circostante il faro, in passato, prima dell’abbandono della struttura, sito militare, si proponeva anche di dialogare con il Piano Città degli Immobili Pubblici di Ancona, proseguendo il percorso già avviato nel Parco del Cardeto, dove negli ultimi anni sono state promosse attività culturali in collaborazione con l’amministrazione comunale.

Il progetto di Gino Gianuizzi per la gestione del Faro sul Colle dei Cappuccini

Gianuizzi, fondatore e anima dell’esperienza neon, a partire dal 1981 (e fino al 2011), oltre che docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna, è da decenni una figura importante per la scena artistica bolognese e italiana. E da Bologna è stato adottato, sin da giovane, pur essendo nato ad Ancona. “Questa cosa del Faro è stata una cosa un po’ casuale: avevo incrociato il bando demaniale, ho pensato che un progetto come il mio, di non facilissima lettura, sarebbe stato certamente scartato. Ma avevo in mente questa idea, e l’ho adattata al contesto, che mi sembrava congeniale. Il Parco del Cardeto è un’area ancora urbana, che però va verso il ‘selvatico’ del Conero. Da una parte c’è il mare, dall’altra la città. Nonostante credessi che avrebbero preferito progetti di rigenerazione turistica più immediati, ho vinto. E mi sono ritrovato con un faro in concessione per i prossimi sei anni!”.

Certo, gli oneri di gestione, tra spese di assicurazione e fondi da investire innanzitutto per il ripristino del sito (non proprio in ottimo stato) e l’avvio delle attività, non sono pochi, e possono spaventare: “Il faro in sé è una torre che contiene solo una scala a chiocciola, e non può essere utilizzato, a differenza dell’adiacente casa del fanalista e dei due ambienti che precedono l’accesso al faro. Ma tutti i manufatti sono abbandonati da almeno 25 anni, fatta eccezione per una breve parentesi di parziale recupero, nei primi Anni Duemila, con le visite guidate del Fai”. Intanto è stata ripulita l’area di pertinenza all’aperto dalla vegetazione che aveva invaso tutto. E con l’autunno si muoveranno i primi passi, per iniziare plausibilmente la programmazione più massiccia la prossima primavera.

Un progetto di valorizzazione culturale e artistica nel Parco del Cardeto

Il progetto a grandi linee è quello di interpretare il luogo attraverso degli artisti che tengano conto di questioni ambientali, del cambiamento climatico, senza fare cose didascaliche, ma lasciando loro massima libertà di lavorare in sintonia con il contesto, allargandosi sul territorio con attenzione alla città, che probabilmente avrebbe bisogno di ritrovarsi un po’ dal punto di vista della produzione culturale e della sperimentazione artistica. Mi stupisce aver ottenuto riscontro e interesse, finora, principalmente da associazioni ambientaliste, e poco da realtà culturali locali. Di certo all’inizio c’è stata anche una certa diffidenza nei confronti di un ‘forestiero’. Ma l’intenzione è quella di collaborare con l’assessorato alla Cultura, anche tenendo conto dell’obiettivo Capitale della Cultura, che può veicolare risorse. Mi diverte l’idea di lavorare nella mia città natale, ma fondamentale è la collaborazione”.

La riattivazione del Faro di Ancona. Tante bandiere d’artista sul Colle dei Cappuccini

Tra settembre e ottobre 2026, Gianuizzi e gli artisti che ha coinvolto per il lancio dell’operazione – “oltre cento, alcuni li conosco da una vita con altri collaboro per la prima volta, e tutti molti felici di partecipare” – daranno un primo segnale di presenza sul territorio: “Ho invitato ciascuno di loro a disegnare una bandiera, non mettendogli limiti. Le bandiere saranno issate, a rotazione, tutt’intorno al faro, che dunque annuncerà il ritorno in attività, pur con una nuova natura”. Tante storie con cui interagire, nel punto più alto della città, “che si vede dal mare e camminando nel Parco, a una distanza tutto sommato contenuta dal centro e dal Duomo”.

La programmazione futura nel Faro sul Colle dei Cappuccini

L’idea che orienterà anche la programmazione futuro fa capo al concetto degli “imboscati”, che “agiscono in relazione con l’ecosistema e per coltivare memoria diffusa e sapere condiviso; esercitano l’immaginazione per costruire mondi altri; operano con strumenti nuovi per il recupero di attività appartenenti alla cultura storica; mettono al centro del loro fare la relazione con i luoghi e con i loro abitanti”. E infatti l’interazione con la comunità sarà centrale: “Vogliamo attivare workshop per la cittadinanza coinvolgendo non solo artisti, ma anche scienziati. E coinvolgere le scuole e i più giovani”. Ci saranno anche passeggiate guidate dagli artisti, proiezioni, e tutto quanto sarà possibile attivare con la partecipazione di tutti. Per restituire ad Ancona il suo faro.

Livia Montagnoli

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