Art Society è il nuovo gioco da tavolo che vi fa diventare dei collezionisti d’arte
Vestirete i panni di un intenditore che cerca di mettere insieme la quadreria più varia e suggestiva. Tra dinamiche d'asta e parodie di capolavori della storia dell'arte, ecco cosa ci è piaciuto (e cosa no)
Creare la quadreria più prestigiosa, la più varia, la più logica, sbaragliando la concorrenza: è questo l’obiettivo del gioco da tavolo Art Society. Edito da Mighty Boards e portato in Italia da Giochi Uniti, la prima creazione del game designer Mitch Wallace permette ai giocatori di immedesimarsi nei panni di un intenditore che cerca di mettere insieme la collezione più diversa e intelligente, accaparrandosi gli affari migliori e piazzando le opere – tutti dipinti, divisi in paesaggi naturali, paesaggi urbani, nature morte e ritratti – in modo strategico.
Arte e giochi da tavolo: un’accoppiata che funziona
Giochi di stampo artistico ce ne sono, in giro, e anche molto belli: tra i più famosi e apprezzati ci sono Azul, dove siete dei ceramisti incaricati di decorare le pareti del Palazzo Reale di Evora; Sagrada, che vi trasforma in mastri vetrai e vi fa partecipare alla creazione delle vetrate della Sagrada Familia; Canvas, in cui si creano dei quadri utilizzando gli elementi grafici disponibili; o anche Fresco, in cui si assume il ruolo di pittori del Rinascimento che competono per ottenere maggior il prestigio restaurando, appunto, un affresco.
Poi c’è un discorso a parte per il genere dei giochi di società commerciali su musei e collezionismo: negli Anni ’90 sono usciti Sold!, sulla compravendita di arte antica; Vernissage, che replica piuttosto bene le dinamiche proprie delle gallerie e le tipologie umane che le frequentano; e Modern Art, in cui si rappresenta un museo che cerca di acquistare e rivendere dipinti al miglior prezzo. Negli ultimi anni si è tornati al genere con The Gallerist, in cui sono combinate dinamiche di promozione e vendita a obiettivi di tendenza e reputazione, e, più di recente, Art Gallery, la cui sfida è quella di creare un tour coerente e coinvolgente per accompagnare i visitatori in mostra.
Come si gioca ad Art Society
Il gioco, da due a quattro giocatori, è strutturato così: a ogni round, un giocatore assume il ruolo di banditore d’asta, e potrà scegliere un numero fisso di tessere-dipinto (del numero dei giocatori + 1) da mettere all’asta. Queste, tutti di forme diverse, sono i quadri che andranno nelle collezioni dei partecipanti: ciascun giocatore avanza una delle proprie carte offerta (da 1 a 20), coperta: rivelandole, si stabilirà l’ordine di scelta. Il dipinto avanzato finirà al museo, creando una collezione parallela che cambierà il valore delle quadrerie dei giocatori: più un tipo di opera viene scartata più, paradossalmente, crescerà di valore, ribaltando il calcolo dei punti.
Una volta scelto, bisognerà posizionare il vostro nuovo dipinto sulla plancia: deve essere ortogonalmente adiacente a un’opera già presente, e se viene posto accanto a un dipinto con la stessa cornice darà dei punti bonus (con tanto di suppellettili per gli interstizi tra i quadri). Attenzione però a non mettere vicini due dipinti dello stesso tipo: annullerà il punteggio di entrambi. Se non puoi (o non vuoi) posizionare un dipinto, puoi conservarlo per un secondo momento “affidandolo” al tuo assistente, disegnato sulla plancia giocatore a fianco dell’area espositiva (ognuna ne ha uno diverso, inclusi un segugio e un bambino), oppure scambiarlo con un dipinto dello stesso tipo presente nel museo, o infine metterlo nella pila degli scarti (cosa che però fa perdere punti).

Cosa ci è piaciuto e cosa no del gioco da tavolo Art Society
Art Society, in concorso per il Gioco dell’Anno 2026 del Lucca Comics & Games, è un gioco facile e divertente da imparare, da preparare, e da giocare: funziona bene il sistema d’asta, ormai molto comune in diverse tipologie di gioco da tavolo, e il processo di combinazione delle tessere per fare punti è creativo e bello da vedere. Gli amanti dell’arte apprezzeranno le singole tessere, tutte parodie di capolavori della storia dell’arte occidentale moderna e contemporanea (con qualche eccezione per l’arte orientale): dalla Dama con l’ermellino di Leonardo alla Terrazza del caffè di Van Gogh, passando per il Napoleone di Jacques-Louis David e il Viandante di Caspar Friedrich, tutti hanno qualche bizzarro dettaglio fuori posto.
Cosa non funziona? Da un punto di vista strategico, come in molti altri giochi d’asta, in due è meno divertente che in tre o quattro giocatori, perché man mano che gli spazi sulla “parete” si riducono, si può osservare cosa l’avversario può o non può usare e scegliere quadri che lo metteranno in difficoltà. Da un punto di vista tematico invece, convince poco l’aver privilegiato la concordanza tra cornici e la discordanza tra tipologie di opere: pur capendo la logica in un’ottica di giocabilità, è un po’ un controsenso non poter accostare opere simili per soggetto. Soprattutto se la vostra collezione vuole spiccare in un panorama competitivo.
Giulia Giaume
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