Antonio Carena – Magnificare
La mostra, a cura di Casa Museo Antonio Carena in collaborazione con Fondazione Italo Bolano, propone una selezione di opere dagli anni ’60 agli anni 2000, ripercorrendo la ricerca di un artista ironico, anticonformista e profondamente legato alla sperimentazione.
Comunicato stampa
Sabato 22 agosto dalle 18.30 alle 20.30, presso l’Open Air Museum Italo Bolano di Portoferraio (via Scotto, 14, Loc. San Martino), si inaugura la mostra Antonio Carena. MAGNIFICARE, a cura di Casa Museo Antonio Carena, in collaborazione con Fondazione Italo Bolano. La retrospettiva celebra la memoria di un artista che ha segnato il proprio tempo grazie al suo genio intuitivo e avanguardista con una selezione di opere che va dagli anni ’60 agli anni 2000. Personaggio dal cipiglio ironico e determinato, Antonio Carena (Rivoli, 1925 – Torino, 2010) ha lasciato una ricca produzione che testimonia anni di sperimentazione e di ricerca e, soprattutto, una casa museo a Rivoli dove oggi è possibile scoprire la dimensione privata e creativa dell’artista, raccontata da un affascinante percorso che spazia tra opere, oggetti personali, fotografie, lettere e materiali d’archivio. Ospitando la mostra dentro la galleria dell’Open Air Museum, la Fondazione Italo Bolano sottolinea così l’importanza di promuovere storie che chiedono di non essere dimenticate, custodendone volti, luoghi e persone che ne portano avanti con dedizione un’eredità che si apre al confronto, al dialogo e alla condivisione.
Divenuto noto per l’invenzione delle cosiddette “cielagioni”, trompe-l’oeil di cieli che, dalle parole stesse dell’artista, nascono con l’intenzione di “coltivare l’ironia per slontanare l'idiozia”, ma anche per “evidenziare l’artificioso avanzante con gusto dissacratorio”, la maturità di Carena si muove dentro un linguaggio che guarda all’arte oggettuale e concettuale, con il fiorire dei primi esiti all’interno del fervore culturale torinese della fine degli anni ’60. Difatti, è proprio a partire da quegli anni, con un picco nei ’70, che il Piemonte, con particolare fulcro a Torino, ha rappresentato uno dei centri più vivi e dirompenti d’Europa per l’arte contemporanea, un territorio che ha visto la consacrazione dell’Arte Povera, ad esempio, l’esplorazione dell’arte concettuale, la nascita di gallerie d’avanguardia e la sperimentazione tra linguaggi visivi e scientifici. Magnificare, espressione propria di Carena, rende così omaggio alla parabola più intensa e duratura del suo percorso, con opere che testimoniano il superamento della pittura, l’interesse per l’uso di materiali diversi come supporti per opere che diventano sempre più oggetti-manufatti che strizzano l’occhio anche all’estetica dell’allora neonata Pop Art americana. Come afferma Barbara Aimar nel suo articolo su Torino Magazine (2012): “Carena si colloca tra i primi artisti italiani che hanno lavorato sul prelievo di parti dell’oggetto desunto dall’ambiente urbano e industriale, mettendone a fuoco il dato speculare. Egli sostituisce la superficie della tela con parti di carrozzeria resa speculare; “non dipinge più” ma presenta e osserva gli eventi che si riflettono deformati sulla superficie dell’oggetto industriale, in paritetica integrazione con il reale”.