Non è la prima volta. Storia del furto di Antonello di Messina a Novara nel 1974

Nel luglio 1974 un piccolo dipinto attribuito ad Antonello da Messina sparì dal Museo del Broletto insieme ad altre sette opere. Cinquantadue anni dopo, una fotografia scattata nel 1961 dall’Archivio SCALA continua a conservarne la memoria. La storia

Non è la prima volta che un’opera attribuita ad Antonello da Messina diventa oggetto di un clamoroso furto, come quello avvenuto nella notte del 15 agosto 2026 a Messina. È il caso dell’Ecce Homo già conservato al Museo del Broletto di Novara, un piccolo dipinto attribuito al celebre pittore quattrocentesco, sottratto nella notte tra il 23 e il 24 luglio del 1974 insieme ad altre sette opere. Da allora il dipinto non è stato recuperato e la sua vicenda è entrata nella lunga lista dei grandi furti d’arte italiani ancora irrisolti.

A restituirci oggi almeno un’immagine di quell’opera è una fotografia realizzata nel 1961 da SCALA – Istituto Fotografico Editoriale, entrata quasi sessant’anni più tardi nel lavoro del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Il Museo del Broletto di Novara: la storia

Il Broletto è un complesso architettonico che per secoli ha rappresentato uno dei centri della vita pubblica cittadina di Novara. Nato dalla fusione di quattro edifici costruiti tra il XIII e il XVIII Secolo, ovvero il Palazzo dell’Arengo, il Palazzetto dei Paratici, il Palazzo del Podestà e il Palazzo della Referenderia, il complesso fu profondamente rimaneggiato nell’Ottocento e interessato da una grande campagna di restauri negli anni Trenta del Novecento.

Dopo la Seconda guerra mondiale, mentre il Salone dell’Arengo veniva destinato alle cerimonie pubbliche e alle esposizioni più importanti, gli altri ambienti del Broletto continuarono a custodire le collezioni artistiche della città. Tra queste anche la raccolta di Alfredo Giannoni, uno dei nuclei più importanti del patrimonio novarese, contraddistinto dalla storia artistica locale e da opere dell’Ottocento e del primo Novecento.

Il furto dell’“Ecce Homo” di Antonello da Messina del 1974 a Novara

Ma è nella notte tra il 23 e il 24 luglio 1974 che il museo viene segnato da uno dei furti d’arte destinati a rimanere nella storia. Insieme ad altre sette opere viene sottratto anche l’Ecce Homo attribuito ad Antonello da Messina. Le cronache successive hanno sottolineato quanto fosse fragile il sistema di sicurezza del museo: all’epoca, secondo le ricostruzioni, il Broletto non disponeva di un impianto d’allarme e nemmeno di un direttore.
Oggi la scheda della Fondazione Zeri restituisce però un elemento essenziale per leggere correttamente la storia attributiva del dipinto: l’opera è infatti catalogata come Ecce Homo di autore anonimo del XV Secolo, con precedenti attribuzioni ad Antonello da Messina e a Pietro de Saliba. La scheda registra inoltre come ultima collocazione proprio il Museo e Pinacoteca Civica del Broletto di Novara e specifica che l’opera fu rubata nel 1974.

Al di là delle oscillazioni attributive, resta il fatto che quel dipinto è scomparso e non è stato più ritrovato, nonostante le richieste di informazioni erano passate anche per la nota trasmissione Rai, Chi l’ha visto?, nel 2021. La sua fotografia, invece, è sopravvissuta.

Una fotografia del 1961 contro l’oblio

È qui che entra in scena SCALA – Istituto Fotografico Editoriale, realtà nata a Firenze nel 1953 dall’iniziativa di John Clark e Mario Ronchetti, due giovani studenti di storia dell’arte sostenuti da Roberto Longhi. L’intuizione di Longhi era allora pionieristica: fotografare professionalmente le opere d’arte e l’architettura a colori, mettendo a disposizione dell’editoria immagini di alta qualità utili allo studio e alla documentazione del patrimonio.
SCALA sviluppò poi questa attività affiancandovi testi di storici dell’arte e pubblicazioni monografiche in diverse lingue. Questa vocazione documentaria ha fatto sì che, decenni dopo, un’immagine potesse tornare ad avere un ruolo investigativo. Nel 2020 SCALA è entrata in contatto con il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, fornendo uno scatto del 1961 dell’Ecce Homo necessario alla sua identificazione.

Dal secondo Dopoguerra a oggi sono moltissimi i beni culturali italiani finiti in questa zona d’ombra: dipinti, sculture, strumenti musicali e altri manufatti. Alcuni sono diventati autentici simboli dell’arte scomparsa, come la Natività con i santi Lorenzo e Francesco di Caravaggio, la Madonna dell’Orto di Giovanni Bellini o la Sacra Famiglia del Garofalo. La storia dell’Ecce Homo del Broletto appartiene a questa stessa geografia della perdita.

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Redazione

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