Le novità editoriali dedicate all’arte, alla fotografia, alla cultura visiva e al pensiero critico sono tante, spesso bellissime, e raccontano con precisione le urgenze del presente. Ma ogni tanto è necessario — e anche piacevole — rallentare, tornare indietro, cercare in libreria o in biblioteca quei libri usciti da anni, magari già diventati classici, che non abbiamo ancora letto o che meritano una rilettura più attenta.
I libri da riscoprire in estate
Questa selezione nasce proprio da qui: dal desiderio di affiancare alle uscite più recenti una piccola biblioteca estiva di testi fondamentali, capaci di formare lo sguardo di chi ama l’arte. Da Carla Lonzi a Roberto Longhi, da Panofsky a Wölfflin, da Warburg a Benjamin, fino a Krauss, Bourriaud, Haskell, Didi-Huberman, Klee, Kandinskij e alle riflessioni più vicine a noi su rete, meme e cultura digitale, questi libri attraversano la storia dell’arte, la critica, la teoria delle immagini, la spiritualità della forma, la politica dello sguardo e il rapporto tra arte e società. Sono volumi da comprare, certo, ma anche da prendere in prestito, da cercare sugli scaffali di una biblioteca, da leggere senza fretta nei giorni più lenti dell’estate. Perché recuperare un classico non significa fare un esercizio nostalgico: significa ritrovare strumenti ancora vivi, capaci di aiutarci a capire meglio le opere, i musei, le immagini che ci circondano e il modo in cui continuiamo a guardarle.

Carla Lonzi – Autoritratto
Ci sono libri che non invecchiano perché non sono mai stati davvero assimilati. Autoritratto, pubblicato per la prima volta nel 1969, appartiene a questa categoria rara: un testo che ha cambiato il modo di pensare la critica d’arte in Italia e che continua a risultare sorprendentemente vivo forse proprio perché non somiglia a nessun modello consolidato. Carla Lonzi non costruisce un saggio tradizionale, né una raccolta ordinata di interviste. Compone piuttosto un montaggio di voci, incontri, intuizioni e fratture, trasformando il dialogo con gli artisti in una forma di conoscenza reciproca.
Il libro nasce dal confronto con alcune figure centrali dell’arte italiana e internazionale del secondo Novecento, da Carla Accardi a Lucio Fontana, da Jannis Kounellis a Giulio Paolini, da Pino Pascali a Cy Twombly. Ma il suo centro non è la celebrazione degli artisti. Lonzi usa l’incontro con loro per mettere in crisi il ruolo stesso della critica, la sua distanza, la sua autorità, la sua pretesa di spiegare l’opera dall’esterno. L’opera d’arte diventa per lei una possibilità di relazione, un luogo in cui avvicinarsi non solo all’altro, ma anche a una zona più autentica di sé.
È questo l’aspetto ancora più radicale di Autoritratto: la critica non viene esercitata come giudizio, ma come ascolto. Lonzi rinuncia alla posizione di chi interpreta dall’alto e sceglie una scrittura mobile, frammentaria, esposta, capace di accogliere esitazioni, contraddizioni, lampi di consapevolezza. In questo senso il libro anticipa molti temi che attraverseranno il suo femminismo: l’autocoscienza, la relazione, la differenza, il rifiuto dei linguaggi di potere maschili, la ricerca di una parola non subordinata ai codici culturali dominanti.
Carla Lonzi – Autoritratto
La Tartaruga, 2024
416 pp., € 22,00
ISBN 9788894814491

Roberto Longhi – Caravaggio
Tra i libri da leggere almeno una volta nella vita, Caravaggio di Roberto Longhi occupa un posto quasi obbligato. Pubblicato per la prima volta nel 1952 e poi ampliato nel 1968, resta uno dei testi più influenti mai scritti sul pittore lombardo, ma anche un esempio raro di critica d’arte capace di unire precisione storica, invenzione linguistica e forza narrativa. Longhi non si limita a ricostruire una vicenda artistica: restituisce Caravaggio come una frattura, un’apparizione violenta e necessaria dentro la pittura europea.
Il cuore del libro è la lettura del naturalismo caravaggesco, inteso non come semplice fedeltà al vero, ma come rivoluzione dello sguardo. Per Longhi, Caravaggio porta nella pittura una realtà fisica, drammatica, antidealizzata: corpi presi dalla strada, luci taglienti, volti popolari, gesti sospesi tra teatralità e quotidiano. La sua grandezza non consiste solo nell’aver cambiato la rappresentazione del sacro, ma nell’aver trasformato il rapporto tra pittura e vita, tra immagine e presenza.
L’aspetto più sorprendente, riletto oggi, è la qualità della scrittura. In un ambito spesso reso opaco dal linguaggio specialistico, Longhi costruisce pagine di straordinaria densità ma anche di grande leggibilità. La critica diventa racconto, interpretazione, ritmo. Ogni opera è avvicinata come un evento visivo, e il lettore ha la sensazione di seguire non una lezione accademica, ma una lunga attraversata dentro una pittura che continua a interrogare il presente.
Roberto Longhi – Caravaggio
Editori Riuniti, 2006
XXXVIII + 245 pp., € 18,00
ISBN 9788835958710

Nicolas Bourriaud – Estetica Relazionale
Tra i libri da recuperare per capire l’arte degli ultimi decenni, Estetica relazionale di Nicolas Bourriaud resta una tappa quasi inevitabile. Pubblicato alla fine degli Anni Novanta e poi diventato uno dei testi teorici più discussi della contemporaneità, il volume ha avuto il merito di dare un nome e una cornice critica a una serie di pratiche artistiche che spostavano l’attenzione dall’oggetto alla relazione, dall’opera come forma chiusa all’opera come occasione di incontro.
Bourriaud osserva un’arte che non vuole più soltanto rappresentare il mondo, ma produrre situazioni, scambi, microcomunità temporanee. L’artista diventa allora qualcuno che costruisce dispositivi di relazione: cene, conversazioni, ambienti condivisi, pratiche partecipative, forme di coabitazione simbolica. Non si tratta semplicemente di “coinvolgere il pubblico”, ma di immaginare l’opera come uno spazio in cui possono emergere nuove modalità di stare insieme, per quanto fragili, provvisorie o ambigue.
L’aspetto più interessante del libro, riletto oggi, sta nella sua doppia natura: da un lato è un documento fondamentale per comprendere l’arte degli anni Novanta; dall’altro continua a funzionare come una domanda aperta sul presente. In un’epoca in cui le relazioni sono continuamente mediate, profilate e monetizzate dalle piattaforme digitali, la nozione di arte relazionale acquista infatti un’ambivalenza nuova. Ci costringe a chiederci che cosa significhi davvero produrre incontro, comunità, prossimità, e quando invece la relazione rischi di diventare una forma addomesticata di partecipazione.
Nicolas Bourriaud – Estetica relazionale
Postmedia Books, 2010
144 pp., € 16,90
ISBN 9788874900473

Erwin Panofksy – La prospettiva come “forma simbolica”
La prospettiva come “forma simbolica” di Erwin Panofsky resta uno dei testi più influenti e sorprendenti della storia dell’arte del Novecento. Pubblicato originariamente nel 1927, il saggio ha cambiato il modo di intendere la prospettiva, sottraendola alla dimensione puramente tecnica per leggerla come una costruzione culturale: non soltanto un metodo per rappresentare lo spazio, ma una forma attraverso cui un’epoca organizza il proprio rapporto con il mondo.
La grande intuizione di Panofsky sta proprio nel mostrare che la prospettiva non è mai neutrale. Quello spazio apparentemente razionale, ordinato, misurabile, che associamo al Rinascimento, non è una semplice conquista ottica, ma l’espressione di una visione dell’uomo, della realtà e della conoscenza. La prospettiva trasforma il mondo in immagine coerente, lo rende abitabile dallo sguardo, ma allo stesso tempo lo sottopone a un preciso sistema mentale, geometrico e simbolico.
L’aspetto ancora oggi più fertile del libro è la sua capacità di tenere insieme storia dell’arte, filosofia, teoria della percezione e cultura visuale. Panofsky mostra come una modalità di rappresentazione possa modificare l’esperienza stessa del sacro, del naturale, del visionario e dello psicologico. In questo senso, la prospettiva non riguarda solo gli artisti o gli storici dell’arte: riguarda il modo in cui ogni immagine costruisce un punto di vista e, con esso, una certa idea di realtà.
Erwin Panofsky – La prospettiva come “forma simbolica“
Abscondita, 2013
173 pp., € 21,00
ISBN 9788884164148

George Grosz – Un piccolo sì e un grande no
Un’autobiografia di George Grosz non può essere soltanto il racconto di una vita: diventa inevitabilmente il resoconto di un’epoca osservata con occhi feroci. Un piccolo sì e un grande no attraversa guerre, città, ideologie, miseria morale e trasformazioni politiche con la stessa lucidità tagliente che ha reso celebre l’artista tedesco. Grosz scrive come disegna: senza indulgenza, con un’ironia aspra, capace di trasformare il dettaglio grottesco in diagnosi storica.
Il libro permette di avvicinare dall’interno una delle figure più dure e originali della modernità europea. Pittore, grafico, caricaturista, protagonista della stagione dadaista berlinese e testimone spietato della Repubblica di Weimar, Grosz racconta il proprio tempo come un teatro deformato, abitato da militari, borghesi, funzionari, reduci, prostitute, affaristi e profittatori. Ma dietro la satira non c’è soltanto gusto della provocazione: c’è una severità morale profonda, una rabbia contro la violenza, l’ipocrisia e il cinismo del potere.
L’aspetto più interessante dell’autobiografia sta nel continuo passaggio tra vita privata e storia collettiva. Grosz non costruisce un monumento a se stesso, ma un autoritratto inquieto, pieno di contraddizioni, fughe, disincanti e ripensamenti. Il titolo stesso sembra suggerire una postura esistenziale: qualche adesione fragile, molti rifiuti radicali. In questo equilibrio tra partecipazione e distanza si riconosce la forza di un artista che ha saputo trasformare il disgusto per il proprio tempo in una lingua visiva memorabile.
George Grosz – Un piccolo sì e un grande no
Longanesi & C., 1975
337 pp.

Valentina Tanni – Memestetica
Tra i libri da recuperare per capire davvero l’immaginario visivo del presente, Memestetica di Valentina Tanni resta uno dei più necessari. Pubblicato da NERO e diventato rapidamente un testo di riferimento, il volume affronta un territorio che per molto tempo è stato osservato con sufficienza dal mondo dell’arte: quello dei meme, delle gif, dei montaggi amatoriali, dei troll, dei linguaggi nati nelle pieghe di Internet e poi esplosi nella cultura visiva globale.
Il punto di forza del libro sta nel prendere sul serio ciò che spesso viene liquidato come materiale effimero, basso, caotico o semplicemente ridicolo. Tanni mostra invece come la cultura digitale abbia ereditato, deformato e rilanciato molte intuizioni delle avanguardie storiche: appropriazione, collage, anonimato, ripetizione, nonsense, sabotaggio del gusto, cortocircuito tra immagine e linguaggio. Da Duchamp a TikTok, il percorso non è lineare ma sorprendentemente coerente: l’arte del Novecento sembra riapparire nel web in forma mutante, collettiva, accelerata.
L’aspetto più interessante di Memestetica è proprio questa capacità di costruire una genealogia dell’immagine contemporanea senza irrigidirla in una teoria chiusa. Il meme non viene raccontato solo come oggetto comico o virale, ma come forma culturale complessa: un’immagine che circola, cambia autore, cambia significato, si degrada, rinasce, si contamina. In questo senso il libro permette di leggere Internet non come semplice archivio di immagini, ma come ambiente estetico, politico e sociale in cui si ridefiniscono continuamente autorialità, valore, memoria e pubblico.
Valentina Tanni – Memestetica. Il settembre eterno dell’arte
NERO, 2023
303 pp., € 18,00
ISBN 9788880561842

Alberto Arbasino – Le Muse a Los Angeles
Una California attraversata da Arbasino non è mai soltanto una destinazione: diventa subito teatro, museo, fondale, chiacchiera brillante, repertorio di meraviglie e bersagli polemici. In Le Muse a Los Angeles lo spunto è l’apertura del Getty Center sulle colline losangeline, ma il libro si allarga presto in un viaggio più mobile e divagante tra Malibu, Pasadena, San Simeon, San Francisco, dimore leggendarie, collezioni, architetture spettacolari e istituzioni culturali in piena trasformazione.
Il volume funziona come reportage d’arte e insieme come flânerie intellettuale. Arbasino visita musei, giardini, gallerie e residenze storiche con lo sguardo di chi non separa mai l’opera dal contesto che la espone, la conserva, la teatralizza o la consuma. A interessarlo non sono solo i capolavori, ma anche le cornici che li circondano: le politiche museali, le architetture monumentali, i servizi per il pubblico, le ambizioni dei collezionisti, le polemiche sulla manutenzione del patrimonio, il rischio che il museo diventi cattedrale moderna o parco a tema.
Il piacere del libro sta nella sua andatura libera. Arbasino procede per associazioni, paragoni, memorie, deviazioni improvvise, trasformando la visita culturale in una conversazione piena di lampi. La California appare così come un laboratorio estremo del rapporto tra arte, spettacolo, ricchezza e consumo culturale: un luogo dove le Muse devono fare i conti con gli Angeli, ma anche con i grandi capitali, l’architettura firmata, il turismo colto e la spettacolarizzazione del patrimonio.
Alberto Arbasino – Le Muse a Los Angeles
Adelphi, 2000
286 pp., € 18,00
ISBN 9788845915116

Rosalind E. Krauss – L’originalità dell’avanguardia e altri miti modernisti
Ci sono libri che non si limitano a interpretare l’arte del loro tempo, ma finiscono per cambiare il modo stesso in cui la guardiamo. L’originalità dell’avanguardia e altri miti modernisti appartiene a questa categoria. Pubblicato negli anni Ottanta negli Stati Uniti e arrivato in Italia nel 2007, il volume raccoglie alcuni dei saggi più importanti di Rosalind Krauss, una delle voci che hanno ridefinito la teoria dell’arte contemporanea, mettendo definitivamente in crisi molte certezze del modernismo.
L’aspetto più affascinante del libro è la sua capacità di smontare concetti che sembravano intoccabili. L’idea di originalità, il mito dell’artista-genio, l’autonomia del linguaggio modernista vengono sottoposti a una rigorosa rilettura attraverso artisti come Rodin, Picasso, Duchamp e Giacometti, ma anche grazie a una fondamentale reinterpretazione del Surrealismo e del ruolo della fotografia. Krauss dimostra come ogni opera sia attraversata da sistemi di rimandi, ripetizioni e convenzioni culturali che rendono insufficiente una lettura puramente formalista.
Tra le pagine più influenti del volume spiccano quelle dedicate alla griglia e all’indice, due strumenti teorici che hanno segnato profondamente la critica d’arte degli ultimi decenni. Più che semplici categorie interpretative, diventano dispositivi capaci di leggere il passaggio dal modernismo al postmoderno e di spiegare come le immagini costruiscano senso ben oltre la loro dimensione estetica. È qui che il libro continua a parlare con sorprendente attualità anche alle pratiche artistiche del presente.
Rosalind E. Krauss – L’originalità dell’avanguardia e altri miti modernisti
Fazi, 2007
367 pp., € 44,50
ISBN 9788881127887

Tatiana Bazzichelli – La rete come arte
Prima che la rete diventasse sinonimo di piattaforme, feed, metriche e sorveglianza, è stata anche un territorio di invenzione collettiva, scambio orizzontale e sperimentazione artistica. Networking. La rete come arte di Tatiana Bazzichelli torna proprio a quel momento fondativo, ricostruendo una storia italiana fatta di hacker, artisti, attivisti, comunità temporanee e tecnologie usate non come strumenti neutri, ma come spazi da abitare, sabotare, reinventare.
Il libro ha il merito di leggere il network non soltanto come infrastruttura tecnica, ma come forma culturale e pratica estetica. Fare rete, in queste pagine, significa produrre relazioni, condividere saperi, costruire immaginari comuni, trasformare la comunicazione in opera e l’artista in networker. Dal video al computer, dalla mail art alle prime comunità hacker, Bazzichelli segue vent’anni di sperimentazioni in cui l’arte si sposta fuori dai luoghi tradizionali e trova nella connessione il proprio materiale vivo.
Particolarmente preziosa è la mappatura di una scena spesso rimasta laterale rispetto ai racconti ufficiali dell’arte contemporanea: Giovanotti Mondani Meccanici, Tommaso Tozzi, Giacomo Verde, Federico Bucalossi, Jaromil, [epidemiC], 0100101110101101.ORG e molte altre esperienze che hanno intrecciato estetica, tecnologia, attivismo e cultura hacker. Il volume non si limita a registrare nomi e pratiche, ma mostra come in Italia si sia sviluppata una genealogia autonoma della net art, più politica, artigianale e relazionale di quanto spesso si sia riconosciuto.
Tatiana Bazzichelli – Networking. La rete come arte
Costa & Nolan, 2006
333 pp., € 21,00
ISBN 9788874370474

Paul Klee – Confessione creatrice e altri scritti
Quando un artista scrive davvero, non spiega semplicemente la propria pittura: ne prolunga il movimento su un altro piano. Confessione creatrice e altri scritti è uno di quei libri in cui la parola non serve a illustrare l’opera, ma a entrare nel laboratorio mentale da cui l’opera nasce. Paul Klee vi appare non solo come uno dei grandi protagonisti dell’arte del Novecento, ma come un pensatore della forma, capace di interrogare il rapporto tra creazione, natura, simbolo e immaginazione.
Il nucleo più affascinante del volume sta nell’idea che l’arte non sia imitazione del visibile, ma processo generativo. Klee guarda alla forma come a qualcosa che si compone, si scompone, si libera, si organizza per tensioni, ritmi, equilibri. La pittura diventa così una sorta di organismo: non copia il mondo, ma ne reinventa le leggi profonde, cercando di avvicinare ciò che nella realtà resta nascosto, instabile, non del tutto traducibile in immagine.
La scrittura di Klee conserva una qualità rara: è teorica senza diventare arida, poetica senza perdere precisione. Nei suoi ragionamenti sulla polifonia figurativa, sulla fantasia, sui simboli e sul segreto ultimo dell’arte, si avverte una fiducia quasi cosmica nella capacità delle immagini di ampliare l’esperienza umana. L’opera non offre soltanto una forma da contemplare, ma un modo diverso di abitare la complessità del mondo.
Paul Klee – Confessione creatrice e altri scritti
Abscondita, 2024
112 pp., € 14,00
ISBN 9791254721261

Aby Warburg – Atlante delle immagini
Un libro fatto di immagini può essere molto più di un libro da sfogliare: può diventare una macchina per pensare. È questo il caso dell’Atlante delle immagini di Aby Warburg, ultimo e vertiginoso progetto dello storico della cultura tedesco, rimasto come una delle imprese più enigmatiche e feconde del Novecento. Non un saggio lineare, non una storia dell’arte tradizionale, ma un grande dispositivo visivo in cui le immagini vengono accostate per far emergere sopravvivenze, ritorni, migrazioni di forme e gesti attraverso i secoli.
Il fascino dell’Atlante sta nella sua natura aperta. Warburg non cerca una semplice genealogia iconografica, ma costruisce costellazioni: figure dell’antico che riaffiorano nel Rinascimento, formule del pathos che attraversano pittura, astrologia, riti, cronaca, memoria culturale. Le immagini non sono trattate come illustrazioni di un discorso già dato, ma come forze attive, capaci di pensare quasi autonomamente. È per questo che l’Atlante continua a parlare con tanta intensità al presente: perché anticipa un modo di lavorare per montaggi, connessioni, cortocircuiti visivi che oggi ci appare sorprendentemente vicino.
Questa edizione Carocci, curata da Maurizio Ghelardi e Monica Centanni, è preziosa perché accompagna il lettore dentro una struttura spesso percepita come labirintica. Le fotografie originali dell’ultima mostra dell’Atlante e il commento alle logiche che ordinano circa duemila immagini permettono di avvicinare un’opera che non va semplicemente “capita”, ma attraversata. Ogni tavola è un campo di tensioni: tra parola e immagine, memoria e sopravvivenza, razionalità e inquietudine, storia dell’arte e antropologia dello sguardo.
Aby Warburg – L’atlante delle immagini
Carocci, 2026
456 pp., € 59,00
ISBN 9788829029075

Heinrich Wölfflin – Concetti fondamentali della storia dell’arte
Prima ancora di giudicare un’opera, bisogna imparare a vedere come un’epoca ha potuto guardarla. È questa la grande lezione dei Concetti fondamentali della storia dell’arte di Heinrich Wölfflin, uno dei libri che hanno dato alla storia dell’arte moderna una grammatica più solida, capace di descrivere non tanto il valore delle opere, quanto le forme attraverso cui esse diventano visibili e pensabili.
Il volume ruota attorno a un’idea tanto semplice quanto decisiva: il modo di vedere non è universale, non resta identico attraverso i secoli, ma cambia con le culture, gli stili, le possibilità formali di ogni tempo. Per questo Wölfflin non si limita a confrontare Rinascimento e Barocco come due periodi storici, ma li legge attraverso coppie concettuali diventate celebri: lineare e pittorico, superficie e profondità, forma chiusa e forma aperta, molteplicità e unità, chiarezza assoluta e chiarezza relativa.
Il fascino del libro sta nella sua capacità di offrire strumenti molto concreti senza ridurre l’arte a uno schema rigido. Wölfflin insegna a riconoscere le trasformazioni dello sguardo: come cambia il rapporto tra figura e spazio, tra contorno e atmosfera, tra composizione ordinata e movimento, tra immagine stabile e immagine attraversata da tensioni. In questo senso il suo metodo resta utilissimo anche per chi non si occupa professionalmente di storia dell’arte, perché educa a guardare con più lentezza e precisione.
Heinrich Wölfflin – Concetti fondamentali della storia dell’arte
Abscondita, 2023
304 pp., € 29,00
ISBN 9791254721179

Vasilij Kandinskij – Lo spirituale nell’arte
Ci sono momenti in cui un artista non si limita a dipingere un nuovo mondo, ma prova anche a scriverne la nascita. Lo spirituale nell’arte è esattamente questo: non un manuale, non una dichiarazione ordinata di poetica, ma un testo acceso, visionario, attraversato dalla convinzione che la pittura stia entrando in una fase radicalmente nuova. Kandinskij lo termina nel 1910, nel cuore di un’Europa in cui le avanguardie stanno per trasformare per sempre il rapporto tra immagine, forma e interiorità.
Il libro è fondamentale perché accompagna la nascita dell’astrazione non come semplice abbandono della figura, ma come ricerca di una necessità interiore. Colore, linea, forma e composizione non vengono analizzati solo come elementi tecnici: diventano forze spirituali, vibrazioni capaci di agire sull’anima dello spettatore. Kandinskij cerca un’arte che non rappresenti più il mondo esterno, ma che dia forma a movimenti invisibili, a risonanze profonde, a energie che la pittura figurativa non riusciva più a contenere.
L’aspetto più affascinante, riletto oggi, è proprio la mescolanza tra lucidità teorica e slancio profetico. In queste pagine convivono misticismo, musica, filosofia dell’arte e osservazioni quasi artigianali sul funzionamento dei colori. L’azzurro, il giallo, il rosso, la linea, la superficie non sono semplici strumenti compositivi, ma elementi dotati di un carattere, di una temperatura emotiva, di una voce. È una concezione dell’arte che può apparire inattuale, ma che continua a illuminare il legame tra visione e percezione interiore.
Vasilij Kandinskij – Lo spirituale nell’arte
SE, 2005
168 pp., € 19,00
ISBN 9788877106216

Walter Benjamin – L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica
Ci sono saggi così brevi da sembrare quasi tascabili, eppure capaci di modificare per decenni il lessico con cui leggiamo il mondo. L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica è uno di questi: un testo compatto, folgorante, in cui Walter Benjamin affronta non soltanto la fotografia e il cinema, ma la crisi stessa dell’arte nel momento in cui l’immagine può essere riprodotta, diffusa, moltiplicata e sottratta all’unicità dell’originale.
Il centro del saggio è la celebre perdita dell’aura: quella distanza irripetibile che legava l’opera alla sua presenza unica, al suo qui e ora, alla sua dimensione rituale. Con la riproducibilità tecnica, l’immagine diventa accessibile, circolante, democratica, ma anche più esposta alla manipolazione, alla propaganda, all’uso politico. Benjamin non guarda a questo passaggio con nostalgia pura né con entusiasmo ingenuo: intuisce che la modernità visuale apre possibilità emancipative e, insieme, rischi enormi.
Il libro è decisivo perché sposta il discorso estetico sul terreno della storia, della tecnica e della politica. La fotografia e il cinema non sono semplici “nuove arti”, ma dispositivi che cambiano il modo di percepire, ricordare, desiderare, credere. L’opera non è più soltanto oggetto da contemplare: entra nei circuiti della massa, della comunicazione, della ripetizione.
Walter Benjamin – L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica
Einaudi, 2014
106 pp., € 11,00
ISBN 9788806222123

Georges Didi-Huberman – Immagini malgrado tutto
Che cosa può fare un’immagine davanti all’orrore? E che cosa rischiamo di perdere quando dichiariamo certi eventi “inimmaginabili”? Immagini malgrado tutto di Georges Didi-Huberman nasce da quattro fotografie scattate clandestinamente ad Auschwitz-Birkenau nell’estate del 1944 da alcuni membri del Sonderkommando: immagini fragili, parziali, estreme, sopravvissute quasi per miracolo dentro il cuore della macchina di sterminio.
Da questo nucleo visivo minimo, Didi-Huberman costruisce una delle riflessioni più importanti sul rapporto tra immagine, memoria e testimonianza. Il libro non pretende che le fotografie possano “spiegare” Auschwitz, né le trasforma in prova assoluta o in reliquia intoccabile. Al contrario, ne difende la natura lacunosa: proprio perché imperfette, tremanti, strappate a una situazione impossibile, quelle immagini ci obbligano a pensare ciò che resta visibile quando quasi tutto è stato distrutto.
L’aspetto più potente del saggio sta nel suo rifiuto di ogni soluzione comoda. Contro l’idea che l’orrore dei campi sia del tutto irrappresentabile, Didi-Huberman sostiene la necessità etica di guardare ciò che è arrivato fino a noi, senza illudersi che basti guardare per comprendere. L’immagine è insieme documento e ferita, traccia e mancanza, frammento di realtà e campo di interpretazione. Proprio per questo va interrogata con rigore, senza feticizzarla e senza neutralizzarla.
Georges Didi-Huberman – Immagini malgrado tutto
Raffaello Cortina Editore, 2005
228 pp., € 24,00
ISBN 9788870789546

Meyer Schapiro – Parole e immagini. La lettera e il simbolo nell’illustrazione di un testo
Ogni immagine che accompagna un testo sembra, a prima vista, servirlo. Ma cosa accade quando l’illustrazione smette di essere una semplice traduzione visiva delle parole e comincia a interpretarle, spostarle, contraddirle, amplificarle? Parole e immagini di Meyer Schapiro entrano proprio in questa zona di attrito, dove la storia dell’arte incontra la filologia, la semiotica e la teoria della rappresentazione.
Il volume ruota attorno al rapporto tra testo e immagine, tra lettera e simbolo, mostrando come l’illustrazione non sia mai un gesto neutro. Un’immagine può seguire fedelmente una narrazione, ma può anche selezionare un dettaglio, accentuare un significato, introdurre una lettura teologica, morale o culturale che nel testo resta implicita. Schapiro insegna così a osservare la pagina illustrata come un campo di decisioni: ciò che viene mostrato, ciò che viene omesso, ciò che viene trasformato.
L’aspetto più prezioso del libro sta nella capacità di rendere visibile il lavoro dell’interpretazione. Schapiro non guarda le immagini come ornamenti, ma come sistemi complessi di pensiero, capaci di costruire significato attraverso gesti, posture, rapporti spaziali, simboli e scarti rispetto alla fonte scritta. È una lezione ancora utilissima per leggere non solo l’arte medievale o la tradizione dell’illustrazione, ma ogni forma di cultura visuale in cui parola e immagine si contendono il senso.
Meyer Schapiro – Parole e immagini. La lettera e il simbolo nell’illustrazione di un testo
Pratiche, 1992
€ 15,00

Francis Haskell – Mecenati e pittori. L’arte e la società italiana nell’epoca barocca
Un dipinto non nasce mai da solo. Dietro la sua superficie si muovono denaro, ambizioni, devozione, diplomazia, prestigio familiare, gusto, rivalità sociali e strategie di potere. Mecenati e pittori di Francis Haskell parte proprio da questa evidenza, trasformandola in uno dei grandi libri di metodo della storia dell’arte del Novecento: un’opera capace di raccontare il Barocco italiano non soltanto attraverso gli artisti, ma attraverso l’intera società che rese possibili le loro opere.
Il centro del volume è il rapporto tra creazione artistica e committenza. Haskell mostra come cardinali, principi, ordini religiosi, collezionisti e istituzioni abbiano orientato il destino della pittura, determinando occasioni, soggetti, formati, carriere e fortune critiche. L’arte non viene così ridotta a prodotto sociale, ma ricollocata dentro una rete viva di relazioni, interessi e desideri. È in questa trama che le opere ritrovano spessore: non oggetti isolati da ammirare, ma risposte complesse a un mondo altrettanto complesso.
L’aspetto più affascinante del libro sta nella sua ampiezza. Mecenati e pittori intreccia storia dell’arte, storia culturale, storia economica e storia delle idee, restituendo l’Italia barocca come un laboratorio di forme e poteri. Haskell scrive con una chiarezza rara, evitando tanto il tecnicismo specialistico quanto la semplificazione divulgativa: ogni vicenda di collezione, ogni scelta iconografica, ogni rapporto tra artista e patrono diventa un modo per capire come si costruisce il valore dell’arte.
Francis Haskell – Mecenati e pittori. L’arte e la società italiana nell’epoca barocca
Einaudi, 2020
696 pp., € 32,00
ISBN 9788806244330
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