Il nuovo film del grande regista Kore-eda racconta la perdita nell’era dell’intelligenza artificiale
Dopo il debutto in Concorso al Festival di Cannes 2026, il regista giapponese torna al cinema con “Sheep in the Box”, un'opera che affronta il lutto, la genitorialità e il rapporto con le nuove tecnologie
Hirokazu Kore-eda (Nerima City, 1962) cambia scenario ma non cambia sguardo. Da oltre vent’anni il regista giapponese racconta le fragilità della famiglia, le relazioni che si costruiscono al di là dei legami di sangue e la ricerca di un equilibrio dopo una perdita. Con Sheep in the Box, in arrivo nelle sale italiane dal 27 agosto distribuito da Lucky Red e BIM Distribuzione, sceglie per la prima volta di confrontarsi apertamente con la fantascienza, senza rinunciare a quella dimensione intimista che ha fatto la fortuna di opere come Un affare di famiglia, Palma d’Oro nel 2018, Father and Son, Broker e Monster.
La trama del film “Sheep in the Box” del regista Kore-eda
L’ambientazione è quella di un Giappone di un futuro molto vicino al nostro, dove il progresso tecnologico sembra ormai in grado di offrire una risposta persino all’assenza. Al centro della vicenda ci sono due genitori, interpretati da Haruka Ayase e Daigo Yamamoto, distrutti dalla morte del figlio. La loro esistenza cambia quando accolgono in casa Kakeru, un sofisticato androide progettato per assomigliare al bambino che hanno perduto. Non è semplicemente un robot, ma un’entità programmata per apprendere, crescere e inserirsi nei meccanismi affettivi della famiglia.
Lutto, genitorialità e nuove tecnologie nel film “Sheep in the Box”
Da questo presupposto nasce una riflessione che va ben oltre il racconto fantascientifico. Kore-eda utilizza l’intelligenza artificiale non come spettacolo tecnologico, ma come strumento per esplorare il modo in cui gli esseri umani elaborano il dolore. Quanto siamo disposti ad accettare una copia pur di non affrontare l’assenza? È possibile ricostruire un legame affettivo attraverso una macchina? E soprattutto, il conforto offerto dalla tecnologia può trasformarsi in una nuova forma di dipendenza emotiva? Il regista ha raccontato che l’idea del film è nata dopo aver letto di alcune aziende impegnate nello sviluppo di sistemi capaci di ricreare digitalmente persone scomparse grazie all’intelligenza artificiale. Più che le potenzialità della tecnologia, ad affascinarlo è stato il disagio provocato da questa prospettiva, una sensazione che ha deciso di trasformare nel motore narrativo del film.
I precedenti famosi: A.I. e Black Mirror
È inevitabile che un’opera costruita su questi temi richiami alla memoria altri immaginari cinematografici. Il pensiero corre a A.I. – Intelligenza Artificiale di Steven Spielberg, ma anche alle inquietudini etiche che hanno reso celebre la serie Black Mirror. Eppure Kore-eda percorre una strada diversa: rinuncia agli effetti spettacolari per concentrarsi sulle emozioni, affidando il peso del racconto agli sguardi, ai silenzi e ai piccoli gesti quotidiani che da sempre caratterizzano il suo cinema. Presentato in Concorso al Festival di Cannes 2026, Sheep in the Box ha alimentato il dibattito tra critica e pubblico proprio per il suo tentativo di fondere il melodramma familiare con la riflessione sull’intelligenza artificiale. Al di là delle diverse interpretazioni, il film conferma la volontà di Kore-eda di continuare a sperimentare senza tradire la propria identità autoriale.
L’Intelligenza Artificiale secondo Kore-eda
In un momento storico in cui l’intelligenza artificiale entra sempre più nella vita quotidiana, Sheep in the Box evita facili entusiasmi e altrettanto semplici allarmismi. Preferisce, piuttosto, porre una domanda destinata a rimanere aperta anche dopo i titoli di coda: se una macchina fosse capace di imitare perfettamente chi abbiamo amato, sarebbe davvero sufficiente a colmare il vuoto della sua assenza? Ed essendo Koreeda un regista assai prolifico per fortuna, non resta che attendere la Mostra del Cinema di Venezia per vedere Look back, tratto dal manga omonimo di Fujimoto Tatsuki e al cinema prossimamente al cinema con Lucky Red, in collaborazione con BIM Distribuzione.
Margherita Bordino
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