Gigi Cifali – Ponte Morandi: deconstructions

Informazioni Evento

Luogo
PALAZZO DUCALE DI GENOVA
Piazza Giacomo Matteotti 9, Genova, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

da martedì a domenica, 11.00-18.00; lunedì chiuso

Vernissage
23/07/2026
Artisti
Gigi Cifali
Curatori
Gianluigi Ricuperati
Uffici stampa
THE KNACK STUDIO
Generi
fotografia

Palazzo Ducale di Genova presenta la mostra fotografica “Ponte Morandi: deconstructions” di Gigi Cifali, a cura di Gianluigi Ricuperati e con il testo critico di Riccardo Venturi.

Comunicato stampa

Ponte Morandi: deconstructions

Gigi Cifali

A cura di Gianluigi Ricuperati
Con il testo critico di Riccardo Venturi

Genova, dal 23 luglio al 30 agosto 2026

Palazzo Ducale di Genova
In dialogo con il Memoriale 14 Agosto 2018 e il Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi

Sala Ducale Spazio Aperto
Ingresso libero

Inaugurazione: giovedì, 23 luglio, ore 18.00

Dal 23 luglio al 30 agosto 2026, in dialogo con il Memoriale 14 Agosto 2018 e il Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi, Palazzo Ducale di Genova presenta la mostra fotografica “Ponte Morandi: deconstructions” di Gigi Cifali, a cura di Gianluigi Ricuperati e con il testo critico di Riccardo Venturi. L’esposizione accolta nella Sala Ducale Spazio Aperto è ad ingresso libero.
In autunno, seguirà un incontro sui temi della memoria e del memoriale.

Le sette opere della serie Scomposizioni mostrano macerie del Ponte Morandi, crollato a Genova il 14 agosto 2018. Le parti precipitate del viadotto, costruito negli anni Sessanta, sono tuttora conservate a fini di prova nel processo sul collasso che provocò la morte di 43 persone, 11 feriti e 566 sfollati.
Il 16 luglio 2026, a quasi otto anni dal disastro prevedibile e a quattro dalla prima udienza, è stata emessa la sentenza di primo grado che ha stabilito 32 condanne.

Il lavoro è stato realizzato nel 2020 all’interno del magazzino, in cui i reperti sotto sequestro sono stati custoditi prima di essere spostati in un altro luogo. Dal 2024, la struttura recuperata ospita il Memoriale.

In CONCRETE EVIDENCE OF PROFIT BEFORE PEOPLE., una delle fotografie esposte in grande dimensione viene condivisa assumendo le forme della campagna sociale, strumento per sensibilizzare la collettività su temi di carattere pubblico. Attraverso questo linguaggio visivo, l’artista vuole anche richiamare il rapporto tra informazione, pubblicità e condizionamento editoriale esercitato dagli inserzionisti.

I monumentali frammenti di calcestruzzo trapassato da cavi d’acciaio, ordinatamente sparsi nel chiuso dell’hangar, sono ritratti mentre giacciono coperti da teli di plastica trasparente.
Come dei simulacri, questi resti di una continuità nello spazio, materializzano il vuoto e trattengono la memoria depositata sulla superficie. Le prospettive rivelano forme isolate che, percepite attraverso strati di trasparenze, sembrano private di forza gravitazionale.

Riconoscere il significato acquisito da queste entità materiali richiede una partecipazione collettiva. È una questione pubblica con responsabilità politica, che può ripetersi altrove. Impone, inoltre, di interrogarci sull’impatto ambientale del cemento nella logica capitalista.
Questa tragedia di profitto poteva essere evitata se le società incaricate della gestione del tratto autostradale avessero provveduto alla manutenzione periodica necessaria, anziché ignorarla per risparmiare sui costi mentre invece gli utili aumentavano, e funzionari dello Stato avessero vigilato. In quel momento, la concessione era affidata ad Autostrade per l’Italia (ASPI), controllata della holding Atlantia, il cui principale azionista è la famiglia Benetton.

Oggi, diversamente dagli anni Cinquanta e Sessanta del miracolo economico e boom edilizio, è risaputo che il cemento armato si corrode nel tempo sino a causare criticità irreversibili. È un prodotto del capitalismo che, con conseguenze disastrose sull’ambiente, sostiene un sistema di obsolescenza programmata.

Dando notizia del crollo, la stampa internazionale ha infatti rilanciato studi e inchieste sui problemi di sicurezza dei ponti nei propri paesi.

L’industria del cemento è responsabile dell’8% circa delle emissioni globali di CO2, gas serra che contribuisce al riscaldamento globale e ai cambiamenti climatici. La cementificazione impermeabilizza il suolo, provocando dissesti idrogeologici e distruggendo habitat naturali. L’estrazione intensiva di sabbia accelera erosioni e minaccia ecosistemi.

Gigi Cifali (1975, Torre del Greco, Napoli) fotografa in grande formato, affrontando principalmente temi dell'ambiente e della memoria collettiva. Ha studiato fotografia all'University of Westminster e attualmente vive a Milano. I suoi lavori sono stati esposti alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea a Roma, Stadtmuseum Baden-Baden (progetto della Staatliche Kunsthalle Baden-Baden e Mucem), Museu do Dinheiro a Lisbona, Fondation François Schneider a Wattwiller e Odessa Biennale of Contemporary Art. Opere sono esaminate da Mariasole Garacci in Arte, ecologia e attivismo. L'opera estesa (postmedia books, 2025), pubblicazione nell'ambito del progetto Panorama dell'arte italiana del XXI secolo (2022) della Fondazione La Quadriennale di Roma, che raccoglie la ricerca di undici artisti. Serie fotografiche sono incluse in La Photographie contemporaine di Michel Poivert (Flammarion, 2025) e The Swimming Pool in Photography con testi di Francis Hodgson (Hatje Cantz, 2018). Fotografie di Images and Signs: Italy, 1969-89. Practices of Memory (2013-15) sono pubblicate nel libro C’era una volta in Italia. Gli anni Settanta di Enrico Deaglio con Ivan Carozzi (Feltrinelli, 2024).

Gianluigi Ricuperati è uno scrittore, saggista e curatore.

Riccardo Venturi è uno storico e critico d’arte. Insegna Teoria e storia dell’arte all’Université Panthéon-Sorbonne di Parigi.