La terra vista da quaggiù

Informazioni Evento

Luogo
A PICK GALLERY
via Bernardino Galliari 15/C 10125 , Torino, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

martedì–sabato 15:30–20:00, e su appuntamento

Vernissage
23/06/2026

ore 18,30

Curatori
Francesca Cirilli
Generi
fotografia, collettiva

Mostra collettiva che presenta i progetti fotografici e installativi di 12 artiste e artisti visivi under 30, sviluppati nell’ambito della IV° edizione di Futuri Prossimi, a cura di Jest Fotografia.

Comunicato stampa

La terra vista da quaggiù
Inaugurazione mostra martedì 23 giugno, dalle 18:30
a cura di JEST – Francesca Cirilli
presso A PICK GALLERY, via Galliari 15/C, Torino
In mostra: Clelia Cadamuro, Carola Cappellari, Maria Vittoria Desiato, Matteo Federici, Matilde Gusmeroli, Ira Kostyuk, Eliel David Martínez Julián, Daniele Mollica, Sofia Noce, Leonbattista Scacchetti, Eleonora Silvestri, Sofia Tocca.

A fronte delle conseguenze dell’impatto umano sul pianeta – alterazione degli equilibri biologici e geologici, degrado e contaminazione degli ecosistemi, cambiamenti climatici e molteplici crisi ambientali e sociali che ne derivano – è necessario e sempre più urgente “tornare sulla terra”, come direbbe Bruno Latour, riconnettere i nostri sistemi di pensiero e di vita con la materialità del mondo che ci sostiene. È proprio da “quaggiù”, da uno sguardo che si abbassa al suolo e si guarda intorno, che può nascere una nuova consapevolezza: quella di far parte di un intreccio di relazioni inter- e intra-specie che si sviluppano lungo varie temporalità, di ecosistemi fragili e complessi, di comunità e di memorie. Spostare lo sguardo dall’antropocentrismo significa riconoscere la vulnerabilità condivisa tra umani e non umani, e cercare altri modi di abitare il mondo.
In questo processo, la fotografia può documentare, raccontare storie, essere strumento di indagine e denuncia delle cause e delle responsabilità, di speculazione e di riflessione poetica. Chissà questi modi di guardare più da vicino, più intensamente, o di guardare oltre – come gli artisti in mostra ci propongono osservando con delicatezza, umiltà e attenzione agli ambienti e ai propri luoghi di origine, in quanto spazi della memoria e della relazione tra esseri viventi e non viventi – possano aiutarci a contrastare l’ansia e lo smarrimento, supportare le lotte per la giustizia ambientale e sociale, e possano suggerirci nuovi modi di immaginare, di pensare e di vivere questo tempo.

Di fronte a prospettive di collasso ecologico sempre più presenti nell’immaginario comune, Opera viva di Clelia Cadamuro (Milano, 1995) pone l’attenzione sulle molteplici possibilità di riorganizzazione della vita, anche in spazi marginali e dove questa viene osteggiata. Gli organismi che si sviluppano sotto gli scafi delle barche nella laguna veneziana diventano un’affascinante metafora di vitalità e possibilità, oltre e nonostante l’umano. La relazione – e il conflitto – tra umano e non umano, come spazio di vita e come tensione che dà forma al paesaggio, sono al centro anche di altri lavori. Appunti per una topografia della tensione di Sofia Noce (Latina, 1996) articola un’analisi visiva della continua negoziazione che definisce il territorio dell’Agro Pontino, segnato dal trauma della malaria e morfologicamente riconfigurato dalle bonifiche. Matteo Federici (Milano, 2000), con il progetto Birds of lead, avvia un’indagine visiva e concettuale sulla contaminazione da piombo dovuta alla caccia, che produce una catena di morte che si propaga nell’ambiente e attraverso i cicli biologici. Creando una connessione con le nature morte fiamminghe – i cui autori in molti casi hanno sofferto gli effetti nocivi del piombo utilizzato nei loro colori – l’autore mette in scena la morte nei suoi still life.
Il paesaggio come spazio di coesistenza e ridefinizione di identità è il soggetto, tra gli altri, di Verso est di Leonbattista Scacchetti (Milano,1996), che esplora i confini urbani alla scoperta di luoghi che proprio nell’indeterminatezza e nella marginalità assumono una dimensione di calma e alterità, offrendo barlumi di possibilità per vite e convivenze alternative a quelle della metropoli milanese. Daniele Mollica (Potenza, 1997), in Erosione, si confronta con i suoi luoghi di origine, affrontando il tema dello spopolamento delle zone interne della Basilicata attraverso una lettura metaforica dell’erosione e della fragilità del territorio. Anche Carola Cappellari (Veneto, 1995), attraverso una documentazione poetica, tratta un territorio oggi colpito dallo spopolamento e dal cambiamento climatico: con A Catàr Fortuna, guarda a ciò che resta del legame ancestrale con la terra sull’altopiano di Asiago, ricercando nei miti, nelle pratiche e nei saperi condivisi una narrazione collettiva che aiuti a immaginare un possibile futuro. Una ricerca analoga, seppur in un contesto e con strategie artistiche molto differenti, è sviluppata da Eliel David Martínez Julián (Oaxaca - Messico, 1998) con l’installazione Ni con palos ni metrallas. Nato da una ricerca sulla tradizione delle maschere del Día de Muertos condotta a Miguel Hidalgo, comunità Mixteca della Sierra di Oaxaca da cui l’artista proviene, il lavoro riflette sulla possibilità di riattivare saperi e immaginari collettivi, tra memoria, perdita e resistenza culturale di fronte a un’aggressiva e invadente cultura pop globale.
La gestione delle risorse naturali, nel passato e per il futuro, è la tematica alla base di 174 litri di Maria Vittoria Desiato (Bergamo, 1997), che rielabora immagini delle estati calabre dall’archivio di famiglia per dare forma e concretezza materica al tema dell’emergenza idrica, o meglio, della strutturale scarsità e cattiva gestione delle riserve idriche, resa più grave dalla crisi climatica. Anche Ira Kostyuk (Chervonohrad–Ucraina, 1997) si confronta con la materialità dell’immagine, attraverso un approccio post-fotografico. Bb.showhiddenobjects ricostruisce, sfruttando l’immaginario virtuale dei videogiochi e la tridimensionalità dell’installazione, i luoghi dell’infanzia dell’artista. Di fronte allo scorrere del tempo e alle condizioni politiche attuali, il gioco e la simulazione creano uno spazio emotivo di resistenza e memoria. In effetti, il ritorno contemporaneo alla presenza e alla coesistenza non può in ogni caso prescindere da una riflessione sulle complesse relazioni tra tecnologia e natura, reale e virtuale, come diversi lavori mettono in evidenza. L’installazione visionica di Sofia Tocca (Roma, 1995) prende forma a partire da una riflessione speculativa sulle immagini prodotte da apparati scientifici e tecnologici, sfruttando ambiguità percettive tra visione micro e macro della mappa, del paesaggio e del mondo minerale. Eleonora Silvestri (Roma, 2000), con l’opera audiovisiva The natural state of things, invita a immergersi in un viaggio evocativo con presenze non-umane, ponendoci di fronte a una negoziazione, aperta e in divenire, tra ecosistemi e tecnologie. I woke up with enormous eyes with no eyelids di Matilde Gusmeroli (Sondrio, 2000) si confronta invece con altre presenze, sfuggenti, indeterminate, inquietanti. Riportandoci ai boschi e alle atmosfere di favole antiche, si muove tra fantasia, allucinazione e suggestione, lasciando spazio a un’approccio istintuale e sensibile al mondo naturale.
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La mostra collettiva La terra vista da quaggiù presenta i progetti fotografici e installativi di 12 artiste e artisti visivi under 30, sviluppati nell’ambito della IV° edizione di Futuri Prossimi, programma di formazione avanzata e produzione ideato e curato da Francesca Cirilli.
Futuri Prossimi è un progetto di Fluxlab APS in collaborazione con JEST
e con Wild Strawberries, Sweet Life Factory, Kublaiklan, AWI-Art Workers Italia, A PICK GALLERY, CAMERA-Centro Italiano per la Fotografia, Layout Digital Factory, con il contributo di Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito delle Linee guida per la formazione e l’avviamento alla professione culturale 2025-Follow on.