A Milano c’è una mostra dove il disegno vuole dare forma all’ideale  

Visitabile fino al 19 giugno 2026, nella sua nuova mostra nella galleria Castiglioni l’artista Stefano De Paolis presenta 4 opere a matita su carta. Attraverso autoritratti e azioni minime, mischia parvenza ed essenza, idea e realtà

Nel 1966 il poeta Giorgio Orelli scrisse del pittore Mario Marioni che era “così poco programmatico perché ricco di qualità intime, segrete” e, di conseguenza, che se usare termini come “anima” o “vibrazioni spirituali” crea imbarazzo – in un mondo alienato e conformista –, allora non lui non aveva nulla da dire sulle opere di Marioni, che di anima parlano, creando vibrazioni spirituali. Esattamente 60 anni dopo, lo stesso può scriversi di Stefano De Paolis (Bergamo, 1992) e dei suoi disegni, di cui quattro, nuovi, sono esposti da Castiglioni a Milano nella mostra Ritratti ideali.

A Milano c’è una mostra dove il disegno vuole dare forma all’ideale  
Stefano De Paolis. Ritratti ideali, Castiglioni, Milano, 2026

La mostra di Stefano De Paolis a Milano

Nell’ambiente unico di Castiglioni (condiviso con la galleria UNA), gli impalpabili disegni di De Paolis emergono silenziosamente e senza fretta dalle pareti bianche, in continuità con il loro colore che sul foglio di carta è interrotto soltanto dalle complesse modulazioni del grigio della grafite. Nelle quattro opere, una figura maschile – sono autoritratti – compie azioni minime e quotidiane: legge un libro, fuma una sigaretta, osserva un grammofono (si fatica a credere, nella dimensione di quiete che domina in mostra, che stia ascoltando della musica che ne esce), disegna.

Gesto e spazio nel lavoro di De Paolis

Tra i lavori, uno può essere, in qualche modo più degli altri, la “bandiera” della mostra: quello che mette in scena l’azione del disegnare, nel suo restituire la pratica che l’ha generato. La figura è china sul foglio verticale e ne occupa grossomodo metà – quella inferiore, mentre quella superiore rimane vuota, bianca. La figura realizza, così, il perfetto connubio tra un amanuense medievale e un bambino impaziente di finire i compiti di matematica, un connubio che la pratica di De Paolis vive come condizione base nel suo sembrare insieme fuori tempo massimo (per la perizia tecnica) e necessariamente contemporanea (per l’evanescenza estetica). Menzione speciale, comunque, per il disegno in cui il personaggio fuma, parzialmente incorniciato da un’ombra-stipite che gioca tanto con il passepartout della cornice vera, quanto con la finestra della galleria a due passi da dov’è appeso il disegno. In quell’inquadramento disegnato l’effetto poroso della grafite, capace di portare il visitatore nel foglio, avvolgendolo come in un banco di nebbia di confini nettissimi, è forse al suo apice.

L’autoritratto come forma generale

Come già accennato, nel personaggio protagonista dei disegni è riconoscibile l’artista stesso che, tuttavia, nel titolo della mostra non parla di autoritratti, bensì di ritratti ideali. Il sé di De Paolis è, così, un mezzo come un altro per far incarnare un’Idea – ed effettivamente la mestizia dei gesti e la sobrietà dei colori a tutto fanno pensare, tranne che a un (pur lecito) desiderio egotico di affermazione e autocelebrazione dell’artista. Come spiega Filippo Bosco nel testo che accompagna la mostra, i Ritratti ideali sono in qualche modo figli dei volti ideali di Antonio Canova, nei quali “la levigatura (la sottrazione del marmo) coincide con l’elisione degli accidenti fisiognomici da ogni superficie, linea e simmetria”. Nuovamente senza autocelebrazione né autocompiacimento, De Paolis lavora su di sé e con sé per levigarsi, senza buttare nella mischia nessun altro a cui accollare accidenti fisiognomici da cui lui, e solo lui, potrebbe guarirli.

L’arte “senza tempo” di Stefano De Paolis

Sostanzialmente disinteressata agli eventi esterni al foglio, la figura che lo popola riesce a interessare – con la sua calma – chi la osserva, obbligando il visitatore ad avvicinarsi all’opera per coglierne le sfumature dei grigi e i cambi della punta della matita. Questo ragionato, apparente disinteresse per il mondo, porta alla mente quel che una volta, sulla pittura italiana degli Anni Trenta del Novecento, scrisse Francesco Arcangeli: “anche se il suo significato appare, in contrasto con quello che si può dedurre dall’opera dei cubisti e degli espressionisti, relativamente ‘senza tempo’, nel senso che non riflette in modo così immediato gli atteggiamenti mentali più tormentati che il mondo moderno ha urgente bisogno di esprimere, non si può comunque sostenere che il suo messaggio fondamentale sia privo di significato – il suo messaggio, cioè, che consiste in un appello all’equilibrio, alla moderazione, a un particolare bilanciamento tra sentimento e ragione che non consiste solo nella forma o nell’estetismo, ma è un atteggiamento costantemente ricorrente dell’uomo”.

Vittoria Caprotti

Milano // fino al 19 giugno 2026
Stefano De Paolis. Ritratti ideali
CASTIGLIONI – Via Lazzaro Palazzi, 3
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Vittoria Caprotti

Vittoria Caprotti

Vittoria Caprotti (Voghera, 1998) è laureata in Storia dell'Arte Medievale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Da giugno 2024 lavora a Casa Testori occupandosi della comunicazione; dell'organizzazione di mostre, eventi e laboratori; dello spazio espositivo La Collezione -…

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