I cimiteri di Firenze raccontano una storia alternativa della città tra arte e memoria
I cimiteri monumentali fiorentini si rivelano come archivi di pietra e giardini romantici. Dall’alto di San Miniato all’iconica Isola degli Inglesi passando per un cimitero unico al mondo, ecco tre mete dove l’arte racconta l’eternità
I cimiteri sono musei a cielo aperto, spazi in cui l’arte e la storia locale si intrecciano per offrire una chiave di lettura inedita sul passato di un territorio. Non sono luoghi di sola fine, ma archivi culturali inventati dai vivi per conferire senso all’esistenza e ordine alla memoria. A Firenze, dove ogni vicolo nasconde un capolavoro e ogni palazzo porta in sé secoli di storia, esistono tre camposanti che meritano una visita. Sono luoghi dove perdersi aiuta a ritrovare qualcosa: le tracce di vite illustri e dimenticate o la bellezza inattesa di sculture che nessuno fotografa.

Porte Sante: il cimitero affacciato su Firenze
Arroccato sul bastione michelangiolesco di San Miniato al Monte, il Cimitero delle Porte Sante offre uno scorcio panoramico senza eguali su Firenze e rappresenta uno degli esempi più prestigiosi di monumentalità integrata al paesaggio. Inaugurato nel 1848, si snoda attorno alla basilica su più livelli: il lato panoramico ospita i monumenti funebri più prestigiosi, la parte più antica si nasconde sul retro con le sepolture ottocentesche, mentre i bastioni occidentali raccolgono le tombe novecentesche.
A passeggiare tra i viali si incontrano nomi che hanno attraversato la cultura italiana come Carlo Collodi, creatore di Pinocchio, Vasco Pratolini, scrittore della Firenze popolare, e poi il padre della cucina italiana Pellegrino Artusi, il pittore Ottone Rosai e il grande regista Franco Zeffirelli.
Non un cimitero qualunque, ma un ritratto della città in pietra e bronzo.
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Cimitero degli Inglesi: “L’isola dei morti” si ispira a questo luogo
Edificato nel 1828 come un’isola verde tra i frenetici viali di circonvallazione, il Cimitero degli Inglesi in piazzale Donatello è il simbolo della Firenze cosmopolita e internazionale dell’Ottocento. Nato per ospitare i non cattolici, che all’epoca non potevano essere sepolti in città, divenne un luogo di sepoltura multiconfessionale, accogliendo protestanti, ortodossi e intellettuali non cattolici. Progettato da Carlo Reishammer e ridisegnato da Giuseppe Poggi, il sito è un capolavoro di romanticismo ottocentesco, dove la disposizione irregolare delle sepolture e il tracciato sinuoso dei vialetti restituiscono un’atmosfera pittoresca.
Tra gli epitaffi in caratteri cirillici, gotici ed ebraici, spicca la tomba della poetessa Elizabeth Barrett Browning, poetessa inglese che visse a Firenze con il marito Robert Browning dal 1847 fino alla morte e la cui memoria è celebrata anche nel museo di Palazzo Guidi. Ma la fama di questo luogo è indissolubilmente legata al pittore Arnold Böcklin (Basilea, 1827 – Fiesole, 1901) che trasfigurò l’atmosfera di quest’oasi silenziosa, stretta tra i viali, nella celebre Isola dei Morti, opera concepita nel dolore per la perdita della figlia qui sepolta.
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Cimitero dei Pinti: l’unico camposanto tutto al maschile nel mondo
Un lungo muro sbrecciato su via degli Artisti, un portone che si apre cigolando e improvvisamente ci si trova altrove. Il Campo Santo dei Pinti appare come un’enclave di silenzio quasi metafisico.
L’architettura è in stile classico con due loggiati semicircolari saldati da una cappella dedicata all’Immacolata Concezione. Costruito nel 1747 accolse inizialmente i defunti dell’ospedale di Santa Maria Nuova, divenendo poi luogo di sepoltura per i non reclamati, le cui spoglie supportavano gli studi anatomici.
Fu gestito dalla Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze, la più antica istituzione privata di volontariato al mondo ancora in attività dalla fondazione, risalente al XIII Secolo. Poiché la Confraternita non ammetteva donne tra i propri membri, nel cimitero si trovano solo sepolture maschili. Visitarlo significa entrare in un’atmosfera di raccoglimento austero, dove il tempo si ferma per dare spazio alla riflessione.
Questo percorso che parte dal colle di San Miniato, scende verso piazzale Donatello e si chiude in via degli Artisti mostra come i cimiteri possano essere molto più di semplici luoghi di sepoltura. Sono spazi vivi che raccontano la storia di una città. Visitarli significa accettare l’invito a leggere il passato, contemplando la memoria che si è fatta arte.
Luisa Gaiardoni
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