I dimenticati dell’arte. La storia di Stella Honey, l’artista fotografa Tatia Franchetti Twombly
Una mostra a Roma, allo Spazio Treccani Arte, riscopre la figura di Tatia Franchetti, artista, pittrice, fotografa e compagna di Cy Twombly. Ecco chi era
Non dimenticata, ma scoperta. Chi ha avuto la fortuna di conoscere Luisa Tatiana Franchetti (Roma, 1924 – 2010), come Isabella Ducrot, non ha mai avuto dubbi sui suoi talenti, sia come pittrice ma soprattutto come fotografa, come dimostra l’interessante mostra Stella Honey, curata da Isabella Tucci allo Spazio Treccani Arte. Tatiana apparteneva ad un importante famiglia aristocratica italiana, ed era sorella del collezionista Giorgio Franchetti. Fin da ragazza aveva iniziato a dipingere, probabilmente grazie ad un’amica di sua nonna, mentre poco dopo i vent’anni comincia a scattare una serie di fotografie a familiari, parenti ed amici. Nel dopoguerra Tatiana- detta Tatia, – viaggia negli Stati Uniti tra il Maine, la Florida e la Virginia, dove dipinge una serie di ritratti di alcuni membri della famiglia Kennedy.
La fotografia di Tatia Franchetti Twombly
Con l’obiettivo invece si concentra su luoghi e paesaggi, come la Val Gardena, dove i Franchetti possiedono un castello, o l’amata Tuscia. Nel 1957 Tatia incontra il giovane pittore americano Cy Twombly, sostenuto da suo fratello Giorgio; due anni dopo i due si sposano a New York, avviando un rapporto di affinità non solo sentimentali ma anche culturali, che ricorda il sodalizio tra lo scrittore Paul Bowles e sua moglie Jane. Tatia ritrae spesso Cy, che la chiama affettuosamente “Stella Honey”, nel corso dei loro viaggi in Medio Oriente, Grecia, Egitto e Messico. Sono inquadrature molto personali, che sottolineano la personalità di Twombly in rapporto al mondo classico, tra le rovine del tempio di Iside a Delos, i mosaici pavimentali di Mykonos, i templi di Philae o le piramidi dello Yucatan. Tatia racconta in una lettera come Cy “l’avesse presa per mano e portata con il vento a conoscere il mondo”: un mondo che ha interpretato con uno sguardo del tutto personale, attento ai minimi dettagli, ai giochi di luci e ombre oltre che agli equilibri interni alle immagini.
Il sodalizio tra Franchetti e Twombly
Aveva “una particolare sensibilità per il dettaglio, un’eleganza formale, una precisione eccentrica grande cura delle cose, pur restando sfuggente, riservata e segreta “, scrive Isabella Tucci. Forse uno dei ritratti del marito più originali è stato scattato al parco dei mostri di Bomarzo nel 1958, insieme ad uno scatto ravvicinato sulla spiaggia di Palmarola nel 1958, ma la sua capacità di interpretare le personalità dei soggetti si evince anche nei ritratti del figlio Alessandro e nei nipoti Clemente, Stefano e Andrea, oltre che dell’amica Domietta Del Drago. Intense e poetiche anche le fotografie dedicate agli interni domestici delle abitazioni romane, prima in Via Belsiana e poi in Via di Monserrato, mentre la produzione pittorica di Tatia rivela una dimensione infantile, quasi fiabesca, come nel piccolo ritratto ad olio su tavola del figlio Alessandro (1963) o nelle tre tavolette dei Faraglioni di Capri, eseguite in uno stile che ricorda i dipinti di Arnold Böcklin.
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Le foto di Tatia Franchetti
Un mondo intimo e prezioso, che Tatia custodisce gelosamente senza mai esporlo in pubblico: è stata sua nipote Maia a trovare centinaia di negativi fotografici nel baule in una soffitta due anni fa. Grazie a questa scoperta possiamo ammirare un nuovo sguardo sull’Italia del dopoguerra, capace di rilevare la capacità del nostro paese di ispirare artisti e intellettuali di levatura internazionale.
Ludovico Pratesi
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