Il mondo dell’arte non ha mai avuto così tanto di cui rispondere. L’intelligenza artificiale mette in discussione il concetto stesso di autore, il mercato trasforma le opere in strumenti di speculazione finanziaria, la natura torna a essere rifugio simbolico e il design cerca connessioni tra discipline distanti. E dal Seicento romano arriva, inaspettatamente, una delle lezioni più fertili per il presente: che dalla tensione tra visioni opposte può nascere bellezza duratura. Cinque saggi recenti, cinque prospettive diverse, per chi sente il bisogno non solo di guardare l’arte, ma di capirla.
Beatrice Moscatelli

L’artista nell’era dell’algoritmo – Luigi Bonfante
Il caso editoriale del momento porta la firma di Luigi Bonfante: Arte senza artista. Esperimenti estetici con l’intelligenza artificiale generativa è il saggio più atteso della stagione primaverile. La domanda al centro è insieme filosofica e urgente: se sistemi come Dall-E o Midjourney producono immagini difficilmente distinguibili da quelle di un artista umano, chi è davvero l’autore? Bonfante non si schiera né tra i catastrofisti né tra gli entusiasti: accompagna il lettore attraverso potenzialità e contraddizioni della cosiddetta machina artifex, riconoscendo che il dibattito pubblico – spesso polarizzato – rischia di oscurare le domande più profonde sul senso dell’atto creativo.
Arte senza artista. Esperimenti estetici con l’intelligenza artificiale generativa
Luigi Bonfante
Johan & Levi, 2026, pag. 192, 23 euro
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Il mercato come specchio deformante – Marco Guenzi
Sul piano economico risponde Marco Guenzi – economista e artista – con Prezzi pazzi, arte a pezzi. Il valore dell’arte contemporanea tra società e mercato, estetica e cultura. Guenzi dimostra che dietro i prezzi apparentemente insensati dell’arte contemporanea esiste una logica precisa, quella del mercato finanziario: le gallerie pilotano la domanda, le case d’asta ricorrono a meccanismi come le offerte irrevocabili per gonfiare le quotazioni, e il valore simbolico dell’opera cede il passo a quello del marchio. Il rischio, secondo l’autore, è che un’arte concepita come pura merce perda progressivamente autenticità – non solo sul piano culturale, ma anche su quello economico, nel lungo periodo.
Prezzi pazzi, arte a pezzi. Il valore dell’arte contemporanea tra società e mercato, estetica e cultura
Marco Guenzi
Skira, 2026, pag. 332, 39 euro
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La montagna come respiro – Vittorio Sgarbi
In direzione opposta si muove Vittorio Sgarbi con Il cielo più vicino. La montagna nell’arte: un viaggio iconografico dal Trecento a oggi attraverso la rappresentazione della natura alpina nella pittura europea. Da Giotto –primo pittore a raffigurare la montagna – fino al simbolismo di Giovanni Segantini e all’espressionismo di Edvard Munch, il percorso restituisce la montagna come luogo dell’elevazione spirituale e della ricerca interiore. In un’epoca segnata dalla crisi ambientale, rileggere come i grandi maestri abbiano proiettato sulle vette le loro tensioni più intime acquista una risonanza del tutto contemporanea.
Il cielo più vicino. La montagna nell’arte
Vittorio Sgarbi
La Nave di Teseo, 2025, pag. 312, 21 euro
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Il design come linguaggio universale – Domitilla Dardi
Domitilla Dardi, storica e curatrice di design, propone con Cucire universi una riflessione sul design come pratica di connessione tra discipline, saperi e comunità. La tesi di fondo è che il progetto sia uno strumento per attraversare confini tra arte, artigianato e dimensione sociale: l’oggetto non è mai solo forma, ma narrazione e relazione. Un approccio particolarmente fertile in un momento in cui i linguaggi del contemporaneo richiedono chiavi di lettura sempre più trasversali.
Cucire universi. Perchè le arti minori e femminili non esistono
Domitilla Dardi
Einaudi, 2026, pag. 368, 26 euro
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La rivalità come motore della bellezza – Costantino D’Orazio
Chiude la selezione Sfida per la bellezza. Bernini contro Borromini di Costantino D’Orazio, critico d’arte e curatore al MACRO di Roma. Il libro ricostruisce il confronto tra Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromininell’arco del Seicento romano, smontando la vulgata del gossip storico per restituire a entrambi la complessità di visioni estetiche radicalmente diverse. Solare e orientato alla spettacolarizzazione il primo, tormentato e geometricamente visionario il secondo: due temperamenti opposti che si traducono in un diverso uso delle forme e delle proporzioni, sempre grandiose in Bernini, volutamente intime in Borromini. D’Orazio conclude che i due non furono tanto rivali quanto facce complementari di uno stesso fenomeno, capaci di trasformare Roma in un laboratorio permanente di sperimentazione barocca. Una lezione sulla fecondità del conflitto che, a distanza di secoli, suona sorprendentemente attuale.
Sfida per la bellezza. Bernini contro Borromini
Costantino D’Orazio
Il Mulino, 2025, pag. 224, 17 euro
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