Arte e musica. Intervista a Kjetil Nernes, frontman della band norvegese noise-rock Årabrot
Un ritratto della band norvegese noise-rock Årabrot, con un’estetica da Far West americano, dalle parole del suo fondatore Kjetil Nernes
Årabrot è una band norvegese noise-rock fondata nel 2001 dal carismatico frontman, cantautore e chitarrista Kjetil Nernes, ora con base a Djura, in Svezia. Il progetto vanta una vasta discografia, collaborazioni con produttori importanti, inclusi Billy Anderson (Melvins, Neurosis, Swans), Steve Albini (Nirvana), Greg Norman (Godspeed You Black Emperor) e Alain Johannes (Queens of the Stone Age, PJ Harvey, Arctic Monkeys), ha vinto il Norwegian Grammy Award nel 2011 come Best Metal ed è stata nuovamente nominata come Best Rock e Album of the Year nel 2017. Dopo diversi cambiamenti nella line up, la band è rinata dopo che Kjetil ha sconfitto una dura battaglia contro il cancro, accanto alla compagna e musicista svedese Karin Park, che ha all’attivo un suo rinomato progetto musicale pop – elettronico, qui in veste di tastierista, organista, cantante e co-produttrice.
La storia di Årabrot
Dopo aver registrato il piano per l’album omonimo di Årabrot del 2013, Karin è diventata membro fisso della band dopo l’album The Gospel del 2016. Dal 2020, durante la creazione del nono album di Årabrot, intitolato Norwegian Gothic, con la partecipazione di molti musicisti internazionali, inclusa la violoncellista inglese Jo Quail, il bassista italiano Massimo Pupillo della band Zu e Tomas Järmyr dei Motorpsycho, Karin è diventata parte decisionale del progetto insieme a Kjetil. Sono seguiti gli acclamati album Of Darkness and Light (2023) e Rite of Dionysus (2025), che ha vinto nel 2026 il premio svedese Dalecarlia Awards come Best Album.
La musica di Årabrot
La coppia vive con le due figlie a Djura, il piccolo villaggio nel centro della Svezia dove Karin è cresciuta, e dove nel 2016 ha acquistato una suggestiva chiesa sconsacrata dalle pareti di legno – la Djura Missionshus – allestita a studio di registrazione e centro di residenza per artisti, che contribuisce a conferire alla band, insieme agli abiti di scena, un’estetica da Far West americano. Il sound ammaliante e sperimentale di Årabrot è difficilmente collocabile in un genere, essendo ricco di inflessioni gotiche, rock’n’roll, musica per organo, momenti onirici e intimi, alternati a momenti più synth-pop e noise. Tra le influenze musicali, gruppi come Death in June, Melvins, The Birthday Party e Swans. Tra le ispirazioni letterarie, citazioni da tematiche storiche contenute nella Bibbia e della Divina Commedia di Dante, l’esistenzialismo di Camus e Sartre, l’erotismo di De Sade e le scritture romantiche di Poe e Coleridge. La band si è esibita in festival e palchi internazionali prestigiosi. Le prossime date annunciate sono il 31 luglio al Loft Festival di Raversbeuren, in Germania e il 12 agosto al Dark Bombastic Evening di Alba Iulia in Romania.

Intervista a Kjetil Nernes
La tua definizione di arte.
Una creazione umana. La vera arte è indiscutibilmente umana e, nella sua dimensione più profonda, tocca qualcosa che potremmo definire anima. I robot, come l’intelligenza artificiale, non sono in grado di imitarla.
La tua definizione di musica.
La forma d’arte più vicina alla magia.
Ti definisci un “artista”?
Sì, in realtà sono più di un semplice musicista. Sono il tipo di musicista che non sa nemmeno accordarsi la chitarra. Di solito compongo seguendo un tema o un concetto.
L’opera di arte visiva che più ami.
Se il cinema è arte visiva, allora è 2001: Odissea nello spazio. Altrimenti, qualsiasi opera di Odd Nerdrum.
La canzone che più ami.
Ashes To Ashes di David Bowie. Almeno finché non riascolterò Big Eyed Beans From Venus di Captain Beefheart.
I tuoi recenti progetti.
Il nuovo album degli Årabrot, Rite Of Dionysus, è stato prodotto e mixato da Alain Johannes. Stiamo anche lavorando a nuovi brani. Molti nuovi brani. Probabilmente abbastanza da riempire un intero album. Saranno un vero e proprio pugno in faccia.
Un ricordo della tua vita.
Una volta ho trascorso una settimana a Wembley con tutte le più grandi rock star del mondo. Ho capito subito che in quei contesti non sono ammessi né telefoni né macchine fotografiche, quindi non ho alcuna prova. A volte mi sembra quasi che sia stato solo un sogno, ma sono ancora in contatto con alcune di quelle rock star, quindi deve esserci un fondo di verità.
Samantha Stella
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