È morto a 97 anni l’artista Julio Le Parc, pioniere dell’arte cinetica e instancabile sperimentatore
Scompare l’artista franco-argentino, che negli Anni Sessanta fondava a Parigi il Groupe de Recherche d’Art Visuel. Il suo lavoro, premiato nel ’66 alla Biennale di Venezia, si è sempre concentrato sugli effetti del movimento e sul rapporto tra le opere e chi vi interagisce
Negli Anni Sessanta, abbandonata l’Arte Concreta e il costruttivismo, Julio Le Parc co-fondava a Parigi il Groupe de Recherche d’Art Visuel (GRAV), con l’obiettivo di esplorare gli effetti del movimento. Precursore dell’arte cinetica e dell’Op Art, Le Parc era nato nel 1928 a Palmira, nella provincia argentina Mendoza, per trasferirsi in Francia nel 1958 grazie a una borsa di studio.
Julio Le Parc e l’arte cinetica
E a Parigi avrebbe sviluppato, nei decenni a venire, una delle ricerche più all’avanguardia e innovative sul rapporto attivo tra le opere e chi ci interagisce, sperimentando sull’illusione ottica e su geometrie sempre diverse – e sugli effetti di luce, colore e movimento – in grado di porre lo spettatore al centro della scena. Sempre agli Anni Sessanta, non a caso, risale la scelta di realizzare una personale gamma di quattordici colori, utilizzati puri o mescolati tra loro, per ottenere il più ampio spettro possibile.

Julio Le Parc alla Biennale di Venezia nel 1966
Nel 1966 arriverà il Gran Premio Internazionale per la Pittura conferitogli dalla Biennale di Venezia, dove l’artista si era presentato con una serie di dipinti e opere tridimensionali che sfidavano la percezione statica.
Nella carriera di Le Parc, all’epoca 38enne, Venezia segnò una svolta: già molto conosciuto in Francia, da poco l’artista franco argentino aveva realizzato la sua prima personale a New York; ma la vittoria alla Biennale fu il trampolino di lancio che lo proiettò concretamente sulla scena artistica internazionale.

La sperimentazione nell’arte di Le Parc
A questa incredibile carriera, nel 2024 il Palazzo delle Papesse di Siena ha scelto di dedicare la mostra che ha inaugurato la sua rinascita (dopo una chiusura durata 16 anni). La prima vera retrospettiva in Italia dedicata a Julio Le Parc, scomparso il 30 maggio 2026 all’età di 97 anni, all’American Hospital di Parigi (nella sua casa-studio di Cachan, alle porte della città, ha vissuto fino agli ultimi giorni). Un’antologia utile a ripercorrere l’evoluzione del suo lavoro, dalle di grandi dimensioni alla scultura (dagli Anni Settanta, Le Parc declina i suoi 14 colori anche in una serie di sculture, gli Ensemble volume-couleur), dai materiali industriali alle sperimentazioni oltre la terza dimensione per produrre esperienze immersive. E dunque dalle prime opere cinetiche ai quadri geometrici in bianco e nero, fino alla curiosità per l’Intelligenza Artificiale, sempre pronto a confrontarsi con il progresso e l’evoluzione delle tecniche, pur sempre devoto alla luce, elemento centrale in ogni sua creazione. Gli esperimenti di luce e movimento “, scriveva Le Parc nel 1971, “facevano parte del mio desiderio di allontanarmi dalla nozione di un’opera fissa, stabile e definitiva”.
Negli Anni Ottanta, Le Parc si cimenterà anche con l’arte pubblica.

La fortuna critica di Julio Le Parc
La sua attività si è protratta fino agli ultimi anni di vita, come testimonia la recente serie Alchimie. Il suo lavoro, protrattosi per oltre 60 anni, è oggi tutelato dall’archivio diretto dai suoi figli, Yamil, Juan e Gabriel Le Parc. In Argentina, nel 2019 (per i suoi 90 anni), furono organizzate una retrospettiva al Centro Cultural Kirchner, una mostra al Museo Nazionale di Belle Arti, un’installazione al Teatro Colón e un intervento luminoso sull’Obelisco di Buenos Aires. Ora lo ricorda il Segretario alla cultura argentino, Leonardo Cifelli: “Con profondo dolore salutiamo Julio Le Parc, uno degli artisti argentini più importanti della nostra storia, simbolo della creatività argentina proiettata nel mondo”. Il prossimo 11 giugno, a Londra, inaugurerà una grande retrospettiva, allestita alla Tate Modern (Julio Le Parc. Light, Color, Action).
Qui, il ricordo di Galleria Continua, che rappresentava Julio Le Parc in Italia: “È con profonda tristezza che salutiamo Julio Le Parc, artista la cui implacabile ricerca dell’innovazione ha rimodellato il rapporto tra arte e pubblico. Dai suoi primi esperimenti a Buenos Aires fino al suo lavoro innovativo a Parigi, Le Parc è stato un pioniere dell’arte ottica e cinetica. Attraverso la luce, il movimento e il colore, ha creato esperienze dinamiche che hanno invitato la partecipazione, sfidando l’idea dell’osservatore passivo. Come cofondatore del Groupe de Recherche d’Art Visuel (GRAV), credeva nella creazione collettiva, nell’accessibilità artistica e nel potere dell’arte di coinvolgere e provocare. La sua eredità abbraccia decenni di mostre, premi prestigiosi, e un corpo di lavoro che continua a ispirare e sfidare le percezioni. Più che un artista, era un pensatore radicale, un sostenitore del cambiamento sociale e un instancabile sperimentatore”.
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