Il polo dell’arte Art Forum Würth fuori Roma compie 20 anni. Intervista alla direttrice Valentina Spagnuolo
Fino all’11 settembre 2027 si svolge a Capena “Dalla testa ai piedi. Il corpo nella Collezione Würth”, una mostra che offre l’occasione per celebrare i vent’anni dell’Art Forum collegato al gruppo internazionale approdato in Italia nel 1963. Abbiamo fatto il punto con la direttrice in questa intervista
Nella zona industriale del bel comune di Capena, a 35 km dalla Capitale, incastonato se così si può dire tra la Flaminia e la Tiberina, sorge l’Art Forum Würth, uno dei quindici musei fondati in Europa da Reinhold Würth, che dopo aver trasformato l’azienda fondata dal padre Adolf nella Germania della ricostruzione in un gruppo internazionale leader nella distribuzione di prodotti e sistemi per il fissaggio e il montaggio, ha accolto nella sua vita la passione per l’arte contemporanea. Una passione che lo muove ancora oggi che ha 91 anni e una collezione di oltre 21.000 opere. In continua crescita e con un focus legato soprattutto all’arte moderna e contemporanea pur attraversando 500 anni di storia. L’ha voluta condividere con i suoi 86.000 dipendenti e con alcuni dei territori interessati dalle sue aziende grazie al progetto degli Art Forum.

L’Art Forum Würth a Capena
In Italia il Gruppo Würth è presente dal 1963, anno dell’apertura della prima sede a Terlano. A Capena si colloca uno dei tre centri logistici del gruppo in Italia. L’Art Forum ad esso collegato è stato fondato nel 2006, festeggiando nel 2026 il suo ventennale. Per celebrare questa importante ricorrenza ha inaugurato la mostra Dalla testa ai piedi, con il tema del corpo nelle opere della collezione a fare da filo conduttore di un percorso che riunisce artisti quali Jean Arp, Magdalena Abakanowicz, Georg Baselitz, Fernando Botero, Francesco Clemente, Giorgio de Chirico, Jan Fabre, Antony Gormley, Alex Katz, Arnulf Rainer, Marc Quinn e Andy Warhol, tra gli altri, spaziando tra epoche e stili. Abbiamo parlato di questo e altro con la direttrice Valentina Spagnuolo, alla guida dello spazio dal 2018, in questa intervista.
Intervista a Valentina Spagnuolo
Si festeggiano 20 anni di Art Forum Würth Capena. Qual è la storia di questo luogo?
È un importantissimo anniversario. Art Forum Würth è parte integrante della rete dei musei del Gruppo Würth. Noi nasciamo, infatti, all’interno di una di un’azienda e per volere del nostro patron e fondatore, il professor Reinhold Würth, che ha iniziato a collezionare opere d’arte dalla fine degli Anni Sessanta per poi portare avanti accanto alla professione di imprenditore, l’esperienza di grandissimo appassionato e collezionista d’arte. Ed ha avuto una visione, un’idea molto precoce (siamo negli Anni Ottanta), quella cioè di voler condividere l’arte con i suoi collaboratori. Il primo museo del Gruppo Würth ha aperto le porte nel 1991 a Künzelsau – siamo nella regione del Baden-Württemberg – e l’obiettivo era chiaro fin dall’inizio: mettere a disposizione dei propri collaboratori il pensiero creativo per migliorarne la qualità della vita.
Quanti musei ci sono?
Attualmente ci sono 15 musei in 10 paesi europei: 5 sono in Germania, mentre 10 sono le gallerie associate negli altri paesi europei. Attualmente, quello di Capena è l’unico spazio espositivo in Italia.
Qual è il modello a cui rispondo?
Integrare gli spazi espositivi all’interno delle aziende per stimolare uno scambio continuo tra arte e business, in un arricchimento reciproco continuo. Oltretutto gli spazi del Gruppo Würth sono tutti a ingresso gratuito; quindi, la vocazione è assolutamente pubblica, di condivisione. Siamo in territori particolari, perché non ci troviamo all’interno di una grande città o in centro, ma in zone periferiche rispetto ai grandi agglomerati urbani, spesso semi-industriali come quella in cui risiediamo noi, quindi se da una parte è più sfidante richiamare il pubblico verso le nostre iniziative, dall’altra è molto prezioso il fatto che questi spazi d’arte e di cultura nascano in territori che ne risultano privi e nei quali sicuramente c’è più bisogno di proposte culturali di alto livello.
Qual è il rapporto col territorio? E con il pubblico?
Le attività sono rivolte sia verso l’interno che verso l’esterno. All’interno verso i collaboratori Würth, che beneficiano anche di attività dedicate ed esclusive per i nostri dei colleghi. Progetti che magari avvengono per esempio durante la pausa pranzo per far vivere questo spazio di condivisione attiva anche all’interno della giornata lavorativa. E poi ovviamente viene vissuto nei fine settimana con le famiglie per le altre attività. C’è inoltre una grandissima attenzione a lavorare sul territorio in cui operiamo, per restituire a chi ci ospita qualcosa di concreto.
In questi 20 anni è stato fatto un egregio lavoro, soprattutto per quanto riguarda la proposta didattica. La prima connessione con il territorio è quella che passa attraverso le scuole. Ospitiamo ogni anno scuole di ogni ordine e grado, quindi dai piccolini fino dai 3 anni fino all’istruzione superiore e chiaramente anche l’università, andando ad accogliere oltre 4.000 studenti l’anno, con un grande impegno.
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E in merito alla programmazione?
Affianchiamo le mostre con una serie di iniziative collaterali. I nostri progetti espositivi sono mediamente molto lunghi, spesso durano più di un anno, un anno e mezzo. Questo ci dà la possibilità di offrire tutta una serie di attività collaterali quali eventi di teatro, danza, musica live, attività di tipo laboratoriale offerte ai bambini, alle famiglie, anche agli adulti. E poi incontri con gli artisti e da oltre 10 anni ospitiamo, con un’associazione dedicata, progetti di arte terapia.
Ovvero?
A seconda, chiaramente, della mostra che ospitiamo viene proposto un percorso di tre mesi di laboratori, incontri, workshop di arte terapia. In questo siamo partner e ospitiamo, perché la conduzione è gestita da AIRAM però c’è ovviamente condivisione, anche di valori. I temi legati all’inclusione inclusione e la sensibilità verso le disabilità sono molto cari sia alla famiglia Würth che al gruppo. Al termine del percorso c’è anche una mostra dove vengono esposti i lavori realizzati dalle persone che hanno frequentato il corso. È aperta e davvero inclusiva, nel senso che poi possono partecipare anche artisti, dipendenti, altre associazioni e vengono invitate di volta in volta persone legate a queste tematiche di inclusione e accessibilità. In concomitanza ospitiamo anche tavole rotonde sul tema. Negli anni Art Forum Würth è diventato uno spazio di confronto su queste tematiche per tutta una serie di stakeholder e di persone che appartengono all’ambito sanitario, per le famiglie, le associazioni, le cooperative e così via. Anche questo fa un po’ parte dell’identità di apertura e condivisione del nostro spazio.
Ci sono altri progetti in essere da questo punto di vista?
Siamo partner della Special Olympics, la più grande organizzazione sportiva al mondo a fianco delle persone con disabilità intellettiva. Andiamo pertanto a toccare una serie di valori che sono poi un po’ i pilastri anche della CSR aziendale.
E la collezione come interviene in tutto ciò?
Noi mostriamoun patrimonio enorme, la nostra collezione conta oltre 21.000 opere di grandissimo livello. Oltretutto abbiamo veramente tutti i grandi maestri dell’arte contemporanea, i grandi classici della contemporaneità ne sono parte. Da una parte la grande ambizione è quella di raccontare attraverso i progetti espositivi di qualità questo grande patrimonio aziendale. Dall’altra la missione è quella di diventare un vero e proprio hub culturale, un punto di ritrovo e di scambio.
Sono previste anche acquisizioni di giovani artisti o progetti con giovani artisti?
La collezione Würth, che però ha la sede centrale in Germania, è una collezione che cresce nel tempo in tre direzioni: passato, presente e futuro. Le acquisizioni continuano costantemente, anche in maniera importante, ma se ne occupa direttamente il collezionista, il professor Reinhold Würth, che dal 2005 viene affiancato da un advisory board : ne fanno parte sia i membri della direzione del Gruppo Würth che grandissimi esperti d’arte contemporanea e di critica a livello europeo.
Ad esempio?
Direttori di musei europei come il museo de la Ville de Paris, della Kunsthaus di Zurigo, del museo statale di Berlino, esperti che sono diventati una sorta di amici della collezione, se mi passa il termine. Le acquisizioni avvengono in maniera dunque istituzionalizzata e spesso vengono acquisite anche delle intere raccolte, oltre a pezzi importanti, viaggiando a un livello molto alto, anche a livello critico e con grande studio. Ragione per cui purtroppo non riusciamo noi come spazio a creare collaborazioni con artisti giovani, emergenti, e non possiamo nemmeno per quella che è la nostra identità, allestire mostre che non siano di artisti appartenenti alla collezione Würth. Abbiamo però trovato delle soluzioni alternative per aprire lo spazio anche ad altri artisti.
Ovvero?
Abbiamo iniziato a collaborare con l’Accademia di Belle Arti di Roma già da qualche anno e riusciamo ad ospitare, attraverso la forma di workshop delle sculture che vengono esposte nei nostri giardini. Questo è stato è stato già fatto in tre occasioni e lo ripeteremo sicuramente perché è un modo di aprirsi ad artisti giovani e studenti. E poi devo dire che questo tipo di installazioni sono molto apprezzate da chi vive l’azienda tutti i giorni.
Come è cambiato invece in questi 20 anni il rapporto tra le vostre attività e i dipenti? Alla fine, questo è un luogo soprattutto di lavoro…
Io sono arrivata qui nel 2018. Ovviamente avevo visitato questo spazio da studentessa quindi lo conoscevo anche prima. Quello che posso dire per quanto riguarda il rapporto con i dipendenti è che è stato un po’ altalenante nel tempo. Dalla pandemia in poi invece è andato sempre in crescendo. C’è stata forse anche da parte del nostro team un’attenzione nuova, una dedizione nuova nel coinvolgere attivamente i colleghi.

Certo lei è arrivata nel momento peggiore, perché sicuramente quello della pandemia non è stato il migliore da questo punto di vista…
Esatto. Però allo stesso tempo, poiché il museo era chiuso verso l’esterno e non potevamo accogliere ci siamo dedicati interamente ai colleghi che lavoravano in azienda. Proponevamo tutta una serie di attività in virtuale come hanno fatto tantissimi musei in quel periodo per il pubblico e potevamo anche accogliere i dipendenti che erano qui in sede.
Quindi le persone che erano in azienda a lavorare potevano vivere il museo…
Esatto. C’è stato quasi un ribaltamento. Ci siamo concentrati tantissimo nel far vivere loro lo spazio come un luogo anche di svago, di leggerezza in un momento in cui ce n’era veramente bisogno. I colleghi hanno riconosciuto la ricchezza di avere all’interno dello spazio lavoro una dimensione dove incontrarsi e condividere, attraverso attività pensate anche fuori dagli schemi. Qui a Capena abbiamo un grande centro logistico e molti dei nostri colleghi non frequentano abitualmente l’arte contemporanea che talvolta risulta anche un po’ distante, a livello di percezione. Abbiamo cercato di incontrare proprio le persone che non vanno a visitare un museo durante il proprio tempo libero, di creare una relazione, facendole sentire partecipi. Quindi abbiamo realizzato tutta una serie di attività, anche dei video tematici. Addirittura, avevamo creato qualche anno fa uno sketch che si chiamava “Tipi da museo”, dove giocavamo con gli stereotipi tipici dei visitatori e i nostri colleghi facevano da attori in questa piccola sitcom con varie puntate. Addirittura, ci hanno chiesto di fare una seconda stagione…
Parlando della mostra, perché per questo importante anniversario avete scelto un percorso sul corpo?
Perché il corpo è una tematica che da sempre è al centro della ricerca artistica, fin dalle prime tracce lasciate dall’uomo, ed è da sempre stato lo strumento per comprendere, indagare e raccontare l’esistenza. Ci è sembrato dunque che portare una mostra su un tema così centrale della ricerca artistica fosse il modo migliore per celebrare a dovere questa ricorrenza. Oltretutto la mostra “Dalla testa ai piedi” si propone proprio come uno un racconto corale, offrendo sguardo plurimo creando anche dei dialoghi inediti e trasversali tra sguardi artistici molto diversi tra loro. Abbiamo in mostra oltre 50 opere di 39 artisti diversi realizzate tra il 1888 e il 2020 e attraverso tecniche molto diverse. Dipinti, sculture, fotografie, collages per un racconto articolato che attraversa più di un secolo di storia e permette anche un po’ di mostrare come il corpo sia simbolo, specchio, misura anche dei mutamenti culturali e sensibili della modernità.
Santa Nastro
Capena (RM) // fino all’11 settembre 2027
Dalla testa ai piedi. Il corpo nella Collezione Würth
ART FORUM WÜRTH – Viale della Buona Fortuna, 2
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