Intervista a Pietro Vallone nuovo presidente dell’Associazione delle gallerie d’arte moderna e contemporanea in Italia
L'ANGAMC ha eletto come nuovo presidente il partner e direttore finanziario di Massimo De Carlo, che dovrà ora guidare gli associati fino al 2030. Lo abbiamo raggiunto per qualche commento a caldo sul mercato dell'arte e sulle sfide del futuro
Si è tenuta alla Triennale di Milano il 25 maggio 2026 l’assemblea ordinaria di ANGAMC, l’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, che aveva da rinnovare la Presidenza e il Consiglio direttivo, il Collegio dei Probiviri e il Collegio dei Revisori. Alla fine della giornata, a succedere ad Andrea Sirio Ortolani alla guida dell’Associazione come nuovo Presidente, per il quadriennio 2026/2030, è stato eletto Pietro Vallone, partner e direttore finanziario di Massimo De Carlo.
L’intervista a Pietro Vallone, nuovo Presidente ANGAMC
Ad affiancarlo, come vicepresidenti sono Giovanni Bonelli e Claudia Ciaccio, mentre tra i nuovi consiglieri siedono Antonio Addamiano, Federica Barletta, Filippo Di Carlo e Marco Niccoli, e i delegati territoriali sono Alessandro Luppi per Emilia-Romagna e Marche; Sara Zanin per Lazio e Centro Italia; Giuseppe Lezzi per la Lombardia; Claudia Zunino per Piemonte e Liguria; Tiziana Di Caro per Campania e Sud Italia; Simone Frittelli per la Toscana; Giordano Raffaelli per il Triveneto. Intanto abbiamo raggiunto e intervistato subito il nuovo Presidente di ANGAMC, Pietro Vallone, per farci raccontare come sta il comparto delle gallerie e quali sono le sfide che lo aspettano, ora che ne presiede l’associazione di categoria, dal dialogo con la politica alla necessità di sostegno per l’internazionalizzazione della filiera artistica italiana.
Presidente, pensando alle tante chiusure di gallerie tra 2025 e 2026 io le chiedo subito: come stanno le gallerie d’arte in Italia?
Non attraversiamo una fase semplice. Il mercato dell’arte, a livello globale, sta vivendo un rallentamento strutturale dovuto a diversi fattori: instabilità geopolitiche, trasformazioni economiche e un cambiamento più profondo nei modelli di consumo culturale e di collezionismo. Le gallerie italiane stanno affrontando un momento di difficoltà, ma anche di transizione.
Come si risponde a cambiamenti di scenario del genere?
Il contesto richiede capacità di adattamento, maggiore sostenibilità organizzativa e una riflessione sul ruolo che le gallerie devono avere oggi, non soltanto sul piano commerciale ma anche culturale.
Il ruolo delle gallerie per l’arte secondo Pietro Vallone
Prendiamoci un momento per ribadire le basi: a cosa servono le gallerie d’arte oggi?
Il ruolo delle gallerie resta strategico, perché continuano a essere il punto di incontro tra artisti, curatori, collezionisti, istituzioni e pubblico. Il nostro lavoro non consiste soltanto nella vendita di opere: le gallerie costruiscono contesto culturale, accompagnano la crescita degli artisti, riducono le asimmetrie informative del sistema e contribuiscono a generare ricerca, innovazione e visione critica.

Sono d’accordo sul ruolo cruciale delle gallerie, ma questo non le mette al riparo da fragilità economiche e finanziarie. Anche in considerazione della sua lunga esperienza nella gestione finanziaria della galleria Massimo De Carlo, il business model delle gallerie sta ancora in piedi o no?
Se la funzione delle gallerie rimane essenziale, è vero anche che i modelli praticati fin qui dovranno necessariamente evolversi.
Le gallerie e la sostenibilità economica: parola al nuovo presidente dell’ANGAMC
Quali i punti di debolezza su questo fronte?
Una delle principali criticità riguarda la sostenibilità economica. Negli ultimi anni i costi operativi e i servizi richiesti alle gallerie sono aumentati in modo significativo, mentre il mercato è diventato più selettivo. Allo stesso tempo ci stiamo preparando a un cambiamento generazionale del collezionismo, che porterà nuove modalità di relazione, nuove sensibilità e nuove aspettative.
E i punti di forza?
Il punto di forza delle gallerie deve restare la capacità di essere innovatori culturali. È su questo che si fonda il nostro valore. Per il futuro sarà necessario costruire strutture più leggere, dinamiche e collaborative, capaci anche di condividere competenze e ottimizzare costi che oggi stanno diventando difficili da sostenere individualmente.
Il dialogo con la politica e le riforme per il settore artistico
Il dialogo aperto con i referenti politici, anche grazie alla vostra collaborazione con il Gruppo Apollo, ha portato buoni frutti. Penso alla riforma fiscale, ma anche alle nuove previsioni sulla circolazione dei beni culturali: quali sono le conquiste per il comparto su cui potrà costruire la sua presidenza?
L’associazione dovrà proseguire il lavoro molto importante svolto nell’ultimo quadriennio, grazie anche al contributo fondamentale del Gruppo Apollo e alla disponibilità degli interlocutori istituzionali che hanno ascoltato le esigenze del comparto. I risultati ottenuti sul piano fiscale e sulla circolazione dei beni culturali hanno dato prospettiva e fiducia alle gallerie italiane.
E adesso, da qui in poi, che si dovrà fare?
Ora bisogna consolidare questi risultati e continuare a lavorare nella stessa direzione, rafforzando però anche il riconoscimento culturale del ruolo delle gallerie. Le gallerie, lo ribadisco, non sono soltanto operatori economici: sono presìdi culturali fondamentali per la crescita degli artisti e per la costruzione di un contesto culturale vitale e competitivo anche a livello internazionale.
Il futuro delle gallerie dell’arte secondo ANGAMC
Quali sono le prime e prossime sfide da affrontare? C’è, tra le vostre priorità, il tema dell’internazionalizzazione della filiera artistica italiana e politiche che potrebbero e dovrebbero sostenerla, per esempio?
Le priorità saranno innanzitutto consolidare il lavoro svolto dalla presidenza Ortolani e proseguire il percorso avviato sui temi fiscali, economici e della circolazione delle opere. Parallelamente sarà importante rafforzare l’internazionalizzazione del sistema italiano, sì, costruendo tavoli di lavoro con le istituzioni per sostenere la diffusione dell’arte moderna e contemporanea italiana all’estero.
Quali sono gli elementi sul tavolo e le strategie da mettere in campo?
Dobbiamo ricordare che molte gallerie italiane sono piccole strutture composte da poche persone, che svolgono però un lavoro estremamente sofisticato di ricerca, valorizzazione e riscoperta culturale. Se vogliamo rendere più forte la presenza internazionale delle nostre gallerie e dei nostri artisti, sarà necessario prevedere strumenti economici e politiche di sostegno più adeguate.
Se dovesse sceglierne una, qual è la prima cosa da fare oggi per l’Associazione?
Continuare il lavoro molto importante svolto negli ultimi anni, consolidando i risultati ottenuti sul piano fiscale, normativo ed economico. Ma sarà altrettanto importante rafforzare il riconoscimento culturale del ruolo delle gallerie. Economia e cultura non sono due ambiti separati: entrambe sono condizioni necessarie per garantire alle prossime generazioni di artisti un sistema solido, credibile e internazionale.
Cristina Masturzo
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