Luca Monterastelli – Lo sventurato regno
Nuovo progetto di Luca Monterastelli presso Spazio C.O.S.M.O.
Comunicato stampa
Nel 1710 è detto che Bernard de Mandeville nel corridoio che portava dalla sala da pranzo al salotto urtò un arnese lasciato lì da qualcuno e rovesciò il tè che si era preparato. Nel salotto lo attendeva John Closterman, che provò ma non riuscì a togliere del tutto la faccia seccata del conoscente Bernard dal ritratto che andava impostando quel pomeriggio. In realtà a Mandeville non piaceva nemmeno tanto il tè; la seccatura aveva innescato un pensiero su una costante sempre poco espressa, che nella sua visione doveva rientrare senza assolutamente sapere dove.
Qualche anno dopo, questo dimenticabile avvenimento non avrebbe preso parte nella sua "Favola delle api": lì un alveare prospera finché ogni ape coltiva il proprio vizio e crolla nel momento in cui le viene imposta la virtù. Ma la parte incontrollabile della vicenda, la fortuna, o meglio, la sfortuna, delle azioni evapora. Ora però sappiamo che ogni gesto messo in atto da un potere innesca una catena che lo conduce al suo esito peggiore, dove il regno non crolla ma regge, intatto e svuotato, in sventura.
Ho costruito un interno in gesso, in scala. Una volta a botte, un ingresso, una porta socchiusa, un lampadario che funziona.
La figura che lo abita è di cera, ferma, ai piedi della scala, la luce cade dall'alto sulla sua mano protesa a chiedere.
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Luca Monterastelli (1983) vive e lavora a Milano. La sua ricerca indaga come le forme della narrazione influenzano le attitudini politiche delle comunità.
Ha presentato mostre personali presso istituzioni e gallerie quali: Notte di costruzione, Galleria Lia Rumma, Milano (2025); La città nuova, fondazione, a cura di R. Farinotti, Ex chiesa del Foppone e Palazzo Fodri, Cremona Contemporanea, Cremona (2025), Storia di un onest’uomo, Fondazione del Monte, a cura di Alessandro Rabottini, Bologna (2024); Sticks and Stones, a Prologue, Keteleer Gallery, Anversa (2023); Weightless, Galleria Lia Rumma, Napoli (2021); Old Masters, Keteleer Gallery, Anversa (2020); To Build a Fire, Galleria Lia Rumma, Milano (2017); How To Make a Hero, Deweer Gallery, Otegem (2017).
Ha partecipato a numerose mostre collettive, tra cui: Cremona Contemporanea, a cura di R. Farinotti, Cremona (2025); The Space Between Us, a cura di K. Leemans, Keteleer Gallery, Anversa (2023); Neighbours, a cura di M. Grunewald, Ruben Kasteel Park, Zemst (B, 2023); Premio Termoli LXIII, Museo MACTE, a cura di C. Perrella, Termoli (2023); Horst: State of Play, by Stand van Zaken (Dorzoon Architects + Theo de Meyer), ASIAT, Bruxelles (2023); Afterimage, MAXXI Museum, a cura di B. Pietromarchi e A. Rabottini, L’Aquila (2022); Prospettiva Arte Contemporanea, Gallerie d’Italia, Milano (2019); Black Hole, GAMeC, a cura di L. Giusti e S. Fumagalli, Bergamo (2018); Ennesima, a cura di V. De Bellis, La Triennale, Milano (2015); Codice Italia, 56. Biennale Arte, a cura di V. Trione, Venezia (2015).
Ha preso parte a programmi di residenza come Triangle France, Marsiglia (2011) e Résidences Secondaire, Centre d’Art Contemporain Parc Saint Léger. Dal 2019 è parte del Celine Art Project. La sua ricerca è documentata nella monografia Pardon Façade, a cura di A. Rabottini con testi di M. Germann e M. Guidelli-Guidi, pubblicata da Lenz Press, Milano (2023). Nello stesso anno è stato incluso in Strata. Arte italiana dal 2000, a cura di V. De Bellis e A. Rabottini, edito da Lenz Press con il sostegno di Italian Council X