Delfina Velar de Irigoyen – Primigenio

Informazioni Evento

Luogo
CHIASSO PERDUTO
Via dei Coverelli 4R, Firenze, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

Da venerdì a domenica dalle 15 alle 19

Vernissage
16/04/2026

ore 18

Artisti
Delfina Velar de Irigoyen
Curatori
Sandra Miranda Pattin, Francesca Morozzi
Generi
arte contemporanea, personale

Abitare se stessi nel senso primordiale è un’esplorazione che Delfina Velar, artista argentina in residenza, ha sperimentato limitando temporaneamente il senso della vista per poter percepire altri registri.

Comunicato stampa

Abitare se stessi nel senso primordiale è un’esplorazione che Delfina Velar, artista argentina in residenza, ha sperimentato limitando temporaneamente il senso della vista per poter percepire altri registri.
Il progetto si costruisce su un dialogo visivo e non visivo: pareti intervenute attraverso gesti pittorici realizzati senza vedere, come un portale verso la nostra versione interna che non ha una voce ed è libera dai condizionamenti. È uno spazio in cui la scelta più pura sembra possibile proprio perché priva del rumore della sovrastimolazione visiva.
Il lavoro diventa un’esperienza visiva paradossale, ciò che si percepisce non ha subito il controllo dello sguardo ed entra in tensione con ciò che invece produce giudizio e interpretazione e che forse perde la sua dimensione ludica.
Toccare, annusare, ascoltare, assaporare e non vedere, per chi può vedere, implica una privazione che destabilizza un modello quasi unilaterale di apprendimento, soprattutto quando ogni persona trascorre in media otto ore al giorno davanti a uno schermo consumando ogni contenuto sotto un unico stimolo: luce e il gesto ripetuto del dito sulla superficie fredda e piatta. Non ci sono odori, né suono tridimensionale, né variazioni di temperatura o di texture.
Di fronte a questo, la pratica di Delfina diventa un gesto primitivo e primordiale dell’essere. L’artista ritorna al vedere attraverso la sottrazione e quindi l’editing dei segni, usando strumenti per incidere sui muri dai quali emergono esseri come frammenti amorfi provenienti dal suo immaginario ma partoriti dallo spazio, accompagnanti, esploratori, primigeni.
Lo spazio diventa una soglia da abitare, la caverna delle idee prima che restino intrappolate nei vari sistemi, molto prima, forse, della parola.
A cura di Sandra Miranda Pattin & Francesca Morozzi