Va in asta una Maria Maddalena di Artemisia Gentileschi senza volto
Le opere d'arte possono in alcuni casi trasformarsi in testimoni e narratori di secoli di storia. È quanto accade con un dipinto frammentario di Artemisia che andrà in asta da Dorotheum a Vienna, in cui il volto della Maddalena è stato tagliato via, forse durante i saccheggi e le violenze nazifascisti
Per la prossima asta di Old Masters in calendario a fine aprile e in un trend di ampia riscoperta e richiesta di opere dell’artista Artemisia Gentileschi, la casa d’aste viennese Dorotheum include anche un dipinto di una Maria Maddalena della celebre pittrice barocca definito da un’assenza drammatica: la testa e le spalle della Santa sono state tagliate via dalla tela. E, nel loro insieme, i cataloghi di Dorotheum dimostrano che spesso le opere d’arte sono molto più che oggetti estetici, quanto piuttosto testimoni e narratori di secoli di storia.
Una Maria Maddalena senza volto di Artemisia in asta da Dorotheum
Il dipinto a olio Maria Maddalena di Artemisia, in catalogo a Vienna da Dorotheum il prossimo 28 aprile 2026, è una versione autografa di un altro dipinto con lo stesso soggetto conservato oggi a Palazzo Pitti, a Firenze, e risale al primo periodo fiorentino dell’artista, tra il 1615 e il 1618. Nella parzialità della sua rappresentazione, l’opera ha stime preasta di €100.000-150.000 ed è stato ritrovato nel 2011 in una collezione tedesca. Ignoto resta il momento, il motivo e l’artefice della rimozione della porzione di pellicola pittorica, che lascia oggi senza volto la Santa. La casa d’aste Dorotheum ipotizza possa essere avvenuto durante i violenti sconvolgimenti della Berlino del Dopoguerra, ma su questo non abbiamo certezze.

Gli storici dell’arte confermano la mano di Artemisia nel dipinto di Dorotheum
Tra gli storici dell’arte e gli esperti che hanno ricondotto l’opera alla mano di Artemisia Gentileschi, nonostante le lacune e sulla base degli studi dei pigmenti e dell’evoluzione dell’opera anche a confronto con la versione fiorentina, c’è Roberto Contini, che la incluse, infatti, nella mostra curata insieme a Francesco Solinas a Palazzo Reale a Milano nel 2011. Così come Riccardo Lattuada, che ha confermato l’attribuzione di Contini in vista della vendita del frammento, datandolo al periodo fondamentale trascorso da Artemisia a Firenze, dove, lasciatasi Napoli alle spalle e la drammatica violenza sessuale subita, visse, studiò e lavorò.
Il fascino intatto e contemporaneo di un’opera frammentaria
“È altamente insolito che un’opera d’arte di tale importanza venga messa all’asta con l’elemento centrale, in questo caso la testa della santa, brutalmente rimosso”, ha dichiarato la casa d’aste Dorotheum. “Più spesso è il frammento stesso a essere stato staccato da un’opera più grande e danneggiata che poi appare sul mercato”. La scorsa primavera, per esempio, Christie’s ha venduto un frammento di Artemisia, raffigurante la ninfa greca Galatea, per 428.400 dollari, oltre sei volte la stima massima.
Ora è Dorotheum ad accogliere questa sfida e il suo specialist di Old Masters Marc MacDowell ha segnalato come l’alterazione finisca paradossalmente per conferire una potenza drammatica al ritratto di Maria Maddalena, rendendolo persino più contemporaneo.
Gli antichi maestri in asta da Dorotheum a Vienna
Una storia più intima emerge invece, sempre nel catalogo Old Master di Dorotheum, nella Santa Francesca Romana che affida il Bambino Gesù al suo confessore di Giuseppe Maria Crespi, commissionato da un abate olivetano a Firenze nel 1735. Quest’opera su rame faceva originariamente parte di una coppia, e il suo pendant si trova oggi al J. Paul Getty Museum. È ad oggi l’unica versione nota del soggetto realizzata dall’artista.
Una coppia di scene bibliche, Abramo e i tre angeli e Lot e le sue figlie, di Franz Sigrist racconta invece una storia più recente di perdita e restituzione. Un tempo appartenuti ai mercanti d’arte di Monaco Brüder Lion, costretti a cessare la loro attività dalle autorità nazionalsocialiste, i dipinti furono trasferiti negli Anni Trenta alla Bayerische Staatsgemäldesammlung, dove rimasero fino a tempi recenti. Le opere sono state restituite agli eredi della famiglia Lion, completando un percorso durato quasi un secolo.
L’importanza della storia di un dipinto è dimostrata anche dall’Ercole che doma il toro cretese di Antiveduto Gramatica. L’opera faceva un tempo parte della leggendaria collezione del cardinale Scipione Borghese, dove è documentata dagli Anni Trenta del Seicento fino al XVIII secolo. Nonostante l’illustre provenienza, l’opera cadde nell’oblio ed è stata riscoperta solo di recente.
La pittura tra Ottocento e Novecento va in asta da Dorotheum
Il giorno successivo, poi, il 29 aprile 2026, sempre a Vienna da Dorotheum toccherà ai dipinti del XIX secolo e di inizio Novecento per la Classic Week, a cominciare da una selezione di dipinti legati all’esperienza del Grand Tour europeo, con vedute e scene di vita quotidiana, con particolare attenzione al fascino di Venezia. È il caso di due opere di Eugen von Blaas, The Christening e Venetian Song (stime di €160.000-180.000 e €150.000-200.000) e di At the Well in the Courtyard of the Doge’s Palace (€50.000-70.000) di Friedrich Christian Nerly. Insieme a loro in catalogo compaiono poi un dipinto di Rudolf von Alt del 1861; Karl Russ, col ritratto della figlia Clementine; Friedrich von Amerling; e Ferdinand Georg Waldmüller con The Sewing Mother with Children (The Anxious Mother) del 1854, con stima di €300.000-350.000.
Cristina Masturzo
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