Portia Zvavahera

Informazioni Evento

Luogo
FONDAZIONE MEMMO – SCUDERIE DI PALAZZO RUSPOLI
Via di Fontanella Borghese 56/b 00186 , Roma, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

da lunedì a domenica ore 11.00 - 18.00 (martedì chiuso)

Vernissage
29/04/2026

ore 18

Biglietti

ingresso libero

Artisti
Portia Zvavahera
Curatori
Alessio Antoniolli
Uffici stampa
PAOLA C. MANFREDI STUDIO
Generi
arte contemporanea, personale

Per l’occasione Zvavahera presenta un’installazione site-specific concepita appositamente per gli spazi della Fondazione e un nuovo nucleo di opere pittoriche, sviluppate a seguito di un periodo di residenza a Roma.

Comunicato stampa

Fondazione Memmo inaugura la prima mostra istituzionale in Italia di Portia Zvavahera, a cura di Alessio Antoniolli, in programma da mercoledì 29 aprile a domenica 1 novembre 2026.

Per l’occasione Zvavahera presenta un’installazione site-specific concepita appositamente per gli spazi della Fondazione e un nuovo nucleo di opere pittoriche, sviluppate a seguito di un periodo di residenza a Roma. Il progetto rappresenta per l’artista una fase significativa della sua ricerca recente, in cui la dimensione autobiografica si intreccia con una riflessione più ampia sulla memoria, la perdita e la trascendenza.

Nelle sue opere, Zvavahera dà forma a emozioni che emergono da regni e dimensioni oltre i domini della vita e del pensiero quotidiani. Le sue immagini, vibranti e visionarie, affondano nei capisaldi dell’esistenza terrena - vita e morte, amore e perdita - traducendo esperienze intime in scenari pittorici stratificati. Queste visioni prendono corpo attraverso superfici costruite per accumulo: l’artista combina pennellate espressive, intensi passaggi di colore e complesse tecniche di stampa per generare campi visivi densi e pulsanti.

Per la sua prima personale romana l’artista concentra la propria indagine su un nucleo tematico particolarmente intimo e meditativo legato alla scomparsa della nonna: esperienza che continua a riemergere in forme oniriche, insieme all’idea del paradiso e del modo in cui la sua immaginazione orienta la vita terrena, intrecciandosi con le gioie e le inquietudini del quotidiano. In tale prospettiva, il sogno, con le sue stratificazioni simboliche ed emotive, rimane una matrice generativa fondamentale. Sul piano tecnico, questa visione si traduce in una pratica libera e sperimentale che integra disegno, pittura gestuale e stampa xilografica. Attraverso una vibrante stratificazione cromatica, Zvavahera sovrappone pattern complessi e figure in un calibrato gioco di trasparenze e opacità, utilizzando stencil intagliati a mano e motivi ripetuti per generare una tensione ritmica che conferisce alle superfici pittoriche profondità, densità e movimento.

Profondamente radicata nella cultura e nella lingua Shona (una lingua Bantu parlata principalmente nello Zimbabwe da circa l'80% della popolazione) - ambito in cui l’artista pensa, sogna e definisce la propria identità - la sua ricerca fonde iconografia religiosa e indagine psicologica, trasformando l’opera in uno spazio di rivelazione. Il sogno assume qui il ruolo di canale privilegiato di comunicazione con il divino e di guida quasi profetica: visioni, presagi e memorie vengono interiorizzati e rielaborati fino a diventare materia pittorica. Il processo creativo è quindi intrinsecamente processuale e catartico, orientato a trasferire sulla superficie l’intensità dell’esperienza interiore. Le opere risultanti sono abitate da figure spettrali colte in stati di estasi, metamorfosi o tensione emotiva, in un linguaggio che dissolve i confini tra dimensione tangibile e sfera spirituale.