La giornalista-curatrice Cloe Piccoli racconta il lavoro della mamma artista-ceramista Rosanna Bianchi Piccoli da un anno scomparsa

A un anno dalla scomparsa di Rosanna Bianchi Piccoli nasce l’archivio che ne raccoglie, inventaria, tutela e omaggia l’opera. A raccontare l’artista, la sua storia e questo progetto è la figlia

Il 17 marzo 2026 abbiamo presentato in Triennale a Milano la prima fase di inventario e catalogazione dell’opera di Rosanna Bianchi Piccoli, realizzata con il patrocinio di Fondazione Cariplo. È stata l’occasione per raccontare il nuovo archivio dedicato a mia madre, un’artista che ha vissuto novantacinque anni, ha attraversato epoche, geografie, tecniche, materiali, campi di ricerca. Rosanna Bianchi Piccoli, nata a Milano nel 1929 (è scomparsa nella stessa città nel 2025), è stata folgorata dall’arte e dalla ceramica fin da bambina, a quattordici anni si iscrive al liceo di Brera e poi prosegue con l’Accademia dove studia con Piero Portaluppi e Carlo Carrà. Da lì in poi giovane, donna, artista inizia a viaggiare in Italia e all’estero con una borsa di studio dell’allora ministero dei beni culturali per un progetto di arte e antropologia.  

Chi era Rosanna Bianchi Piccoli 

Il suo obiettivo è visitare le botteghe artigiane per conoscere le tradizioni popolari della ceramica, per capire la relazione fra ceramica e contesto sociale. Il suo è un lavoro d’avanguardia, sono gli Anni Cinquanta, ha poco più di vent’anni, è determinata con un progetto chiaro in mente. L’obiettivo è recuperare saperi e materiali che, già allora rischiavano di scomparire, e rileggerli in una prospettiva d’arte contemporanea. Non sta a me dirlo, perché sono la figlia, ma, (lo dirò ugualmente), la sua mi è sempre sembrata una posizione attuale che, per alcuni motivi, ben si colloca nell’arte dei giorni nostri. Fra questi, l’interesse per la riattivazione di culture e processi, e l’idea di arte come forma di partecipazione, condivisione, relazione. Emblematico, a questo proposito, il suo logo, una ruota dentata, un pezzo di un ingranaggio, un elemento che fa funzionare una macchina, ma che funziona solo all’interno di un sistema, o di una comunità. L’ha disegnato a vent’anni, e da allora l’ha impresso su tutte le sue opere fino a novantacinque.  

Le mostre di Rosanna Bianchi Piccoli 

Da quegli anni in poi, dal lavoro per la Galleria Il Sestante a Milano, agli scambi culturali con altri artisti che lavoravano con la ceramica, fra cui Lucio Fontana e Ettore Sottsass, (che lavorava per la stessa galleria), alle famiglie di opere che ha realizzato durante la sua intera e lunga vita, fino alle ultime opere create nel 2024 Rosanna Bianchi Piccoli ha sempre sperimentato, materiali, processi, tecniche sviluppando uno straordinario  corpus di opere, ceramiche, disegni, scritti e pezzi di design.  

Iniziare un archivio oggi di Rosanna Bianchi Piccoli è un privilegio e un’opportunità di capire, conoscere, sviluppare pensiero critico. Significa organizzare l’opera e i materiali, cercando di interpretare le linee guida, non dette e non scritte, ma che sono intrinseche all’opera, alla sua visione dell’arte e del mondo. Impossibile non interpretare, quindi non sono sicura che l’archivio funzionerà come l’avrebbe immaginato lei, ma spero che le piaccia. Mi è capitato per questioni di lavoro e di studio di imbattermi in molti archivi e l’aspetto più evidente, quello che mi guida, è che ogni archivio è modellato sull’opera dell’artista che rappresenta. Ogni archivio è diverso e speciale in un modo unico.  

Uno degli aspetti più importanti dell’archivio di Rosanna Bianchi Piccoli è quello della condivisione e della collaborazione. Il processo è iniziato grazie a molte persone che stanno lavorando con me alla valorizzazione e riattivazione dell’opera di quest’artista. L’archivio per me non è tanto tramandare la memoria, quanto attivare l’opera in modo per attivare nuove esperienze e processi.  

L’archivio dedicato a Rosanna Bianchi Piccoli 

Il primo passo, collettivo e condiviso, verso il futuro è stato fatto nel panel di Triennale a marzo grazie alla lettura dell’opera di Rosanna Bianchi Piccoli di Marco Sammicheli, che negli anni ha collocato il lavoro di mia madre all’interno del Design Museum della Triennale, di Damiano Gulli che da anni ne ha accompagnato il lavoro con mostre, incontri, visite in studio. Per questo primo appuntamento l’archivio ha coinvolto una giovane curatrice e ricercatrice Lisa Andreani per ciò che riguarda la relazione fra arte e antropologia nell’opera di RBP, (come l’abbiamo sempre chiamata anche noi figli), e Maddalena Scarzella, architetta e giovane erede della Galleria Il Sestante, per rileggere i primi anni della galleria, a cui RBP era stata presentata da Bobo Piccoli, l’artista, che molti anni dopo, sarebbe diventato suo marito e mio padre. Infine, Corrado Beldì scrittore e imprenditore, ha colto alcuni aspetti chiave dell’opera e dell’artista.  
La presentazione dell’archivio Rosanna Bianchi Piccoli segna l’inizio di un lavoro che si sta sviluppando in diversi nuovi progetti in collaborazione con istituzioni, professionisti, amici. Nell’ottica di un archivio vivo, attivo e condiviso che guarda al futuro e alle giovani generazioni. 

Cloe Piccoli  

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