Go for Kogei – Ethnography of the Body and Material — Slowness and Depth in an Accelerated Society
L’organizzazione no profit Syuto Kanazawa presenta “Ethnography of the Body and Material – Slowness and Depth in an Accelerated Society” / “Etnografia del corpo e della materia — Lentezza e profondità in una società accelerata”, una mostra collettiva che riunisce dieci artisti giapponesi accomunati da pratiche orientate da un approccio materico e artigianale.
Comunicato stampa
L'organizzazione no profit Syuto Kanazawa presenta “Ethnography of the Body and Material – Slowness and Depth in an Accelerated Society” / "Etnografia del corpo e della materia — Lentezza e profondità in una società accelerata", una mostra collettiva che riunisce dieci artisti giapponesi accomunati da pratiche orientate da un approccio materico e artigianale. In programma dal 9 maggio al 22 novembre 2026 presso Palazzo Nicolaj Pisani Santa Marina, in concomitanza con la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia, la mostra è curata da Yuji Akimoto, già direttore artistico del Benesse Art Site Naoshima e attuale direttore artistico di Go for Kogei, progetto dedicato alla promozione di nuove prospettive sull’artigianato della regione di Hokuriku, nota per la sua lunga tradizione manifatturiera.
Piuttosto che collocare l’artigianato come un ambito autonomo, la mostra adotta una prospettiva legata al fare come lente critica attraverso cui rileggere e reinterpretare i limiti e le definizioni dell’arte contemporanea. In questo senso, propone una rilettura del contemporaneo che pone al centro la materialità dell’artefatto, i saperi radicati nella pratica e la sedimentazione del sapere tramandato nel tempo. Attraverso le pratiche dei diversi artisti, la mostra offre un’indagine critica sui sistemi valoriali dominanti della contemporaneità, che privilegiano velocità, visibilità e circolazione immediata, in contrasto con le temporalità e i processi propri delle pratiche artigianali.
Ethnography of the Body and Material - Slowness and Depth in an Accelerated Society esamina come l’atto del “fare” possa ristabilire un diverso senso del tempo e della percezione fisica all’interno di una società sempre più accelerata. Lavorando con materiali quali argilla, vetro, fibra, lacca, terra, acqua, fuoco e il corpo stesso, i dieci artisti in mostra mettono in primo piano la lentezza, la ripetizione e il lavoro manuale come modalità fondamentali di conoscenza ed esperienza.
In questo contesto, il termine “etnografia” rimanda a un approccio fondato sull’esperienza diretta, che interpreta la pratica artistica nel suo contesto culturale, soffermandosi anche sul modo in cui gli artisti utilizzano le mani, su come i materiali trasformano l’ambiente di produzione e sulla percezione sensoriale degli spettatori. La mostra considera ogni opera come una forma di “indagine sensoriale”, situata tra corpo e materia, tra processo e percezione. Le opere emergono attraverso un’attenzione costante e una consapevolezza tattile, invitando gli spettatori a soffermarsi sulle lavorazioni più sottili, sulle superfici stratificate e sui gesti accumulati nel tempo.
Ethnography of the Body and Material è incentrata su modalità di lavoro che si sviluppano nel corso di lunghi e lenti periodi e resistono alla richiesta di immediatezza. Ogni artista partecipante interagisce con materiali che impongono una propria logica temporale: l’argilla deve asciugare e creparsi, la lacca richiede applicazioni ripetute e lunghi tempi di essiccazione, il vetro si raffredda secondo ritmi propri, mentre il filo reagisce alla tensione, alla gravità e al contatto che si accumula. Assecondando questi ritmi, gli artisti danno vita a opere che esprimono una temporalità stratificata, piuttosto che immagini statiche ed immediatamente consumabili.
Il curatore Yuji Akimoto afferma: «Il mondo in cui viviamo è caratterizzato da un’attenzione particolare all’immediatezza e all’efficienza. Si privilegiano qualità “facili da comprendere” e “pronte all’uso”, mentre si trascurano sempre più il “ritmo lento” e il “silenzio” che alimenta la profondità dei nostri sensi e dei nostri ricordi. Ethnography of the Body and Material considera il processo stesso di creazione e fruizione come una forma di resistenza silenziosa, capace di mettere in discussione i presupposti di una società accelerata. È uno sforzo per ricostruire i nostri sensi e riconnetterci con il mondo. Questa micro-etnografia, intessuta all’incrocio tra corpo e materia, scava negli strati dimenticati della sensibilità e rivela nuovi significati del “fare” nell’era contemporanea».
Allestita all'interno dello storico Palazzo Pisani di Santa Marina, la mostra interagisce direttamente con la complessa storia architettonica dell'edificio, caratterizzato da soffitti alti, muri spessi, luce naturale e superfici segnate da secoli di utilizzo e restauri. Anziché trasformare il palazzo in uno spazio espositivo neutro, la mostra ne accoglie il “tempo architettonico” stratificato come elemento integrante dell’esperienza visiva, lasciando che le tracce del passato dialoghino con le opere e contribuiscano alla costruzione di una percezione più lenta e consapevole dello spazio. Guidato dall’architetto Kulapat Yantrasast di WHY Architecture, il progetto espositivo introduce una struttura temporanea di ponteggi che invita i visitatori a muoversi nello spazio da molteplici prospettive. Questo percorso spaziale dissolve la linearità dei percorsi e delle modalità di visione consuete, riconfigurando le relazioni tra architettura, opere e corpo e ridefinendo lo spazio come un dispositivo attraverso cui esperire il tempo.
Gli artisti in mostra articolano le loro pratiche attorno ai temi della contingenza e della trasformazione. Takuro Kuwata sottopone le ceramiche a reazioni imprevedibili tra argilla, smalto e forno, lasciando che il caso ne determini la forma finale. Rendendo visibile il processo di creazione nel suo divenire, il suo lavoro rivela agli spettatori il fluire del tempo. Kazuhito Kawai modella le tracce del corpo attraverso ripetute interazioni tra argilla e gravità, catturando visivamente la graduale trasformazione della materia mentre si asciuga e si crepa nel corso della mostra.
La dimensione temporale si manifesta anche attraverso la ripetizione e il lavoro manuale. Junko Oki cuce direttamente su tessuti antichi (boro), senza disegni preparatori, intrecciando le storie dei materiali consumati con nuovi fili. Le sue opere accumulano significato attraverso innumerevoli gesti e cicli di lavaggio e rielaborazione. Allo stesso modo, Yui Wata realizza sculture tessili di grande scala torcendo manualmente i fili e tingendoli con pigmenti naturali, alla ricerca di una bellezza primordiale che trascende tempo e cultura.
Altri artisti intervengono invece sul ritmo stesso della percezione. Ritsue Mishima collabora con i maestri vetrai di Murano, guidando il vetro fuso attraverso un processo aperto e improvvisativo, piuttosto che verso forme predefinite. Le sue sculture trasparenti catturano e modulano luce e tempo, invitando lo spettatore a muoversi lentamente nello spazio per coglierne le sottili variazioni di riflessione e rifrazione. Mayu Nakata applica oltre quaranta strati di lacca (urushi) nel corso di mesi di lavoro, generando superfici che mutano in relazione al punto di vista, suggerendo una memoria fluida e in continua trasformazione, anziché fissa.
Shige Fujishiro e Takahiro Komuro affrontano il tema della lentezza attraverso pratiche di accumulo e decelerazione. Fujishiro incorpora la dimensione temporale mediante l’infilatura manuale e ripetitiva di migliaia di perline di vetro, dando forma a una sorta di “paradiso” che si innesta all’interno della quotidianità. Komuro, invece, rallenta il linguaggio visivo della cultura urbana traducendo immagini pop e kitsch, generate in 3DCG, in sculture in legno intagliate a mano, rivelando la dedizione e la durata celate dietro forme generalmente associate alla velocità e alla produzione di massa.
La lentezza emerge anche nei processi di stratificazione dei materiali e nella dimensione rituale che li accompagna nelle pratiche di Yoca Muta e Noritaka Tatehana. Per Muta, il cui linguaggio espressivo si fonda sulla pittura ceramica tradizionale giapponese, la quiete del tempo di essiccazione diviene parte integrante dell’esperienza estetica. Tatehana indaga i valori della contemporaneità attraverso la cultura e l’artigianato giapponesi: la sua opera più nota, Heel-less Shoes, divenuta icona della moda globale anche grazie a Lady Gaga, trae ispirazione dagli alti zoccoli lignei indossati dalle oiran (cortigiane d’élite) durante il periodo Edo.
Ethnography of the Body and Material si configura come uno spazio di etnografia riflessiva, in cui l’artista assume il ruolo di osservatore, le opere quello di appunti sul campo e lo spettatore quello di co-investigatore. Ne emerge un archivio sensoriale stratificato, sospeso tra creazione e fruizione, che propone lentezza e profondità come strumenti critici per ripensare le modalità attraverso cui creiamo, percepiamo e abitiamo un mondo sempre più accelerato.
Artisti partecipanti (in ordine alfabetico)
Shige Fujishiro; Kazuhito Kawai; Takahiro Komuro; Takuro Kuwata; Ritsue Mishima; Yoca Muta; Mayu Nakata; Junko Oki; Noritaka Tatehana; Yui Wata
Informazioni su Yuji Akimoto
Yuji Akimoto è critico d’arte, professore emerito presso la Tokyo University of the Arts, direttore speciale del 21st Century Museum of Contemporary Art di Kanazawa e professore illustre presso la National University of the Arts di Tainan. Nato a Tokyo nel 1955, si è laureato in Belle Arti presso la Tokyo National University of Fine Arts and Music (oggi Tokyo University of the Arts).
Akimoto ha iniziato a collaborare con il Benesse Art Site Naoshima nel 1991, ricoprendo successivamente il ruolo di direttore artistico del progetto e di direttore del Chichu Art Museum (2004–2006). Dal 2007 al 2017 è stato direttore del 21st Century Museum of Contemporary Art di Kanazawa. In seguito, ha insegnato presso la Tokyo University of the Arts, ricoprendo parallelamente il ruolo di direttore dell’University Art Museum (2015–2021). Dal 2017 al 2023 è stato direttore del Nerima Art Museum; attualmente è direttore artistico di Go for Kogei.
Tra i suoi progetti e mostre passati figurano The Standard (Naoshima, 2001); Naoshima Standard 2 (Naoshima, 2006–2007); le prime tre edizioni della Triennale Internazionale di Kogei a Kanazawa (Kanazawa e Caotun, Taiwan; 2010-2017); Art Crafting Towards the Future (Kanazawa, 2012); Japanese Kogei: Future Forward (New York, 2015); Yu-ichi Inoue 1916–1985 — La calligraphie libérée al Japonismes 2018 (Parigi e Albi, Francia); e Art as It Is: Expressions from the Obscure (Tokyo, 2020). Tra le sue pubblicazioni figura Art thinking (Aato shiko, Tokyo: PRESIDENT Inc., 2019).
Informazioni su NPO Syuto Kanazawa
NPO Syuto Kanazawa è un’organizzazione senza scopo di lucro, guidata dalla comunità locale, fondata nel 2007 con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo culturale di Kanazawa e delle regioni limitrofe, valorizzandone il ricco patrimonio. Nel 2020 ha avviato Go for Kogei, un progetto dedicato alla promozione di nuove prospettive sull’artigianato, inteso come risorsa storica e culturale fondamentale per il territorio.
Attraverso l’organizzazione di un’ampia gamma di iniziative culturali, l’ente mira a rafforzare le connessioni a livello regionale e internazionale, favorendo al contempo nuove forme di dialogo e contribuendo a ridefinire il valore della cultura in chiave contemporanea.
Informazioni su Go for Kogei
Go for Kogei è un progetto dedicato alla promozione di nuove prospettive sull’artigianato della regione di Hokuriku, nota per la sua lunga tradizione manifatturiera. Fin dalla sua nascita nel 2020, sotto l’egida di NPO Syuto Kanazawa — organizzazione senza scopo di lucro guidata dalla comunità locale e impegnata nello sviluppo culturale del territorio — il progetto ha presentato mostre ed eventi in santuari, templi e altri luoghi che riflettono la storia e le specificità ambientali della regione.
Parallelamente, ha promosso conferenze volte ad approfondire le questioni e le potenzialità contemporanee dell’artigianato. A partire dal 2024, il progetto ha ampliato il proprio raggio d’azione a livello internazionale, inaugurando questa nuova fase con una mostra a Parigi e presentando successivamente le proprie attività in città come Seul, Londra e Tainan.
Per ulteriori informazioni, visitare il sito https://venice.goforkogei.com. Seguiteci su Instagram @goforkogei.