Uno sguardo su Brancusi
Nel 2026, in occasione dei 150 anni dalla nascita di Constantin Brancusi, la Galleria Negropontes inaugura un ciclo di mostre intitolato Uno sguardo su Brancusi, sviluppato tra Parigi e Venezia.
Comunicato stampa
Nel 2026, in occasione dei 150 anni dalla nascita di Constantin Brancusi, la Galleria Negropontes inaugura un ciclo di mostre intitolato Uno sguardo su Brancusi, sviluppato tra Parigi e Venezia. Ospitata a partire dal 26 marzo 2026 negli spazi della Galleria Negropontes alla Palazzina Masieri, la tappa veneziana propone un dialogo tra arte e architettura, con una mostra allestita dalla Galleria Negropontes in collaborazione con Heritage Asset Management. Riadattato da Carlo Scarpa a partire dagli anni Sessanta, l’edificio rappresenta un contesto ideale per presentare una lettura originale e contemporanea dell’eredità brancusiana, attraverso un dialogo tra fotografia e scultura.
La mostra Uno sguardo su Brancusi a Venezia si sviluppa su tre livelli e si articola attorno alle fotografie di Dan Er. Grigorescu dedicate alle opere di Brancusi, messe in relazione con le creazioni di artisti contemporanei rappresentati dalla galleria. Questo dialogo mette in luce la persistenza di un pensiero scultoreo fondato sulla purezza delle forme, sulla tensione delle linee, sul rapporto con la materia e con lo spazio: tutte preoccupazioni che attraversano l’opera di Brancusi e continuano a influenzare la creazione contemporanea. Fotografo autodidatta, animato da una profonda ammirazione per la radicalità innovativa della scultura di Brancusi, Dan Er. Grigorescu realizza tra il 1964 e il 1967 una serie di fotografie dedicate esclusivamente alle opere dello scultore in Romania. Questo lavoro porta, già nel 1967, alla pubblicazione di un volume di riferimento che raccoglie esclusivamente queste opere. Le fotografie saranno successivamente presentate al padiglione rumeno della Biennale di Venezia nel 1982.
Lavorando esclusivamente in bianco e nero, Grigorescu privilegia la luce naturale, senza ricorrere a filtri, convinto che questo trattamento conferisca alle immagini maggiore purezza, forza monumentale e intensità drammatica. Attraverso inquadrature ravvicinate, forme ritagliate, zoom audaci o sfondi neri che isolano la scultura da ogni contesto, sviluppa un linguaggio fotografico particolarmente innovativo per l’epoca. Le stampe fotografiche, con contrasti profondi, restituiscono la scultura nella sua dimensione più essenziale e analitica, facendo eco allo sguardo che Brancusi stesso portava sulle proprie opere. Dodici di queste fotografie sono oggi conservate nelle collezioni del Centre Pompidou.
Al piano terra, la mostra si apre con uno spazio che evoca l’atelier di Brancusi, dove le sculture di Mauro Mori sono presentate sovrapposte nello stile del maestro, con una scultura che diventa basamento per un’altra. Come Brancusi, Mauro Mori tende verso forme archetipiche liberate dall’aneddoto, alla ricerca di una forma originaria. Lavora la materia come se cercasse una presenza “vibratoria”, un’energia interna, una forza tellurica. Utilizzando solo materiali naturali come il legno di Albizia Rosa, specie locale delle Seychelles a crescita invasiva, Mauro Mori scolpisce rispettando la storia e la struttura del materiale. Le sue sculture funzionali, in legno o pietra, dal disegno immediatamente riconoscibile, diventano basi per le sue sculture in marmo, come Hoor e Both, queste stesse sculture ieratiche o in movimento. Red Variations, un insieme di quattro elementi montabili a parete o da appoggio a terra, approfondisce questa riflessione esplorando una biologia immaginaria e un’astrazione organica, in diretta risonanza con l’universo brancusiano. In eco, due fotografie astratte di Dan Er. Grigorescu del Torso di Brancusi intensificano l’atmosfera brancusiana della mostra e richiamano i duetti architettonici di Scarpa.
Il primo piano riunisce opere di Mircea Cantor e Gianluca Pacchioni, presentate ogni volta in coppie di lavori. Le sculture di Mircea Cantor si inseriscono in una riflessione profonda sulla trasmissione, sulla responsabilità e sulla verticalità morale. La serie Add Verticality To Your Seat (To Socrates) è realizzata a partire da querce e ciliegi centenari trovati in Romania e scolpiti nella massa secondo tecniche e motivi tradizionali. Queste forme essenziali, che evocano sedute divenute figure, assumono la forma di ritratti astratti del filosofo Socrate, richiamando la sua condizione di accusato e la sua condanna per le proprie idee. La verticale aggiunta alla seduta diventa così un simbolo di resistenza intellettuale, in eco alla dottrina socratica del dubbio e alla parola intesa come atto fondatore.
Presentate in dialogo con queste sculture, due opere della serie Take the World Into the World, entrambe realizzate in legno di quercia, assumono la forma di volumi sferici di dimensioni diverse, uno di circa sessanta centimetri di diametro, l’altro di una trentina, evocando mondi condensati, al tempo stesso carichi di significato simbolico e forme di contenimento, in cui la materia sembra custodire una storia pronta a essere spostata o trasmessa. Seguono due colonne in legno scolpito, che si configurano come un omaggio alla Colonne sans fin di Brancusi. Infine, due specchi mettono in luce la pratica multidisciplinare di Mircea Cantor, evocando al contempo la Venezia degli specchi.
Le opere Egg Static III & IV di Gianluca Pacchioni, sculture in onice poste su basi in ferro, evocano invece una verticalità trattenuta e una tensione tra stabilità ed elevazione che richiama l’Oiseau nello spazio di Brancusi.
Infine, all’ultimo piano, la serie di fotografie in bianco e nero di Dan Er. Grigorescu dialoga con quella a colori di Mircea Cantor, entrambe dedicate all’installazione monumentale di Brancusi a Târgu Jiu. Questo confronto fotografico mette in luce la dimensione spaziale e monumentale dell’opera di Brancusi, concepita come un insieme inscindibile di scultura, percorso e paesaggio, rivelando al contempo il modo in cui sguardi diversi, appartenenti a due epoche differenti, se ne appropriano. Questa presentazione accompagna la pubblicazione di un volume delle edizioni EXB dedicato alle fotografie di Mircea Cantor realizzate a Târgu Jiu e la riedizione del libro di Dan Er. Grigorescu, prolungando così la riflessione avviata dalla mostra sulla permanenza e sull’attualità del pensiero brancusiano.
Attraverso questo percorso, la Galerie Negropontes propone una rilettura dell’eredità di Brancusi, non come un monumento immobile, ma come un pensiero vivo, in costante risonanza con la creazione contemporanea e in dialogo con l’architettura di Scarpa.