Il testamento di Ann Lee: il film sulla fondatrice degli Shaker
La regista Mona Fastvold e l’attrice Amanda Seyfried riportano in vita la fondatrice del movimento religioso. Una storia di fede, utopia e creazione artistica tra musica, spiritualità e comunità
Con Il testamento di Ann Lee, la regista, sceneggiatrice e produttrice Mona Fastvold ci accompagna alla scoperta di una figura affascinante e poco conosciuta del XVIII Secolo. Fondatrice del movimento religioso degli Shaker, Ann Lee fu una delle rarissime donne leader spirituali della sua epoca, capace di costruire attorno a sé una comunità basata su ideali radicali di uguaglianza, devozione e condivisione. Il film intreccia musica, spiritualità e comunità, e sarà nelle sale italiane dal 12 marzo con The Walt Disney Company.“
Il testamento di Ann Lee”. Non un biopic tradizionale
Fastvold ha scelto di non realizzare un biopic convenzionale, ma di proporre una rilettura sensoriale e personale della vita di Ann Lee. Gli Shaker, spiega la regista, praticavano il culto attraverso canti estatici, movimenti ritmici e gesti collettivi che diventavano manifestazioni fisiche di fede: un linguaggio corporeo di vibrazione, danza e energia condivisa.
Cresciuta in una famiglia laica, Fastvold racconta di essersi sentita profondamente colpita dalla figura di Ann Lee, non per la condivisione della sua fede, ma per il desiderio di giustizia, trascendenza e grazia collettiva che emerge dalle sue parole e azioni. La visione utopica di Ann Lee — la possibilità di costruire una comunità alternativa fondata su valori spirituali e sociali nuovi — diventa per la regista una potente metafora dell’atto creativo stesso.
Amanda Seyfried veste i panni della protagonista de “Il testamento di Ann Lee”
A dare vita sullo schermo a questa figura complessa è Amanda Seyfried, che ha affrontato un lavoro di preparazione lungo e approfondito. L’attrice racconta di aver conosciuto inizialmente gli Shaker solo per il loro celebre stile di arredamento minimalista, ignorando che il movimento fosse stato fondato da una donna. Scoprire questa storia ha dato il via a un percorso di ricerca durato oltre un anno. Per interpretare Ann Lee, Seyfried ha studiato gli inni religiosi della comunità, imparando a cantare in modo completamente diverso dal suo solito. Ha lavorato su un accento inglese ispirato al dialetto di Manchester del XVIII Secolo e si è immersa nella gestualità e nei movimenti rituali degli Shaker. Poiché non esistono registrazioni storiche di questi canti, molte componenti musicali del film sono state ricostruite a partire dalle partiture sopravvissute, dando vita a un lavoro creativo che intreccia ricerca storica e interpretazione artistica.
“Il testamento di Ann Lee”. Quando il dolore diventa comunità
Per Seyfried, interpretare un personaggio significa prima di tutto stabilire con lui un legame emotivo. “Devo innamorarmi del personaggio”, spiega. Nel caso di Ann Lee, ciò che l’ha colpita è stata la purezza delle sue convinzioni e la capacità di trasformare il dolore personale — inclusa la perdita dei figli — in una nuova visione spirituale e comunitaria. Spesso il movimento degli Shakers viene definito una setta, ma l’attrice lo interpreta come una comunità fondata su amore, compassione e solidarietà: un’esperienza collettiva che nasce dal bisogno umano di appartenenza e dalla ricerca di un senso condiviso.
Il testamento di Ann Lee rappresenta per Amanda Seyfried un’esperienza irripetibile: un ruolo che le ha permesso di unire recitazione, canto e una profonda esplorazione emotiva. Un viaggio artistico e umano che, come la visione di Ann Lee, nasce dal tentativo di immaginare — e per un momento rendere reale — un mondo diverso.
Margherita Bordino
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