La Milano Fashion Week Autunno Inverno 2026 non è stata soltanto il palcoscenico delle grandi maison, ma anche uno spazio in cui brand emergenti e indipendenti hanno potuto presentare le proprie visioni attraverso sfilate, presentazioni e progetti sostenuti dal Fashion Hub della Camera Nazionale della Moda Italiana. Le proposte viste a Milano delineano un panorama ricco di linguaggi diversi: dalla memoria familiare alla spiritualità, dalla riflessione sull’identità femminile fino al dialogo tra tradizione sartoriale e nuove estetiche urbane. Più che semplici collezioni stagionali, molti di questi progetti si configurano come veri e propri racconti visivi.
La moda come spazio narrativo: ambienti, ricordi e immaginari personali
Il brand Yali, con la collezione Playhouse, costruisce una casa immaginaria che esiste prima di tutto nella memoria. Uno spazio fatto di stanze luminose, librerie, tappeti sovrapposti e conversazioni che scorrono senza fretta. Questa dimensione domestica diventa la metafora di un’estetica cosmopolita che unisce riferimenti alla giacca tradizionale cinese e alla sartoria italiana. Le silhouette risultano disciplinate ma fluide, mentre la collezione supera le distinzioni tra maschile e femminile attraverso un linguaggio sartoriale condiviso. Anche MOJA ROWA lavora sulla memoria, trasformando la presentazione della collezione Under the Apple Tree in un’esperienza immersiva. Lo spazio espositivo appare come un appartamento il cui pavimento è ricoperto di mele rosse, creando una scena sospesa tra realtà domestica e dimensione onirica. Il progetto nasce da una fotografia d’archivio familiare e si sviluppa attraverso stampe floreali sbiadite, superfici imperfette e palette cromatiche profonde come rossi, marroni e grigi fumosi.
Le silhouette oscillano tra struttura e morbidezza, come se i capi stessi portassero le tracce di una memoria vissuta. Un approccio altrettanto personale caratterizza Simon Cracker, che con SLOW – Capitolo Finale “Zie” porta in passerella una narrazione ironica e affettiva dedicata alle figure familiari che hanno attraversato la storia del brand sin dalle prime collezioni. Le “zie”, reali o immaginate, diventano un archivio spontaneo di stili e gesti quotidiani: donne incontrate nelle province italiane, alle feste di paese o nelle cucine di casa, capaci di trasformare l’ordinario in qualcosa di sorprendente. Attraverso materiali recuperati grazie alla collaborazione con Lineapelle e lavorazioni in pelle riciclata, la collezione continua il percorso di crescita lenta del brand, fondato sull’upcycling e su un’estetica volutamente anti-chic. Nasce anche la prima borsa ufficiale di Simon Cracker, realizzata artigianalmente e ispirata al volto del Cracker Boy, simbolo del marchio dal 2010.
Femminilità, sguardi e nuove identità contemporanee
Il brand Avavav, ha trasformato la passerella in un esperimento concettuale con la collezione The Female Gaze. In uno spazio minimalista, le modelle erano disposte su due file parallele mentre gli ospiti attraversavano la stanza come protagonisti della sfilata. La collezione si traduce in silhouette che mescolano codici diversi: pantaloni sartoriali fusi con gonne a matita, shorts sportivi trasformati in gonne A-line e T-shirt oversize progettate per seguire il corpo. Elementi iperfemminili come perle, reggicalze o reggiseni imbottiti vengono reinterpretati con ironia, creando una femminilità complessa e stratificata. Tra i momenti significativi della stagione anche il debutto nel calendario della Camera Nazionale della Moda Italiana di Tell The Truth, che ha presentato a Milano la collezione Raven. Dopo un percorso internazionale che ha attraversato New York, Londra e Berlino, il brand arriva nella capitale della moda italiana portando un’estetica scura e ribelle costruita attorno all’idea di luxury streetwear.
La collezione si ispira alla natura e alle tonalità della terra, traducendole in una palette intensa e materica che dialoga con linee precise e una forte identità narrativa. Una riflessione diversa ma complementare emerge anche nella collezione Harmony di Tokyo James, presentata al Leather Fashion Hub. Il designer nigeriano-britannico indaga il concetto di equilibrio in un mondo frammentato: forza e leggerezza, struttura e morbidezza convivono nelle silhouette. Il tailoring, cifra distintiva del brand, dialoga con materiali selezionati con attenzione, tra cui pelle vegana e riciclata, costruendo un’estetica contemporanea che fonde il patrimonio sartoriale londinese con l’energia creativa di Lagos.
Spiritualità, simboli e natura: il linguaggio poetico della moda
La collezione Autunno Inverno 2026-27 di Pierre-Louis Mascia nasce dall’idea della divinazione: i tessuti diventano superfici da interrogare, dove stampe e segni evocano presagi e racconti nascosti. Il designer costruisce un immaginario che mescola suggestioni apocalittiche e poesia visiva, in cui gli abiti sembrano composti da frammenti di mondi sopravvissuti. Tecniche come il devoré, le stampe trompe-l’œil e le lavorazioni jacquard contribuiscono a creare superfici stratificate dove imperfezioni e fratture diventano parte del linguaggio estetico. Un’altra dimensione spirituale emerge nella collezione Book of Spells di La DoubleJ, nata da un viaggio tra siti sacri in Irlanda e ispirata al manoscritto medievale del Book of Kells. Il percorso creativo prende forma tra castelli in rovina, rocce cariche di energia simbolica e luoghi percepiti come portali spirituali. I motivi e i colori evocano la ricchezza grafica di questo testo millenario, trasformando la collezione in una sorta di rituale visivo dove pattern e cromie vibranti traducono in abito un immaginario spirituale e cosmico.
Anche GIADA, sotto la direzione creativa di Gabriele Colangelo, trova nella natura una fonte di ispirazione poetica. Per la FW26 il designer sceglie l’orchidea Cymbidium come simbolo di una femminilità enigmatica e raffinata. Le forme dei petali si traducono in texture lucide, ricami tridimensionali e silhouette fluide, mentre la palette cromatica oscilla tra bordeaux, rosa e nero profondo. Presentata nella Biblioteca Nazionale Braidense della Pinacoteca di Brera, la collezione rinnova il dialogo estetico tra Italia e Cina, evocando una tradizione botanica e simbolica che attraversa epoche e culture diverse.
Erika del Prete
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati