Marilyn Monroe a fumetti. Intervista all’illustratrice Mara Cerri  

Il fumetto incluso nel nuovo magazine di Artribune nasce da una combo speciale: quella tra Mara Cerri e il francese Frédéric Debomy. Protagonista della storia una Marilyn Monroe lontana dagli stereotipi

Considerata tra le illustratrici più significative della scena contemporanea, Mara Cerri (Pesaro, 1978) ha costruito nel tempo un linguaggio inconfondibile, sospeso tra sogno e memoria. Pubblicata dalle più importanti case editrici italiane (Einaudi, Mondadori, Orecchio Acerbo, Coconino), l’artista marchigiana è anche nota per le sue collaborazioni in ambito cinematografico: su tutte, il lungo e prolifico rapporto con la regista Alice Rohrwacher. L’intervista realizzata per il nuovo magazine di Artribune ci conduce nella sua poetica e nella sua ricerca visiva. 

Mara Cerri. Foto di Peppe Di Caro
Mara Cerri. Foto di Peppe Di Caro

Intervista a Mara Cerri 

Pittura, illustrazione, fumetto. Cavalchi ognuna di queste discipline sentendoti pienamente a tuo agio nei vari linguaggi. È sbagliato definirti un’artista “di confine”? 
È molto bello scoprire i diversi meccanismi e le potenzialità di ogni strumento narrativo. Io credo di aver seguito ogni volta l’entusiasmo e il desiderio di sperimentare. 

Le tue opere conservano spesso del movimento: il vento che attraversa una scena, una situazione colta in un attimo fuggente. Che rapporto hai con il cinema, e come si è sviluppato nel tempo? 
Ho frequentato la Scuola del Libro di Urbino, dove studiavo cinema d’animazione, e sono coautrice di due cortometraggi interamente dipinti a mano. Ancora oggi quando guardo i corti che io e Magda Guidiabbiamo realizzato insieme, sento che sono tra le cose in cui mi identifico maggiormente e dove la corale di segno, suoni e mistero mi rapisce sempre. 

Il fumetto di Mara Cerri e Frédéric Debomy per Artribune
Il fumetto di Mara Cerri e Frédéric Debomy per Artribune

Mara Cerri e la “scuola” di Urbino 

Sei una delle figure più apprezzate dell’illustrazione italiana. Quanto è complesso portare avanti questa professione nel nostro Paese? Che limiti noti rispetto al contesto europeo? 
I limiti più grandi credo siano legati alle risorse economiche e alla frammentazione del lavoro. È molto difficile dedicare il giusto spazio alla ricerca e all’elaborazione dei singoli progetti. Purtroppo a volte mi ritrovo come tanti a seguire diversi progetti contemporaneamente, entrando e uscendo in continuazione da uno spazio che preferirei sacro. Però è anche vero che questa professione in Italia mi ha fatto incontrare persone appassionate e avere scambi di grande qualità per i quali sono davvero grata.

Per restare invece in ambito “locale”: Goffredo Fofi ti ha definito la “capofila di una famiglia di disegnatori provenienti dalla più che meritevole scuola d’arte di Urbino”. Estendo la riflessione e ti chiedo: Magda Guidi, Roberto Catani, Simone Massi, Ale Baronciani… cosa vi lega a livello poetico e stilistico? Senti delle analogie? È corretto parlare di una “scuola marchigiana”? 
Goffredo Fofi amava molto la Scuola del Libro di Urbino e la sua poetica. L’incontro con lui e con il mondo intorno alla rivista Lo straniero è stato determinante per molti di noi; ci ha fatto scoprire l’importanza dell’ibridazione dei linguaggi e ci ha resi consapevoli di quanto le nostre narrazioni fossero in relazione al mondo che si muoveva intorno. 

Il fumetto di Mara Cerri e Frédéric Debomy per Artribune
Il fumetto di Mara Cerri e Frédéric Debomy per Artribune

Il fumetto di Mara Cerri e Frédéric Debomy per Artribune 

L’opera che hai realizzato per Artribune di cosa parla? Com’è nata l’idea di presentare un progetto insieme a Frédéric Debomy? 
La ricerca di Frédéric Debomy sulle sceneggiature che scrive mi sembra seria e autentica, così come le sue motivazioni. Mi propose questo progetto su Marilyn Monroe qualche tempo fa, e semplicemente questa pubblicazione mi è sembrata la giusta occasione per sperimentare questa collaborazione. 

Non è la prima volta che lavori “a quattro mani” – penso al fumetto L’Amica Geniale, tratto al romanzo di Elena Ferrante e scritto in collaborazione con Chiara Lagani. Accogliere la poetica e il modus operandi di un altro autore/autrice, è più una sfida o una possibilità? 
Penso sia una possibilità il potersi confrontare con altri sguardi e temperamenti. Le pagine finali non sono mai la traduzione didascalica di una sceneggiatura, ma il confronto tra due linguaggi e autori che costruiscono insieme un’architettura autonoma.

Alex Urso 

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Alex Urso

Alex Urso

Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania).…

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