Storia di Calascio in Abruzzo. Il borgo nato attorno alla rocca più alta d’Italia che si trasforma grazie alla cultura
A 1460 metri d'altitudine, il borgo abruzzese dimostra che lo sviluppo sostenibile delle aree interne è possibile. Con 20 milioni di fondi dal PNRR, cultura e formazione diventano strumenti di rigenerazione economica e sociale
Che un borgo di poco più di cento anime, arroccato tra le vette del Parco Nazionale del Gran Sasso, potesse diventare laboratorio di futuro sembrava utopia. Eppure Calascio lo sta facendo, con progetti concreti, partnership internazionali e un’idea radicale: trasformare la cultura in motore di sviluppo economico.
Calascio e il suo patrimonio storico e naturalistico
Questa zona intatta, una sorta di piccolo Tibet italiano dove il National Geographic ha riconosciuto uno dei quindici castelli più belli al mondo, è lo stesso paesaggio che ha sedotto il cinema internazionale. Qui, in passato, sono stati girati Ladyhawke con Michelle Pfeiffer, Il nome della rosa con Sean Connery, The American con George Clooney. E oggi il progetto Rocca Calascio – Luce d’Abruzzo, finanziato dal PNRR nell’ambito della Linea Attrattività dei borghi con fondi NextGenerationEU, sta ridisegnando il destino di questo luogo dove la bellezza non è solo paesaggio, ma diventa risorsa per generare lavoro, competenze e opportunità. “Quando sono arrivato a Rocca Calascio nel 1993, il borgo era quasi completamente abbandonato e il castello rischiava di rimanere dimenticato“, racconta Paolo Baldi, sindaco dal ’93 che ha scelto di lasciare la città per scommettere su questo territorio. “Con il progetto PNRR, Rocca Calascio non resterà solo un simbolo turistico, ma un luogo di rinascita economica e culturale. Abbiamo una grande opportunità per invertire lo spopolamento e riportare vita e lavoro qui“.
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Cultura diffusa a Calascio: l’Accademia della Rigenerazione
Il cuore pulsante del progetto è l’Accademia della Rigenerazione, una piattaforma culturale diffusa che ospita quattro scuole di perfezionamento. La Scuola di tessitura, con la Fondazione Lisio come capofila insieme a Chiu Tessitura, Lamantera, Iuno e Solido, recupera l’arte della lavorazione di lane locali e fibre autoctone. La Scuola di musica, coordinata dall’Università Roma Tre, spazia dal perfezionamento classico alle colonne sonore per il cinema. La Scuola di pastorizia estensiva, con Slow Food Italia e D.R.E.A.M. Italia, forma nuovi pastori nell’anno che l’ONU dedica ai pascoli e alla pastorizia. La Scuola di turismo sostenibile, guidata da Il Bosso e Ideazione, prepara operatori capaci di gestire i piccoli Comuni con visione contemporanea. Non si tratta di iniziative isolate, ma di un ecosistema interconnesso dove ogni tassello alimenta gli altri. L’Università dell’Aquila coordina tre winter school internazionali su restauro, scultura rinascimentale e architetture medievali, con convegni che porteranno esperti europei a confrontarsi. Rilievi con laser scanner e droni, indagini archeologiche e la prima ricostruzione 3D del borgo fortificato alimentano il Museo non Museo: cuore simbolico delle azioni immateriali del progetto, ospitato in un palazzo storico restaurato, è un dispositivo culturale diffuso che trasforma l’intero territorio in percorso esperienziale. Attraverso installazioni digitali, video mapping e realtà aumentata, borghi, Rocca e paesaggio diventano laboratorio di narrazione collettiva e partecipazione attiva, con spazi per esposizioni temporanee, residenze artistiche e una piattaforma online per la fruizione a distanza.
Sentieri e territorio: una rete per camminare nel futuro
Sul fronte infrastrutturale, sono già partiti i lavori per la rete di sentieri e piste ciclabili che ricuciranno Calascio con i borghi limitrofi. Il progetto prevede la manutenzione e valorizzazione di percorsi esistenti, come quello panoramico che collega Santo Stefano di Sessanio alla Rocca attraverso la Chiesa di Santa Maria della Pietà, o il sentiero CAI 267 verso Castel del Monte, integrandoli in una rete di mobilità dolce che si connette al Grande Anello Bike della Green Community del Parco e a tratti del Tratturo Magno, l’antica via pastorale di oltre 244 km tra L’Aquila e Foggia. Parallelamente procedono il restauro della Rocca, lo sviluppo dell’ospitalità diffusa (albergo, ostello, campeggio), il polo enogastronomico, il nuovo polo agropastorale con recupero delle antiche stalle, il centro sportivo, gli spazi teatrali. Il calendario culturale attraversa l’anno con festival pensati per attrarre non il turismo di massa ma persone mosse da curiosità autentica. Il Calascio Film Fest (Sulmona International Film Festival e UNINT) porta cinema e formazione, il Calascio Innovation Playground (Giffoni Hub) sperimenta con creatività e tecnologia, il Rigenera Festival intreccia letteratura e teatro, mentre Ovis celebra la pastorizia, Trek’n Folk unisce escursionismo e folklore, il Calascio Street Boulder trasforma le mura in pietra in palestra verticale, Natale a Calascio diventa momento di artigianato e comunità. Questo luogo di montagna dimostra che il cambiamento non è un’utopia, ma una scelta.
Luisa Taliento
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