Storie ostinate. Maria Lai e altri segni
Le Pleiadi Art Gallery presenta Storie ostinate. Maria Lai e altri segni che restano: una mostra dedicata a sette artiste italiane – o in dialogo con il contesto artistico italiano – che tra gli anni Sessanta e Ottanta del Novecento elaborarono pratiche artistiche autonome e riconoscibili.
Comunicato stampa
Storie ostinate
Maria Lai e altri segni che restano
Maria Lai, Mirella Bentivoglio, Bice Lazzari, Elisabetta Gut,
Amelia Etlinger, Carol Rama, Lisa Ponti
a cura di Francesco Perozzi
05.03 – 11.04.2026
Opening mercoledì 4 marzo – ore 19:00
Le Pleiadi Art Gallery
via dell’Orso 12, Milano
Le Pleiadi Art Gallery presenta Storie ostinate. Maria Lai e altri segni che restano: una mostra dedicata a sette artiste italiane – o in dialogo con il contesto artistico italiano – che tra gli anni Sessanta e Ottanta del Novecento elaborarono pratiche artistiche autonome e riconoscibili, talvolta non pienamente integrate nei circuiti dominanti dell’epoca. La mostra riunisce opere di Maria Lai, Mirella Bentivoglio, Bice Lazzari, Elisabetta Gut, Amelia Etlinger, Carol Rama e Lisa Ponti.
Il titolo Storie ostinate muove da una constatazione storica: le opere di queste artiste – come quelle di molte altre protagoniste del Novecento – hanno attraversato fasi alterne di visibilità critica e istituzionale. In diversi casi il riconoscimento museale e internazionale si è consolidato soprattutto a partire dagli anni Novanta o Duemila grazie a riletture storiografiche attente alla produzione artistica femminile del secondo dopoguerra. Filo, pietra, segno grafico, materia organica, tessuto, pulsione corporea: ciò che accomuna queste sette figure non è un programma condiviso, bensì la scelta di lavorare sulla soglia tra scrittura e materia, tra linguaggio e corpo, trasformando il gesto materico in atto critico.
Il fulcro della mostra è occupato dalle opere di Maria Lai: libri in cui il filo sostituisce la scrittura mantenendone la struttura narrativa e relazionale, superfici cucite dove il tessuto assume il valore di pagina, ceramiche e interventi plastici che convivono con il disegno e l’installazione. Materiali umili e materiali tradizionalmente associati alle arti applicate vengono trattati con identica precisione formale.
Attorno a lei: Mirella Bentivoglio, che nel 1978 curò alla 38ª Biennale di Venezia la sezione Materializzazione del linguaggio, presentando ottanta artiste e 154 opere, un progetto espositivo di portata internazionale dedicato alla ricerca verbo-visiva femminile; Bice Lazzari, veneziana, che già negli anni Venti sperimentava soluzioni prossime all’astrazione e che, a partire dagli anni Sessanta e Settanta, ha progressivamente ridotto la pittura a una grammatica lineare ed essenziale; Elisabetta Gut, le cui partiture visive – fogli in cui segni grafici e materiali organici si sovrappongono alla notazione musicale – trattano la scrittura come campo aperto e modificabile; Amelia Etlinger, artista statunitense attiva nella rete della mail art, che intrattenne scambi epistolari con numerosi protagonisti della poesia visiva italiana, sviluppando una ricerca in cui parola, tessuto ed elementi naturali si intrecciano; Carol Rama, torinese e in larga parte autodidatta, la cui prima mostra personale del 1945 fu chiusa per intervento della questura con l’accusa di oscenità e che ricevette il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia nel 2003, riconoscimento che coronò una ricerca rimasta coerente lungo oltre sei decenni; e infine Lisa Ponti, che sviluppò una pratica autonoma rispetto alla figura del padre Gio, lavorando per decenni su disegni e testi su fogli di formato A4, spesso concepiti come lettere o frammenti diaristici, in una dimensione volutamente intima e continua.
Storie ostinate non si propone come una “riscoperta” né come una “riabilitazione”, termini che presupporrebbero una marginalità assoluta. La mostra intende piuttosto offrire una lettura comparativa, evidenziando affinità e divergenze tra pratiche differenti e contribuendo a una più precisa collocazione critica di queste esperienze all’interno del panorama artistico del secondo Novecento.